Meditazione e Merkaba: una ricerca sull'antica storia della meditazione
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Quali sono le origini e i benefici della meditazione? Questa pratica antica potrebbe avere radici nell'ebraismo, nel cristianesimo e nell'islam?
Di James Pollard

«Osserva i tuoi pensieri, perché diventano parole; osserva le tue parole, perché diventano azioni; osserva le tue azioni, perché diventano abitudini; osserva le tue abitudini, perché diventano carattere; osserva il tuo carattere, perché diventa il tuo destino.»Lao Tzu
La meditazione è una pratica da tempo associata alla Religione Ahmadi della Pace e della Luce. Nella comunità di Aba Al-Sadiq sono stati tenuti corsi di meditazione, trasmessi attraverso diverse piattaforme mediatiche e programmi condotti da alcuni membri dell'AROPL. È una pratica diffusa nella comunità di Aba Al-Sadiq e si accorda con i suoi insegnamenti sulla purificazione di sé e della mente. Indaghiamo insieme quali siano le origini e i benefici di questa pratica e se abbia radici nell'ebraismo, nel cristianesimo e nell'islam.

La meditazione è una pratica che consiste nel concentrarsi su un unico punto, il che può elevare la consapevolezza, dissolvere le abitudini dannose e persino guarire traumi profondamente radicati. Concentrandosi sul momento presente e lasciando passare i pensieri come nuvole, si cerca uno stato di unità. Con una pratica costante e dedicata, la meditazione può favorire una maggiore tranquillità, il benessere personale o il senso di connessione con ogni forma di vita, e può risvegliare una consapevolezza cosciente e priva di giudizio di un potere superiore.
Sebbene il concetto di meditazione possa evocare idee diverse per persone diverse, lo scopo sembra essere compreso universalmente. Nell'era moderna i suoi benefici sono ampiamente riconosciuti: si stima che nel mondo da 200 a 500 milioni di persone pratichino la meditazione. Per il settore medico, la meditazione è una miniera d'oro inesplorata, che offre potenziali risparmi sui costi ospedalieri, sui programmi di ricerca e sviluppo di farmaci e sui giorni di malattia, che nel solo Regno Unito costituiscono una perdita stimata di 18 miliardi di sterline all'anno.
Gli archeologi che lavorano nella valle dell'Indo, nell'Asia meridionale, hanno trovato raffigurazioni della meditazione in pitture murali risalenti addirittura al 5.000 a.C.

Nel corso della storia, culture e fedi diverse hanno impiegato varie tecniche per raggiungere questi obiettivi, dalla respirazione pranica regolata a specifiche posture yogiche. Nell'antica Grecia, oracoli come Estia raggiungevano stati trascendentali concentrandosi sulle fiamme in movimento per ottenere l'ispirazione divina. I sacerdoti leviti giudaici come Aronne o il profeta Mosè si ritiravano in luoghi sacri, unti con oli come la cannella o la cannabis, per ricevere messaggi divini. Il canto di versetti specifici, che sia da parte dei devoti ebrei al Muro del Pianto, dei dervisci sufi islamici o dei praticanti buddisti, riflette una ricerca universale della connessione con il divino.
Uno sguardo alle fonti antiche e storiche rivelerà quali civiltà abbiano praticato la meditazione finora.
Antico Egitto – Meditazione ermetica: «Come in alto, così in basso»
In tutte le scienze guardiamo ai pionieri che hanno aperto la strada, e la meditazione e l'alchimia non fanno eccezione. Il simbolo ermetico dell'esagono divino, «come in alto, così in basso», riflette l'idea che gli strati dell'anima possano essere dischiusi, rivelando connessioni di tipo frattale tra mondo interiore ed esteriore, microcosmi all'interno di macrocosmi, governati da leggi universali.


Ermete Trismegisto scrisse nel «Corpus Hermeticum»:
«Accadde una volta, in un certo momento, che la mia mente meditasse sulle cose che sono; il mio pensiero fu innalzato a una grande altezza, mentre i sensi del mio corpo erano trattenuti.»
Nella tradizione ermetica, attraverso la meditazione dobbiamo giungere a comprendere che il divino anima ogni cosa. Come scrisse Ermete Trismegisto:
«La nascita non è l'inizio della vita, ma solo di una consapevolezza individuale. Il passaggio a un altro stato non è la morte, ma solo la fine di questa consapevolezza.»
Ermete ci ricorda che, attraverso la meditazione, possiamo ricollegarci alla nostra vera natura e confidare nella guida divina. Il «Corpus Hermeticum» esorta i discepoli a cercare adepti sereni e santi che possano guidarli attraverso i mondi eterei, trascendendo i limiti dei cinque sensi per sperimentare la verità pura con l'occhio interiore dell'anima.
«Conosci te stesso e conoscerai il tuo Signore» – La massima delfica
Pitagora, intorno al 500 a.C., trascorse molti anni sul Monte Carmelo in meditazione silenziosa e solitaria prima di fondare la sua accademia. Attraverso tali esperienze contemplative scoprì i princìpi che governano l'universo e cercò di allinearsi alla via universale.
«Impara a tacere. Lascia che la tua mente quieta ascolti e assorba.»Pitagora

Perciò, in seguito, fondò un'accademia e incoraggiò i suoi seguaci a praticare l'introspezione attraverso il silenzio e il raccoglimento, per ottenere intuizioni sulla vera natura della realtà, umiliandosi al contempo, coltivando l'autodisciplina e sviluppando la consapevolezza di sé. Oggi gli studiosi ritengono che il programma prevedesse una pratica meditativa almeno tre volte al giorno.
«Non permettere mai al sonno di chiudere le tue palpebre, dopo che sei andato a letto, finché non avrai esaminato con la tua ragione tutte le tue azioni della giornata. In che cosa ho sbagliato? Che cosa ho fatto? Che cosa ho omesso che avrei dovuto fare? Se in questo esame trovi di aver sbagliato, rimproverati severamente; e se hai fatto del bene, rallegrati. Esercitati a fondo in tutte queste cose; meditale bene; devi amarle con tutto il cuore. Sono esse a metterti sulla via della virtù divina.»I Versi d'Oro di Pitagora
Socrate – riconosciuto dall'Oracolo di Delfi come la persona più saggia della sua epoca – comprese di non sapere nulla da sé: la sua conoscenza era ispirata dal mondo etereo al di là e dal divino. Aveva l'abitudine di meditare attraverso l'esame di sé e l'introspezione, coltivando la preparazione emotiva alle sfide che avrebbe affrontato come tramite del messaggio divino di Dio.
«Uno di voi, o uomini, è il più saggio: chiunque, come Socrate, abbia riconosciuto che, quanto alla sapienza, non vale in verità nulla.»Oracolo di Delfi – Platone, Apologia, pp. 21-23

Secondo Gellio (Notti attiche 2.1.1-3), la meditazione era per Socrate una pratica abituale: arrivando a una casa, Socrate si fermava sotto il portico del vicino e vi restava in piedi a meditare. Aristodemo interveniva e chiedeva al padrone di casa di lasciare in pace Socrate, perché era una sua abitudine, in qualunque momento e luogo. (Platone, Simposio 174d-175c). Socrate era un maestro del processo riflessivo, che «univa i suoi pensieri con se stesso», rimanendo immobile dal mattino per tutta la notte fino al mattino seguente, mostrando dedizione al processo nonostante le pressioni esterne. Era uno spettacolo tale che altri portarono fuori i loro giacigli per assistervi. Al mattino salutava il sole con preghiere per il nuovo giorno.

Questo percorso condusse alla creazione di scuole misteriche divine, come i Misteri Eleusini, nei quali la meditazione era uno dei princìpi fondamentali, a incarnare il concetto di «Teurgia»: il modo in cui Dio opera attraverso la meditazione per dissolvere i nostri desideri corporei.
«Senza dubbio, l'anima è perfettamente meditata quando non è disturbata da nulla – né dall'udito, né dalla vista, né dal dolore, né dal piacere – ma è isolata il più possibile in se stessa, congedandosi dal corpo. Quando evita, per quanto possibile, ogni collaborazione e contatto con esso, fluisce nella realtà.»Fedone, 65c-d
Platone, discepolo e successore di Socrate, fu a sua volta ispirato dalla sapienza divina. Comprese che la vera gnosi metafisica, ovvero la conoscenza, viene dall'interno. La sua concentrazione mentale sulla geometria sacra delle «forme platoniche» contribuì a elevare la sua coscienza attraverso il mondo etereo, permettendogli di riflettere su concetti filosofici come l'allegoria della caverna e la vera natura del nostro mondo-matrice.
«Noi non impariamo; ciò che chiamiamo apprendimento non è che un processo di reminiscenza.»Menone, Platone

Ad Alessandria, intorno al 200 d.C., vi fu un grande movimento di rinascita ispirato da Ammonio Sacca e Plotino, noto come movimento neoplatonico. La meditazione di visualizzazione dinamica o «Henologia», tratta dal libro di Plotino «Le Enneadi», era al centro di questi insegnamenti. L'individuo cerca di riassorbirsi nella fonte, la sostanza originaria di tutte le cose, la causa primordiale. L'Henosis, o «consapevolezza concentrata su un unico punto», mira a dissolvere il sé nella fonte: la Monade, o coscienza unitaria. È una pratica di quiete interiore e di ricettività, in cui ci apriamo alla presenza dell'Uno e ci lasciamo trasformare dal suo splendore e dalla sua bellezza. I filosofi la descrivevano come il processo attraverso cui ci uniamo alla bontà originaria, al di sopra del demiurgo o Satana (il creatore di questo mondo materiale che ci tiene in catene sensoriali ed egoistiche). Attraverso questo processo di concentrazione, tutte le divisioni illusorie si riconciliano in una sola, e la persona si dissolve e converge con l'assoluto divino. Empedocle rifletteva che questa era la chiave per consentire agli esseri umani di riconquistare la consapevolezza divina del loro io interiore, che si perde quando ci leghiamo troppo al mondo mortale e ai nostri corpi.
Plotino riteneva che la contemplazione non sia un'attività passiva o di evasione, ma un processo dinamico e creativo che richiede la partecipazione attiva dell'anima. Attraverso la contemplazione non solo riceviamo l'illuminazione divina, ma abbiamo anche il potenziale per diventare co-creatori con l'Uno, portando nel mondo nuove forme di bellezza e armonia. Non era soltanto una ricerca individuale, ma un modo per preparare una piattaforma comunitaria di anime affini al fine di rimuovere il male dal mondo. Plotino insegnava che il cammino verso l'illuminazione spirituale comporta il distacco dal mondo materiale e la coltivazione di un senso di equanimità e di pace interiore.
Questo profondo processo meditativo influenzò il concetto di inconscio collettivo di Carl Jung, che sottolinea l'integrazione della psiche e il confronto con la propria ombra per evolvere e liberarsi dai limiti. Questa è l'essenza dell'alchimia interiore: trasmutare gli aspetti vili del sé in oro spirituale affrontando a viso aperto le nostre paure e illusioni.


La psicoterapia moderna è oggi influenzata dall'approccio plotiniano, che incoraggia i pazienti a concentrarsi sul loro mondo interiore e sulle cose che possono cambiare – come i loro atteggiamenti, le loro convinzioni e i loro comportamenti – anziché cercare di controllare le circostanze esterne o manipolare gli altri. Coltivando il distacco e la pace interiore, le persone possono diventare meno reattive agli alti e bassi della vita quotidiana e più capaci di affrontare le sfide con grazia ed equanimità.
Il ruolo della meditazione nella guarigione e nella scoperta di sé nella tradizione vedica
I pionieri dell'Oriente, come Buddha, Rama, Krishna e Arjuna, erano profondamente immersi nelle pratiche meditative, che costituivano una parte centrale dei loro insegnamenti. Conosciuta come Para Vidya – «quella conoscenza» che aiuta a comprendere meglio l'ignoto – attraverso la meditazione si può ottenere una conoscenza esoterica più profonda. Swami Vivekananda, discepolo di Lord Buddha, insegnava che la conoscenza è intrinseca all'uomo; viene da dentro, non da fuori. Ciò che diciamo che un uomo «conosce» è in realtà ciò che «scopre» o «svela» dalla propria anima, che custodisce una conoscenza infinita.

Da ciò comprendiamo che l'anima è avvolta in strati e che l'apprendimento è un processo di svelamento di essi, come i petali di un fiore. Sarasvati, la dea della saggezza, della creatività e delle belle arti, siede su un loto bianco. Nella meditazione ci sediamo in posizione del loto, facendo del nostro corpo un vaso per ricevere la luce divina. Come il loto, che rimane puro pur crescendo nel fango, dobbiamo cercare di perfezionare la nostra luce interiore anche in mezzo all'oscurità.
Nel Vedanta, il «Dhyana», o contemplazione, è una pratica fondamentale dello yoga, una via per raggiungere il «Samadhi» e la conoscenza di sé.
«La meditazione è la più alta virtù. La meditazione è la più importante austerità. La meditazione è la più grande purezza. Perciò, abbi caro la meditazione.»Garuda Purana, 222.10
Gran parte della nostra sofferenza e della nostra ansia deriva da illusioni create nella mente. La meditazione e l'auto-riflessione possono aiutare a dissipare queste illusioni.
«Quando le afflizioni compaiono nel nostro comportamento (vrtti), la meditazione aiuta a contrastarle.»Patanjali, 2.11
Questa è una lotta interiore per superare i tratti negativi e i desideri egoistici che provengono dal nostro lato più oscuro. I rishi, in profonda meditazione, scoprirono che cose come l'attaccamento alla propria importanza (abhinivesha), le avversioni (dvesha), le preferenze (raga) e le false idee su noi stessi (asmita) ci distraggono e ci fanno dimenticare (avidya) che siamo pura consapevolezza. Questo processo è come fare chiarezza nella mente per riconnettersi con l'anima divina.

«Una progressione graduale verso una profonda integrazione interiore (samprajñata samadhi) si sviluppa attraverso la sottile raffinazione dell'attenzione, dal ragionamento (vitarka) alla contemplazione (vichara), alla gioia (ananda) e poi al senso dell'essere (asmita).»Pantanjali, 1.17
I testi vedici rivelano che anche la guarigione fisica può essere indotta concentrandosi su un unico punto.
«I disturbi possono essere neutralizzati meditando su un unico principio della realtà.»Yoga Sutra, 1.32
Questi disturbi – l'ignoranza (avidya), l'egoismo (asmita), l'attaccamento (raga), l'avversione (dvesha) e la paura della morte (abhinivesa) – sono legati alla maggior parte delle sofferenze mentali e fisiche che sperimentiamo. Superando le brame e la lussuria e mantenendo una mente equilibrata, permettiamo alla coscienza divina di entrare nella nostra vita.
«Meglio della pratica meccanica è la conoscenza; meglio della conoscenza è la meditazione.»Bhagavad Gita, 12.12


Krishna insegnava che la meditazione offre una comprensione profonda e che la pace segue quando abbandoniamo l'attaccamento ai risultati delle nostre azioni. La visualizzazione e la meditazione su un unico punto aiutano a svelare queste verità più profonde.
«Una luce salda è stata posta perché gli uomini la guardino: fra tutte le cose che volano, la mente è la più veloce. Tutti gli Dèi, concordi, con un solo intento, si muovono senza ostacoli verso un unico scopo.»Rig Veda, 6.9.5

Le fedi abramitiche
Quando riflettiamo sugli insegnamenti prevalenti delle tre fedi abramitiche – ebraismo, cristianesimo e islam – scopriamo spesso che la pratica della meditazione è stata dimenticata o trascurata. In tempi moderni è persino diventata un tabù in certe sette. Tuttavia, a un esame più attento, scopriamo che la meditazione fu una delle chiavi del risveglio e degli insegnamenti di questi messaggeri divini di Dio. Essi insegnarono che la rinuncia a sé e la contemplazione, in particolare la lotta con il proprio ego, erano centrali per la purificazione di sé.
Nel Libro della Genesi si legge:
«E Isacco uscì a meditare nei campi sul far della sera, e alzò gli occhi, e guardò, ed ecco, i cammelli stavano arrivando.»Bibbia, Libro della Genesi, capitolo 24, versetto 63
Re e giudici ebrei come Davide e Giosuè insegnavano che la meditazione sulla parola di Dio porta l'uomo in armonia con la via della verità e serve come mezzo di purificazione di sé.
Il Libro di Giosuè prescrive:
«Questo libro della legge non si allontani dalla tua bocca; ma meditalo giorno e notte, per aver cura di fare tutto ciò che vi è scritto; allora riuscirai nelle tue imprese e avrai successo.»Bibbia, Libro di Giosuè, capitolo 1, versetto 8
Questo processo contemplativo allinea lo spirito di verità con il cuore e la mente, come si esprime nei Salmi:
«Siano gradite davanti a Te le parole della mia bocca e la meditazione del mio cuore, o Signore, mia forza e mio Redentore.»Bibbia, Libro dei Salmi, capitolo 19, versetto 14
I Proverbi rafforzano il potere del pensiero nel plasmare ciò che siamo:
«Perché com'egli pensa nel suo cuore, così è.»Bibbia, Libro dei Proverbi, capitolo 23, versetto 7
Sincronicamente, un cammino di 40 giorni fu intrapreso da tre profeti dell'alleanza di Dio – Gesù, Mosè e il profeta Muhammad – che cercarono il risveglio spirituale attraverso la meditazione profonda. La stessa pratica di 40 giorni di «Sadhana», un profondo cammino meditativo, fu seguita da Ananda con Lord Buddha.

Il profeta Elia unse Eliseo come suo successore dopo un viaggio di 40 giorni nel deserto, che culminò nel risveglio divino in una grotta sul monte Oreb.
«Camminò quaranta giorni e quaranta notti fino al monte Oreb, il monte di Dio.»Bibbia, Primo Libro dei Re, capitolo 19, versetto 8
Mosè trascorse quaranta notti in purificazione di sé nel deserto prima di ricevere la rivelazione divina (Esodo 24:18). Allo stesso modo, Gesù digiunò e meditò per 40 giorni nel deserto dopo il suo battesimo per ottenere la purificazione di sé, resistendo alla tentazione del Diavolo (Luca 4:1-2). La sua esperienza sulla cima del monte, dove gli furono offerti i regni del mondo, simboleggiava la sua prontezza a governare l'umanità come Re messianico, promuovendo la supremazia di Dio.
La pratica meditativa di Gesù è evidenziata in tutti i Vangeli. Cercava la solitudine prima di eventi chiave, come nel Giardino del Getsemani e quando scelse i suoi apostoli (Luca 6). Dopo la decapitazione di Giovanni Battista, ci viene detto nel Vangelo di Matteo:
«Quando Gesù udì ciò che era accaduto, si ritirò in barca, in disparte, in un luogo solitario.»Bibbia, Vangelo di Matteo, capitolo 14, versetto 13


Il ritiro di 40 giorni, o «Khalwah», è presente anche nell'islam. Il profeta Muhammad si ritirava nella grotta per una meditazione profonda prima di ricevere le rivelazioni divine, rendendosi idoneo a trasmettere il messaggio di Dio. I suoi insegnamenti sottolineano il potere della meditazione:
«Chi si dedica a Dio per quaranta giorni, la sorgente della saggezza si manifesterà dal suo cuore alla sua lingua.»Hilyat al-Awliya, Abu Nu'aym, 5:189
Ibn Ata'illah offre questa saggezza:
«Nulla giova al cuore più di un ritiro spirituale in cui esso entra nei domini della meditazione.»Al-Hikam Al-'Ata'iyyah, n. 12
La meditazione ci porta a riflettere sul «Dhikr», o ricordo di Dio, che ci collega alla Sua suprema verità.
Nel Corano si legge:
«Sono coloro che ricordano Allah in piedi, seduti e sdraiati sul fianco, e riflettono sulla creazione dei cieli e della terra e pregano: “Signore nostro! Non hai creato tutto questo senza scopo. Gloria a Te! Proteggici dal tormento del Fuoco.”»Corano, capitolo 3 (Al-Imran), versetto 191
La vera purificazione di sé giunge attraverso la meditazione e la riflessione su Dio. Il profeta Muhammad sottolineò la contemplazione al di sopra del rito:
«Un'ora di contemplazione vale più di un anno di adorazione.»Ghurar Al-Hikam, Al-Amudi, hadith 6537

Con il tempo, gran parte della tradizione meditativa islamica è andata perduta, rimanendo per lo più nei riti e nelle preghiere. La Tariqah sufi si concentra sul «Dhikr» per raggiungere stati elevati di coscienza di Dio, o Taqwa. Tuttavia, senza il legame con l'Imam vivente, tali pratiche perdono la loro efficacia.
Abi Hamza Thumali riferì da Abi Abdullah che questi gli chiese:
«La terra può rimanere senza un Imam?» Egli rispose: «Se la terra rimane senza un Imam anche solo per un istante, sprofonderà davvero in se stessa.»
Così, coloro che hanno reciso questo legame vagano ora alla cieca, e i loro mantra e canti diventano come un semplice battere di mani, senza arrecare né danno né beneficio. In breve, la maggior parte delle forme di meditazione e di dhikr sono pratiche che possono elevare la nostra consapevolezza spirituale e avvicinarci a Dio, ma solo se e quando seguiamo e obbediamo all'Imam vivente, ovvero al re divino inviato da Dio.
Gli insegnamenti dell'AROPL
L'Imam Ahmed Al-Hassan ci ha insegnato che vi sono 3 princìpi fondamentali su cui riflettere per aiutarci nel nostro cammino dell'anima: «Meditazione, esercizio fisico e alimentazione». Il messaggio di oggi rispecchia la verità di tutte le religioni originarie di Dio, e ci rivolgiamo alle parole di alcuni dei profeti prima sconosciuti che ci sono stati rivelati oggi.
Proprio come Gesù, resosi conto della corruzione nelle istituzioni religiose, si ritirò in solitudine per stare solo con Dio, Ahmed Al-Hassan fece lo stesso quando si rese conto della corruzione nelle scuole religiose di Najaf, in Iraq. Cercò rifugio nell'isolamento per riflettere e connettersi con il Divino.
In questa nuova era ci viene insegnato che, attraverso la meditazione profonda, possiamo svelare la conoscenza delle nostre anime, come accedere a un disco rigido per richiamare frammenti del nostro passato. Ahmed Al-Hassan ci insegna che il seme universale dentro di noi può essere dischiuso dalla profonda meditazione interiore e dalla sincera devozione a Dio. L'Imam Ahmed Al-Hassan disse:
«[C'è] un seme dentro ogni essere umano. Alcune persone riescono a farlo emergere e a metterlo in risalto, altre no. Tutta la questione dipende dall'essere umano stesso. Alcuni non lo fanno perché non vogliono o perché non ci hanno provato.... Non parlate né agite senza aver prima considerato tutti gli aspetti, e quando prendete una decisione o vi impegnate in un'azione, non abbandonatela. Quando pronunciate una parola, non abbandonatela mai. Ma fatelo sempre con rettitudine e per amore di Allah, dopo una profonda e accurata contemplazione. Non lasciate che nessuno sulla terra vi influenzi a cambiare le vostre parole se non con una prova da parte di Allah.»Detti dell'Imam Ahmed Al-Hassan, p. 84
Ahmed Al-Hassan, il messaggero divino di Dio in questa epoca, ci ha insegnato il valore decisivo della contemplazione per destarci dal nostro torpore e dalla nostra apatia di fronte alla sofferenza del mondo. Dobbiamo riconoscere la condizione delle nazioni che ci hanno preceduto e come trattarono i loro Profeti, poiché nazioni come Babilonia, l'Egitto, Canaan e Sodoma tradirono figure come Abramo, Mosè, Gesù e Lot, affinché non ripetiamo questi errori.
Il messaggio di Aba Al-Sadiq sottolinea la purificazione spirituale, esortandoci a guardare dentro noi stessi per raggiungere questo obiettivo. Sebbene la meditazione sia una pratica preziosa, da sola non è sufficiente: deve essere unita a una salda fede nell'Imam del nostro tempo e accompagnata da azioni significative. La meditazione aiuta a eliminare i pensieri negativi e a purificare i nostri cuori, ma la vera trasformazione richiede un approccio olistico che integri riflessione interiore, fede e impegno attivo nella nostra vita.