È laureata in biochimica, e crede in Abdullah Hashem
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Noor Fatimah Ali, biochimica del Trinity College di Dublino, racconta come la sua formazione scientifica l'abbia portata ad abbracciare la Religione Ahmadi della Pace e della Luce, unendo ragione, fede e ricerca spirituale.
Di Caroline Hoeren

Nell'ambito della nostra serie Profili professionali, mettiamo in luce membri dell'AROPL con carriere e competenze di rilievo, mostrando come i loro percorsi professionali li abbiano condotti a unirsi alla comunità di Abdullah Hashem.
Nell'ambito della nostra serie dedicata ai percorsi di professionisti che hanno abbracciato la Religione Ahmadi della Pace e della Luce, intervistiamo Noor Fatimah Ali.
Nata e cresciuta in Irlanda da genitori pakistani in una famiglia musulmana sciita tradizionale, Noor è cresciuta navigando tra le complesse intersezioni di fede, identità e vita moderna. In un paese a prevalenza cattolica dove la religione resta spesso sullo sfondo, ha mantenuto un forte legame con le proprie radici spirituali, pur confrontandosi a fondo con il mondo secolare che la circondava. Noor ha seguito il proprio percorso accademico a Dublino, laureandosi in Scienze — con specializzazione in Biochimica e Biologia cellulare — presso il rinomato Trinity College di Dublino.
Ci parli del suo percorso professionale, Noor.
Ho studiato a Dublino e mi sono laureata in Scienze, con specializzazione in Biochimica con Biologia cellulare, presso il Trinity College di Dublino. Ho poi conseguito un master presso il St. James's Hospital di Dublino e un dottorato in malattie respiratorie presso lo University College Dublin. Dopo la ricerca accademica ho iniziato il mio ruolo nell'industria farmaceutica all'interno di un'organizzazione di ricerca a contratto, dove ho lavorato sulle tecnologie di coltura cellulare. Il mio lavoro attuale si concentra sulla ricerca e sviluppo di tecnologie per la cura delle ferite.
Che cosa amava del suo lavoro? Che cosa l'ha spinta a sceglierlo?
Ciò che mi ha attratto verso una carriera scientifica, e ciò che continuo ad amare del mio lavoro, è il senso di sfida che offre. Ci sono infinite opportunità di risolvere problemi, e ogni risposta porta a nuove domande. La scienza è come risolvere un puzzle. Ogni progetto è diverso, e anche i progetti difficili diventano gratificanti quando arrivano le scoperte decisive. Sapere che i nostri sforzi collettivi, nella ricerca, nello sviluppo o nel lavoro di laboratorio, possono in definitiva migliorare l'esito per i pazienti è stato per me molto importante.
L'aspetto più gratificante della mia carriera è sentire direttamente da pazienti e da professionisti sanitari come i nostri prodotti abbiano fatto la differenza nella loro vita. Queste storie mi ricordano l'impatto positivo che il lavoro può avere. Apprezzo anche sapere che i nostri sforzi contribuiscono a una maggiore comprensione nelle comunità scientifiche e mediche. Condividere i risultati della ricerca, sviluppare nuove tecnologie e contribuire a risolvere problemi sanitari reali hanno tutti un ruolo nel far progredire non solo i prodotti, ma anche la nostra comprensione collettiva delle malattie e dei possibili trattamenti.
Come ha saputo di questa Chiamata?
Sono cresciuta in una famiglia sciita, dove imparare la religione era incoraggiato e il tema del Mahdi aveva grande importanza. Attraverso le mie letture e il mio studio mi sono imbattuta in discussioni su «The Arrivals» e ho cominciato a seguire questo percorso. Fu in quel periodo che sentii per la prima volta la voce di Ahmed Al-Hassan. La convinzione e la chiarezza delle sue parole mi colpirono, spingendomi a indagare ulteriormente. La sua insistenza sulla ricerca, le prove presentate e le sue risposte eloquenti a domande critiche risuonarono in me e mi fecero desiderare di indagare di più.
All'epoca seguivo anche il percorso di Aba Al-Sadiq in Egitto, sapendo che cercava attivamente il Mahdi. Già allora Aba Al-Sadiq era noto per la sua integrità, onestà e discernimento. Quindi, quando annunciò lo Yamani e ci presentò l'Imam Ahmed Al-Hassan, era qualcosa da prendere sul serio. Fu così che sentii parlare per la prima volta di questa Chiamata.
La mia ricerca mi ha condotto al Testamento del profeta Muhammad. Sono rimasta sorpresa di non averne mai sentito parlare, soprattutto considerando la sua importanza nel riconoscere i veri successori del profeta Muhammad e la guida per gli ultimi tempi. Tutto ciò che ho ricercato, che fosse il Testamento, lo stendardo, la conoscenza mostrata da Ahmed Al-Hassan, le narrazioni sugli ultimi tempi o la morte del re Abdullah, indicava la stessa conclusione e rafforzava la mia fede.
Più approfondivo la ricerca, più le prove si allineavano, finché è diventato molto chiaro che la conoscenza e le prove a sostegno della Chiamata stavano ben al di sopra di ciò che avevo incontrato prima, per profondità e per sostanza. Fu attraverso questa presa di coscienza che alla fine accettai la Chiamata.
Come può usare in questa Chiamata le competenze apprese nel suo lavoro?
La mia formazione scientifica in biochimica, medicina molecolare e ricerca respiratoria mi ha insegnato a valutare criticamente le informazioni, ad analizzare le prove e a cercare la verità con una mente aperta ma critica. Queste competenze mi hanno permesso di ricercare a fondo le prove, le narrazioni e i segni relativi alla Chiamata, assicurandomi che la mia decisione fosse basata sulle prove e non solo su ciò che volevo o mi aspettavo di sentire.
Nel mio cammino ho vissuto momenti miracolosi, che hanno rafforzato la mia convinzione. Tuttavia, ciò che sostiene la mia fede è il fondamento chiaro, razionale e solido su cui poggia. Quando ho sottoposto i principi e le credenze di questa Chiamata alla stessa analisi rigorosa e alla stessa valutazione critica che applicherei a qualsiasi teoria scientifica in cui mi imbattessi, li ho trovati impossibili da respingere da un punto di vista logico. I principi di questa Chiamata hanno superato ogni prova.
Che cosa vorrebbe dire alle altre persone che lavorano ancora oggi nella sua professione?
I valori che ci attraggono verso la scienza — curiosità, integrità e desiderio di aiutare gli altri — vanno ben oltre i contesti clinici o gli articoli di ricerca. Il nostro impegno verso l'umanità non è confinato al laboratorio o al luogo di lavoro, ma è una parte intrinseca di noi.
La scienza stessa è in continua espansione e accoglie nuove intuizioni, a volte dai luoghi più inattesi. Queste nuove intuizioni e scoperte nascono spesso da domande che non avremmo mai pensato di porci, da esperienze al di fuori della nostra zona di comfort e persino da sfide che ci costringono a ripensare tutto ciò che credevamo di sapere.
Se, come scienziati, ciò che cerchiamo è un contributo all'umanità, il messaggio complessivo di Aba Al-Sadiq è mettere «l'umanità al primo posto».
Se apprezziamo il pensiero critico e l'analisi, il fondamento di questa Chiamata è costruito su una logica e su una verità che superano persino le prove intellettuali e scientifiche più rigorose. È questo che rende quel fondamento così straordinario.
Se la nostra passione è la ricerca di risposte che vadano oltre gli attuali limiti della scienza, allora Aba Al-Sadiq ha già gettato luce su misteri e realtà a cui persino la conoscenza moderna comincia appena ad avvicinarsi, con altre scoperte ancora da venire.
Pertanto, i valori della ragione, della compassione e dell'impegno per la verità non sono soltanto molto apprezzati nella scienza, ma ci conducono anche alla verità in questa Chiamata, a risposte reali, a soluzioni pratiche e al progresso dell'umanità, il vero metro del successo scientifico.