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Miracoli quotidiani vivendo accanto ad Aba Al-Sadiq

Testo letto in italiano

Leggi l’articolo originale su The Divine Just State

Avete mai immaginato come sarebbe camminare accanto ai grandi profeti del passato? In questo articolo ci addentriamo nelle esperienze moderne di coloro che hanno assistito al miracoloso attraverso la compagnia di Aba Al-Sadiq.

Di Sarah Batul

La mia biblioteca
Aba Al-Sadiq in mezzo a una folla di persone
Aba Abdillah Jafar figlio di Muhammad disse: «Non c’è miracolo tra i miracoli dei profeti e dei vicari che Dio l’Altissimo non faccia comparire in modo simile per mano del nostro Colui che si leva, affinché la prova sia pienamente opposta ai nostri nemici.»Mo'jam Ahadith Al Imam Al Mahdi, Al Korani, vol. 3, p. 373

Vi siete mai chiesti che cosa si dovesse provare camminando accanto a Mosè, Gesù, Muhammad e ai profeti e messaggeri del passato? Oggi, quell’esperienza non è soltanto un ricordo lontano o una storia di tempi antichi. Attraverso le testimonianze dei compagni di Colui che si leva, possiamo intravedere che cosa significhi camminare accanto a qualcuno che porta in sé lo spirito di Dio ai nostri giorni, assistendo al dispiegarsi di molti miracoli. Abbiamo già pubblicato in questa serie un articolo che testimonia come Aba Al-Sadiq abbia resuscitato una donna dai morti e fatto scomparire la luna. In questo articolo condividerò uno di questi miracoli, di cui è stato testimone il nostro caro fratello Mahmoud, che apre una finestra su momenti straordinari che riecheggiano i prodigi dell’età profetica.

Alla periferia del Cairo, nella zona di Badr, sorge l’edificio Badr. I suoi quattro piani si ergono modesti ma fieri, con pareti beige color sabbia e tocchi di rosso vivo. Pur essendo di recente costruzione, l’edificio sembrava già una parte naturale del paesaggio desertico, con la polvere che si posava sui gradini ogni notte, per poi essere spazzata via ogni mattina dai credenti.

La casa di Aba Al-Sadiq si trovava al pianterreno, subito oltre il cancello di metallo verde che segnava l’ingresso. Più in alto, il tetto offriva uno spazio aperto sotto il cielo stellato, un luogo di ritrovo per fratelli e sorelle che vi si riunivano a pregare. I fratelli, spesso raggiunti da Aba Al-Sadiq, vi si incontravano per contemplare i misteri dell’universo sotto l’immenso cielo notturno. Chi viveva lì poteva testimoniare l’energia unica dell’edificio, dove il tempo sembrava rallentare, facendo sembrare un giorno una settimana e una settimana un mese.

L’edificio, benché semplice, possedeva una quieta grazia, che univa la costruzione moderna alla tranquillità senza tempo del deserto. Mentre da un lato si vedevano appartamenti in costruzione, dall’altro l’edificio si dissolveva in una distesa infinita di dune di sabbia.

Gli Ansar che vivevano nell’edificio subivano spesso interruzioni di corrente. In una di queste occasioni, verso le 2 del mattino, il fratello Mahmoud, cognato di Aba Al-Sadiq, accompagnò Aba Al-Sadiq a controllare la scatola dei fusibili. Mahmoud scoprì che i fili principali erano bruciati e andavano sostituiti. Disse ad Aba Al-Sadiq che, vista l’ora tarda e le circostanze, in quel momento c’era poco da fare.

«Avevo notato che erano bruciati», raccontò Mahmoud. «Aba Al-Sadiq mi disse: “Mahmoud, vai a prenderci un elettricista.” Gli chiesi: “Adesso?” Rispose: “Sì.” Ma il luogo in cui vivevamo contava meno di 500 abitanti. Erano inoltre le 2 del mattino, tutti i negozi erano chiusi e non avevo nessun numero da chiamare per un elettricista… Non conoscevo nessuno in zona.»

Mahmoud elencò i motivi per cui trovare un elettricista sembrava impossibile. Aba Al-Sadiq gli rispose: «Ti fidi di me o no? Uscirai e Dio ti manderà un elettricista in mezzo alla strada principale, in mezzo al deserto.»

Mahmoud, ancora sotto shock, chiese di nuovo: «Alle 2 del mattino?» Aba Al-Sadiq lo rassicurò, esortando Mahmoud a fidarsi di lui senza riserve e a seguire semplicemente le sue chiare istruzioni. Mahmoud fece come gli era stato detto, chiedendosi tra sé come sarebbe andata a finire.

Ragionando che le probabilità di trovare un elettricista a quell’ora fossero praticamente nulle, Mahmoud imboccò la strada sabbiosa. Dopo circa cinque o dieci minuti, mentre si avvicinava a un dosso, notò un’auto che rallentava davanti a lui. Si affiancò all’auto e abbassò il finestrino.

«Ehi, conosce qualche elettricista? Nel nostro edificio manca la corrente», chiese Mahmoud, senza aspettarsi granché dall’uomo nell’altro veicolo. Con sua sorpresa, l’uomo rispose: «Sì, sono un elettricista.» Questa risposta stupì Mahmoud e lo lasciò senza parole. Era uno scherzo?, si chiese.

Poi sentì la voce di Aba Al-Sadiq risuonargli nella mente: «Allah ti manderà un elettricista in mezzo alla strada principale, in mezzo al deserto.»

Mahmoud esitò prima di ripetere: «No, davvero, conosce qualcuno?»

«No, davvero, sono un elettricista», confermò l’uomo.

Mahmoud accompagnò l’uomo e, vedendo gli attrezzi nel bagagliaio, ebbe conferma che era davvero un elettricista. Trovarlo in mezzo al deserto gli sembrò un chiaro compimento delle parole di Aba Al-Sadiq.

Ancora sotto shock, Mahmoud riportò l’elettricista all’edificio, dove trovò Aba Al-Sadiq ad attenderlo al cancello, sorridente, come a dire: «Te l’avevo detto…»

Poi, ad aumentare lo stupore, Mahmoud chiese all’elettricista come si chiamasse, e quello rispose: «Mahmoud.» Il fratello Mahmoud, sbalordito, guardò Aba Al-Sadiq, poi di nuovo l’elettricista, provando e chiedendosi dentro di sé… Quell’uomo non era forse nemmeno reale? Era stato messo lì in quel preciso momento solo per adempiere ciò che Aba Al-Sadiq aveva promesso?

Il racconto di Mahmoud è una testimonianza della realtà dei miracoli che circondano Aba Al-Sadiq. Nella quiete di una strada nel deserto, sotto il manto della mezzanotte, l’improvvisa comparsa dell’elettricista, con tanto di attrezzi e con lo stesso nome di Mahmoud, è un esempio dei segni straordinari di cui sono testimoni i compagni di Aba Al-Sadiq.

Per chi cammina con Aba Al-Sadiq, i miracoli non sono ricordi lontani né reliquie del passato; sono i battiti del presente. Questi miracoli testimoniano la presenza umana e continua di un potere divino che guida e provvede anche nelle ore più buie. Sono una testimonianza di Aba Al-Sadiq, il successore designato di Dio, e dimostrano che i miracoli non sono confinati alla storia, ma sono una realtà viva di cui i suoi compagni sono testimoni oggi.

Questo articolo giunge in un momento in cui, nonostante i molti miracoli di cui sono stati testimoni i compagni di Aba Al-Sadiq, egli ha chiarito nell’episodio di oggi che i miracoli non sono il mezzo con cui si riconosce un profeta di Dio, ma sono soltanto segni supplementari.