Perché il mondo è così cattivo se Dio è buono?
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Perché un Dio «buono» lascia che il mondo marcisca tra povertà, corruzione e dolore? Dagli americani al verde che si industriano per una zuppa ai regnanti arricchiti dal petrolio che ostentano palazzi da miliardi di dollari, questo scritto si chiede se la vita sia davvero una prova, una prigione per l’anima, e se la vera libertà si trovi oltre la carne.
Di James Pollard

L’esperienza che viviamo sulla terra nei nostri corpi di carne, con momenti spesso fugaci di piacere e di gioia, è accompagnata da una grande quantità di sofferenza personale, familiare e comunitaria. Senza dubbio ha spinto molti pensatori e filosofi, nel corso della storia, a chiedersi se esista davvero qualcosa di più dei cinque sensi e dell’esperienza ordinaria, o se la nostra vita in questo mondo abbia uno scopo superiore.
Il Messaggero di Allah disse: «Il mondo è una prigione per il credente e un paradiso per il miscredente.»Sahih Muslim, Hadith 2956
Non dovrebbe forse indurci a riflettere il fatto che ci debba essere un obiettivo più grande all’orizzonte, oltre al semplice tentativo di saziare i nostri piaceri sensoriali? Se esiste davvero un solo Dio assoluto, perché la creazione non è perfetta come Lui? Se il Dio Supremo fosse tutto amore, perché la Sua creazione fisica dovrebbe essere imperfetta a tal punto? Perché osserviamo così tante malattie e mutazioni fisiche e mentali che portano ad anomalie nelle nostre vite e nel mondo naturale che ci circonda? Intanto, a livello sociale, vi sono enormi difficoltà anche solo a sostenersi giorno per giorno, con bisogni essenziali come alloggio, lavoro, salute e sostentamento. Si riferisce che più di 2 miliardi di persone non abbiano accesso ad acqua potabile sicura, a servizi igienici e a cibo nutriente e sufficiente.
L’Ufficio del censimento degli Stati Uniti ha stimato che nel 2021, nella cosiddetta terra dei liberi, oltre 1 americano su 10, circa 38 milioni di persone, viveva al di sotto della soglia di povertà o al suo livello. In una situazione simile, se gli esseri umani dovrebbero essere spiritualmente svegli e più profondamente connessi a una fonte divina, vivendo un’esperienza divina, come può essere coerente che non riescano nemmeno a soddisfare i bisogni fondamentali?
Per esempio, nel Mississippi, nel Profondo Sud, c’è un’immensa sofferenza dovuta al degrado sociale e alla malnutrizione. È in realtà il volto umano della povertà per molti americani, come i senzatetto dei centri urbani che dormono sulle grate, mendicano agli angoli delle strade e fanno la fila, mattina e pomeriggio, nei parchi locali per una tazza di zuppa e un panino. Dall’altra parte, l’1% più ricco delle famiglie detiene circa il 30% della ricchezza della nazione, e il 10% più ricco ne controlla oltre il 70%. Una simile disparità di ricchezza fa sì che una piccola élite politica, mediatica e imprenditoriale possa creare un monopolio fatto di jet privati, flotte di auto di lusso, ville in resort con maggiordomi personali, mentre altri muoiono inutilmente.
Larry Ellison, un titano americano della tecnologia, possiede un portafoglio immobiliare del valore di 1,75 miliardi di dollari e uno yacht colossale di 453 piedi che sarebbe costato oltre 200 milioni di dollari. Mentre re Salomone aveva un regno ricco, tutti nelle sue terre erano ben provvisti. Era un’Età dell’Oro. Dunque il crimine non è vivere nella ricchezza, ma farlo a esclusione e a danno della maggioranza della popolazione mondiale, senza fare nulla quando chiaramente si potrebbe aiutare gli altri. Chiaramente la terra di Dio è stata creata ricca e abbondante per tutti, perciò qualcosa deve essere seriamente sbagliato se vi sono tanta disparità e tanta ingiustizia. Sconcertante: tre tra le persone più ricche d’America potrebbero nutrire un terzo del mondo per 75 giorni con 2 dollari al giorno, salvando 1.875.000 vite (25.000 vite al giorno) in quei 75 giorni.
Eppure anche chi nasce in tale ricchezza o ottiene quello che viene considerato successo in termini di carriera o di status tra i pari, avendo accesso a tutte le cose materiali che tentano la carne, di solito diventa cronicamente depresso. Cade in crolli mentali e in comportamenti di dipendenza, spesso imitati dai suoi seguaci, come l’abuso di droghe e alcol, la bulimia, l’obesità, l’anoressia e persino il suicidio. Chiaramente c’è un vuoto che le cose materiali non possono colmare, un anelito che resta e un senso di vuoto. Ci si stupisce allora che le élite cerchino di usare pane e circensi per narcotizzare il popolo e impedire una rivolta? Perché se le persone capissero che la sofferenza si sente dall’associazione con il sé, vedrebbero anche che la vera felicità sta nel servizio agli altri e nel risveglio spirituale.
Ancora più sconcertante è il fatto che molte di queste cosiddette élite ricche affermino di rappresentare la vera religione di Dio e di essere divinamente ispirate dal messaggio di Cristo, come i «dotti a pagamento» Kenneth Copeland o Joel Oesten. Dichiarano senza vergogna che la loro ricchezza viene dalla grazia di Dio ed è un segno che Dio li ha favoriti rispetto alle masse. Questi telepredicatori autoproclamati, con milioni di sostenitori nelle loro ostentate megachiese, sono paladini del vangelo della prosperità e affermano con audacia che la vostra mancanza di sostentamento è un segno della vostra povertà spirituale davanti a Dio. Perciò, solo se pagate loro la decima sarete ricompensati anche voi da Dio ed entrerete sotto la Sua grazia.
«Semina un seme con la tua MasterCard, la tua Visa o la tua American Express, e quando lo fai, aspettati che Dio apra le finestre del cielo e riversi su di te una benedizione.»Oral Roberts, trasmissione «Success in Life» sul Trinity Broadcasting Network, 21 settembre 1990
Chi riflette certamente ricorderà come ciò sia in diretta violazione delle vere parole di Gesù Cristo, il quale disse che è più difficile per un ricco entrare nel regno dei cieli che per un cammello passare per la cruna di un ago, e che dovremmo sacrificare tutti i beni terreni prima di seguire il messaggero vivente.
È forse diverso per le élite ricche dell’Arabia Saudita, come MBS, e per re Abdullah di Giordania o re Mohammed del Marocco, che professano fede in Dio e affermano di rappresentare il vero Islam? Si dicono custodi, rispettivamente, della Santa Casa dell’Islam e della città santa di Gerusalemme. Eppure, in realtà, anziché vivere al servizio degli altri, vivono nel lusso più sfrenato, con un complesso di palazzi da 1,5 miliardi di dollari in Arabia Saudita e l’acquisto, nel 2015, dello Chateau Louis XIV, una villa da 320 milioni di dollari vicino a Parigi. Nel frattempo creano un ministero per il turismo religioso per promuovere pacchetti per l’Hajj dai prezzi assurdamente gonfiati e costruiscono una torre dell’orologio di Sauron, costata oltre 15 miliardi di dollari, che sovrasta la cosiddetta Santa Casa di Dio. Quando i loro petrodollari vengono convertiti in armamenti dei conglomerati militari statunitensi, li usano per annientare i loro cosiddetti fratelli nella fede a Qatif e ad Al-Ahsa, oltre a lasciare l’orrenda eredità del bombardamento dello Yemen, riportato indietro all’età oscura.
La Casa dei Saud e i suoi ministeri religiosi hanno convogliato miliardi di dollari per propagare una dottrina dell’Islam nota come salafismo o wahhabismo, che diffonde divisione e odio verso le altre sette musulmane e verso i cristiani. Ciò è avvenuto dai pulpiti delle moschee, attraverso i social media e tramite la letteratura delle pubblicazioni Dar Es Salaam, con un fatturato annuo di circa 1,5 milioni di dollari, nutrendo le menti suggestionabili dei musulmani in paesi a maggioranza musulmana come la Malesia e l’Indonesia. Questa filosofia nega l’importanza del Califfo di Dio designato divinamente, promuove un’interpretazione fallibile delle scritture e porta a un settarismo massiccio e al corrispondente odio, alle guerre e al spargimento di sangue che ne derivano.
Tale propaganda ha portato a interpretazioni ancora più feroci delle scritture e alla creazione di cellule terroristiche come l’ISIS e Boko Haram, che predicano ideologie ben più estreme. Per esempio, Turki al-Binali (muftì capo dell’ISIS) dichiarò ripetutamente: «È obbligatorio combattere chiunque non segua l’Islam, finché non si sottomette al dominio di Allah.»
Non stupisce che il profeta Muhammad abbia messo in luce la sofferenza dei veri credenti fedeli in questi tempi epocali… Come verrebbe un tempo in cui aggrapparsi alla vera religione sarebbe come stringere braci ardenti.
«E se obbedirai alla maggior parte di quelli che sono sulla terra, ti svieranno dalla via di Allah. Non seguono altro che congetture e non fanno altro che supposizioni.»Corano, Sura 6 (Al-Anʿam), versetto 116
Certamente un tempo in cui l’uomo onesto sarebbe considerato un bugiardo, il traditore sarebbe considerato fedele e l’uomo fedele sarebbe considerato un traditore. Come potrebbe un vero credente in Dio, in un tempo simile, non sentire che questo mondo è una cella di prigione, che siamo intrappolati, quando c’è tanto inganno nei cuori e nelle menti dei cosiddetti custodi della fede e dei leader politici di questo mondo?
La povertà di ricchezza e di guida non priva forse il credente in Dio della forza e del tempo per avvicinarsi al divino? Quando il corpo è carente di energia vitale, la mente è indottrinata da false dottrine e controllata dalla paura di parlare contro tale ingiustizia, e l’anima è priva di una bussola morale e spirituale che la aiuti a ritrovare la via verso la fonte della creazione.
Ci si stupisce allora che l’Imam Ali, il successore divino del profeta Muhammad, il quale aveva promesso che se avessimo seguito la sua tutela come credenti avremmo vissuto nell’Eden, sia stato spinto e ispirato a dire che, se la povertà fosse un uomo, l’avrebbe ucciso.
La vita terrena è davvero un campo di battaglia per le anime dei credenti, dunque un luogo di logoramento e di guerra spirituale per far emergere i soldati della luce e spegnere i soldati delle tenebre. Gesù ci ha insegnato che la carne è debole, ma dovremmo trarre conforto dal fatto che l’anima è pronta in questa battaglia.
Dio non ha forse avvertito i credenti per mezzo del profeta Muhammad che Satana, nonostante tutti i suoi poteri e le sue conoscenze, fallì per il semplice fatto di non essersi sottomesso ad Adamo come Sovrano Divino, e che per questo fu esiliato dal Regno di Dio? Il fatto che Satana, nella sua ira, abbia promesso di sviare tutti tranne i sinceri servitori di Dio in questo mondo e che gli sia stato concesso un certo periodo di tempo per sviare gli altri, dà maggior credito a questo fatto. Ciò rivela il nostro mondo come un terreno di prova per i credenti, affinché non cadano nella stessa trappola fondamentale dell’ideologia falsa e dell’arroganza. Da qui l’importanza di trovare il capo scelto dell’umanità inviato da Dio in ogni epoca, di sostenere la sua missione divina e di sottomettersi alla sua guida.
L’unico Dio supremo disse:
«Esci di qui, poiché sei un reietto. E in verità! La Mia maledizione è su di te fino al Giorno della Retribuzione.» (Iblis) disse: «Mio Signore! Concedimi una dilazione fino al Giorno in cui (i morti) saranno risuscitati.» Allah disse: «In verità! Sei tra coloro cui è concessa la dilazione, fino al Giorno del tempo stabilito.»Corano, Sura 38 (Sād), versetti 77-81
«Poiché mi hai fatto smarrire, io certo mi apposterò contro di loro (gli esseri umani) sulla Tua Via Diritta. Poi verrò a loro da davanti e da dietro, da destra e da sinistra, e non troverai la maggior parte di loro tra i [riconoscenti] (cioè non saranno devoti a Te).»Corano, Sura 7 (Al-Araf), versetti 16-17
Dato che le scritture islamiche ci insegnano che Satana è in realtà IB-Lees (padre della creazione), il creatore del mondo materiale e perfino dei nostri corpi di carne (Shay-tan, qualcosa fatto di argilla), non dovrebbe sorprendere che il campo di battaglia sia tanto dentro di noi quanto fuori. Come, in effetti, chi cerca la verità in Dio sia costretto ad attraversare problemi nella propria vita, perché l’esperienza diventi una vera prova della nostra volontà e della nostra resistenza nel cercare e seguire la via retta.
Non indica forse questo un segreto e un mistero nascosti della vita e della felicità per il vero credente in Dio? Una delle più grandi sfide filosofiche che le persone devono affrontare è il fatto che questa vita è impermanente, che si dissolve. Dunque, ragionevolmente, perché dovremmo attaccarci a essa e ai suoi fascini che svaniscono? Bisogna soffrire incondizionatamente, durante la nostra vita, la perdita dei propri cari, della ricchezza, della bellezza e della salute. Perciò la vita terrena è chiaramente una prigione per i credenti.
«È più facile stare in una prigione normale, come Guantanamo Bay, che è meno una prigione della prigione in cui ci troviamo per il fatto di nascere o di incarnarci in questo regno fisico.»Aba Al-Sadiq, serie Mahdi has Appeared
Indaghiamo se altre fedi del mondo rivelino verità simili, cioè che il mondo è davvero una prigione per i credenti, e, in tal caso, quali indizi possano esserci per ottenere la liberazione da questa matrice-prigione per la mente e per l’anima.
Religione dell’antico Egitto
La religione dell’antico Egitto considerava il corpo fisico (Khat) come un involucro temporaneo che può essere abitato dalle anime ed è necessario affinché l’anima abbia un’esperienza sensoriale e affronti delle sfide. Qualunque cosa tu faccia o ovunque tu vada, non puoi sfuggire alle prove e alle tribolazioni della vita, affinché l’anima cresca e raggiunga il proprio potenziale.
«Anche se rinunci a tutto e te ne vai in una caverna lontana, distante dalla civiltà, non puoi sfuggire al mondo.»Muata Ashby, Il Libro dei Morti
L’anima è in realtà tenuta prigioniera nel corpo all’interno del mondo fisico, e dunque questa vita non è la sua dimora ultima di riposo. Il mondo, per estensione, è perciò la cella di detenzione temporanea di quest’anima prima che possa tornare alla sua vera dimora eterna nel Campo delle Canne o Paradiso.
«La salvezza è la liberazione dell’anima dalle catene del corpo, il diventare una cosa sola con Dio mediante la conoscenza e la saggezza, il controllare le forze del cosmo anziché esserne schiavi, il domare la natura inferiore e, risvegliando il Sé Superiore, il porre fine al ciclo delle rinascite e dimorare con i netters che dirigono e controllano il Grande Piano.»Muata Ashby, Il Libro dei Morti
Tutta l’elaborata pratica della mummificazione si basava sulla necessità di preservare questo involucro, affinché il Ba e il Ka (aspetti diversi dell’anima) potessero riconoscerlo e riunirsi a esso nell’aldilà. Ciò è chiaramente personificato dalla necessità di aderire al concetto di Maat, ovvero armonia e verità, la vera moneta della vita. Agli egizi veniva insegnato, nelle loro scuole misteriche, lungo migliaia di anni di antica civiltà egizia, a concentrarsi sul raggiungimento dell’aldilà. Il pericolo sta anche nel fatto che diventiamo negligenti e distratti dai cinque sensi e dagli aspetti ordinari della vita e dimentichiamo ciò che abbiamo appreso: siamo davvero «Insan», in accordo con la tradizione secondo cui «l’uomo fu chiamato Insan solo perché gli fu data un’alleanza, ma la dimenticò (Nasiya).»
«Il problema dell’esistenza umana è la dimenticanza dell’essenza Divina del Sé e l’identificazione con il corpo come Sé.»Muata Ashby, Il Libro dei Morti
Il Libro dei Morti insegna che sono le azioni a rendere più leggera la pesatura del cuore; perciò, se seguiamo all’estremo i desideri dei cinque sensi e i piaceri, rischiamo di violare questa legge e di restare appesantiti dai tormenti del sé. La Pesatura del Cuore è la «Prova», il Giudizio Finale; e dunque non dovremmo concentrarci tanto su questo mondo.
Quindi la chiave per sfuggire a questo mondo-matrice dei cinque sensi è riconoscere che esiste una forza armonizzatrice che porta ordine e funzione all’universo, comprese le stelle, le stagioni e le forze naturali. Che nei nostri rapporti devono prevalere verità e giustizia per impedire un collasso di quest’ordine, perché senza tale equilibrio ci saranno caos, violenza e immensa sofferenza. Pertanto, quando seguiamo i nostri innati desideri egoistici e animaleschi e perseguiamo il materialismo per amore del sé, cadiamo in un ciclo di frustrazione e dolore. Senza una guida chiara questa trappola satanica rimane.
«Non affannarti prima per le ricchezze, pensando di goderne poi. Chi trascura il momento presente getta via tutto ciò che ha. Come la freccia attraversa il cuore senza che il guerriero sappia che stava arrivando, così gli sarà tolta la vita prima che sappia di averla.»Muata Ashby, Il Libro dei Morti
Maat è generata dalla buona condotta individuale, dall’onestà, dalla compassione e dal rispetto per gli altri. Questo stato armonico poteva realizzarsi solo se le persone che vivono sotto questo sistema hanno un Re o Faraone Divino che governi secondo le leggi di Maat, con impegno per la giustizia e l’ordine, e i cittadini dello stato allineino di conseguenza i loro cuori e le loro menti.
Ermetismo
Ermete, il primo grande filosofo, rese molto chiaro che l’anima è davvero contenuta nella casa della prigione del corpo all’interno della prigione del mondo. Ermete insegnava che l’ignoranza è davvero l’incapacità di riconoscere il divino interiore e il perseguire i desideri mondani del vaso e del corpo.
«Per gli ignoranti il corpo è supremo, ed essi sono incapaci di realizzare l’immortalità che è in loro. Conoscendo solo il corpo, che è soggetto alla morte, credono nella morte perché adorano quella sostanza che è causa e realtà della morte.»Corpus Hermeticum I, Poimandres
In sostanza, lo scopo del saggio è riconoscere che esiste una scintilla divina interiore, impiegare questo potere per il vero sé e allinearci alla vera fonte di luce.
«Perché il Padre di tutte le cose consiste di Vita e di Luce, di cui l’uomo è fatto.»Corpus Hermeticum I:9, traduzione di Mead
Ermete rese oltremodo chiaro che la discesa dell’uomo è legata al perseguimento di desideri smodati che gli impediscono di riconoscere il proprio sé superiore e il proprio legame con il divino. Allo stesso tempo, dobbiamo vegliare sui nostri cuori, costantemente assaliti dai sussurri e dai sedativi del Diavolo, che vuole allontanarci dalla bontà con la tentazione.
«Non permetterò ai sensi malvagi di controllare i corpi di coloro che mi amano, né permetterò che emozioni malvagie e pensieri malvagi entrino in essi. Divento un portinaio o custode della porta, ed escludo il male, proteggendo i saggi dalla loro stessa natura inferiore. Ma ai malvagi, agli invidiosi e ai cupidi non vengo, perché costoro non possono comprendere i misteri della Mente; perciò non sono il benvenuto. Li lascio al demone vendicatore che stanno creando nelle proprie anime, poiché il male ogni giorno cresce e tormenta l’uomo più aspramente, e ogni azione malvagia si aggiunge alle azioni malvagie precedenti, finché alla fine il male distrugge se stesso. La punizione del desiderio è l’agonia dell’insoddisfazione.»Corpus Hermeticum I, Poimandres
Nel suo Sermone Segreto sul Monte della Rigenerazione e la Professione del Silenzio, Ermete Trismegisto, spesso associato a Enoc, ha con suo figlio Tat (forse Matusalemme) la seguente conversazione sul tema dell’avvicinarsi a Dio:
Ermete: «Eppure è così come dico, o Figlio: colui che guarda soltanto ciò che è portato verso l’alto come Fuoco, ciò che è portato verso il basso come Terra, ciò che è umido come Acqua e ciò che soffia o è soggetto al soffio come Aria, come può comprendere sensibilmente ciò che non è né duro, né umido, né tangibile, né perspicuo, visto che si comprende solo in potenza e operazione? Ma io supplico e prego la Mente, che sola può comprendere la Generazione, che è in Dio.» Tat: «Allora, o Padre, io sono del tutto incapace di farlo.» Ermete: «Dio non voglia, Figlio; piuttosto attiralo o trailo a te (o studia per conoscerlo) ed egli verrà; sii soltanto disposto e sarà fatto; quieta (o rendi inerti) i sensi del corpo, purificandoti dai tormenti irragionevoli e bruteschi della materia.» Tat: «Ho forse in me dei vendicatori o dei tormentatori, Padre?» Ermete: «Sì, e non pochi, ma molti e spaventosi.» Tat: «Non li conosco, Padre.»Corpus Hermeticum, Trattato XII
Ermete arriverebbe perfino a delineare i tratti del carattere che possono allontanare un uomo dalla pietà, come segue.
Ermete: «Un Tormento, Figlio, è l’Ignoranza; un secondo, il Dolore; un terzo, l’Intemperanza; un quarto, la Concupiscenza; un quinto, l’Ingiustizia; un sesto, la Cupidigia; un settimo, l’Inganno; un ottavo, l’Invidia; un nono, la Frode o l’Astuzia; un decimo, l’Ira; un undicesimo, l’Avventatezza; un dodicesimo, la Malizia. Sono dodici di numero, e sotto di essi molti altri; alcuni dei quali, attraverso la prigione del corpo, costringono l’Uomo posto all’interno a soffrire sensibilmente.»Corpus Hermeticum, Trattato XII
È molto chiaro da questa narrazione che Ermete sta insegnando a suo figlio Tat come conoscere Dio e come ciò dipenda dall’intenzione di conoscerLo, dalla pazienza nel conoscerLo e dal «quietare (o rendere inerti) i sensi del corpo, purificandoti dai tormenti irragionevoli e bruteschi della materia.» Dopo aver saputo questo, Tat chiede subito al padre se egli stesso sia imprigionato da questi tormenti della materia, al che il padre risponde dicendo: «Sì, e non pochi, ma molti e spaventosi», e li enumera in dodici. Lo avverte inoltre che ve ne sono molti altri, specificamente «attraverso la prigione del corpo».
In un’altra interessante tradizione, in un manoscritto intitolato Iside la Profetessa a suo figlio Horus, l’antica dea egizia Iside racconta al figlio Horus la condizione di alcune anime che, dopo essere state incaricate da Dio del compito della creazione, caddero nell’orgoglio e, di conseguenza, dovettero subire una punizione.
Allora per la prima volta le anime seppero di essere state condannate; e cupi erano i loro sguardi. Io (Iside) ti dirò ciò che dissero le anime; ascolta, mio glorioso figlio (Horus): quando stavano per essere rinchiuse nei corpi, alcune di loro gemevano e si lamentavano, solo questo e nient’altro;... E un’altra gridò, volgendo più e più volte gli occhi in alto e ora in basso, e disse: «O tu Cielo, fonte del nostro essere… quanto è crudele che veniamo strappate da cose così grandi e splendide!... Saremo espulse dall’atmosfera santa, da un luogo prossimo alla volta del cielo e dalla vita beata che vivevamo là, e saremo imprigionate in dimore meschine e vili come queste (cioè nei corpi terreni).» Poveri miseri che siamo, quali dure necessità ci attendono! Quali cose odiose dovremo fare per provvedere ai bisogni di questo corpo che deve così presto perire!Corpus Hermeticum, Il Divino Pimandro
Ermete ricorda a chi ha la scintilla latente dentro di sé di cercare di riaccenderla:
«O popolo della terra, uomini nati e fatti degli elementi, ma con lo spirito dell’Uomo Divino dentro di voi, destatevi dal vostro sonno di ignoranza! Siate sobri e riflessivi. Comprendete che la vostra dimora non è nella terra ma nella Luce. Perché vi siete consegnati alla morte, avendo il potere di partecipare all’immortalità? Pentitevi e cambiate mente. Allontanatevi dalla luce oscura e abbandonate per sempre la corruzione. Preparatevi a salire attraverso i Sette Anelli e a fondere le vostre anime con la Luce eterna.»Muata Ashby, Proverbi dell’antico Egitto
Da Ermete apprendiamo che, in verità, infuria una battaglia dentro di noi, a causa dei nostri desideri egoistici, e fuori di noi, da parte delle forze oscure che vogliono controllarci con false dottrine, paura e censura. Perciò ci sentiamo spesso intrappolati e irretiti.
L’antica Grecia
L’insegnamento di Socrate nella Repubblica di Platone riguardo all’Allegoria della Caverna, che descrive un gruppo di prigionieri letteralmente incatenati in una caverna fin dall’infanzia, è vivido. Gli esseri umani in questa vita terrena sono rivolti verso una parete, incapaci di voltare la testa. Dietro di loro c’è un fuoco, e tra il fuoco e i prigionieri c’è un passaggio dove delle immagini vengono proiettate da persone che svolgono dei compiti.
I prigionieri vedono soltanto le ombre di questa proiezione sulla parete della caverna e, per loro, queste ombre proiettate sono in realtà tutta la loro esperienza e realtà. Alla fine, un prigioniero coraggioso e audace, che sospetta che qualcosa non vada, riesce a liberarsi dalle catene e a lasciare la caverna. All’inizio è accecato dalla luce del sole, ma gradualmente vede dei riflessi, veri oggetti meravigliosi e infine il sole stesso, la vera fonte di luce e di vita. Stupita e illuminata, l’anima risvegliata torna nella caverna per rivelare la vera natura del mondo ai suoi compagni di caverna. Si rende conto che molti troveranno difficile comprendere questa rivelazione dopo una vita di condizionamento ma, con sincera compassione, vuole aiutarli. La maggior parte dei prigionieri rifiuta la sua profonda rivelazione, poiché si fida ancora soltanto delle ombre a cui è abituata. Combattono perfino e respingono il suo chiamarli fuori dalla loro oscurità illusoria e, per paura, dichiarano blasfeme ed eretiche le sue dottrine, perché minacciano il comfort percepito della loro normalità illusoria.
In realtà sono ancora consumati dai loro desideri egoistici, equivalenti all’apparato mediatico di oggi, che ci acceca con icone di celebrità e un materialismo grossolano, con l’intrattenimento e con sostanze che creano dipendenza. Allo stesso modo, le persone di oggi sono intrappolate nella paura dell’ignoto e narcotizzate dalle regole e dai rituali della religione ufficiale, che fungono da povero surrogato della vera essenza e dell’anima della religione vivente con il messaggero vivente e risvegliato.
Questa allegoria della verità fu corroborata dai principi degli insegnamenti dell’etica e della politica di Aristotele. Il successore di Platone chiarì oltre ogni dubbio che dobbiamo cercare di trovare il giusto mezzo per sfuggire al complesso carcerario. Il giusto mezzo può essere esemplificato come la via di mezzo tra due estremi, essenzialmente la via della moderazione: per esempio, il coraggio tra la temerarietà e la viltà. Un altro esempio potrebbe essere cercare la diligenza tra la pigrizia e l’eccesso di lavoro, o la riverenza in contrapposizione alla trascuratezza e all’idolatria. In ogni senso, cercare, praticare e perseguire l’obiettivo dell’eudaimonia. Essa può essere descritta come uno stato di benessere profondo e duraturo raggiunto mediante l’attività virtuosa, il pensiero razionale e il compimento del proprio vero scopo o potenziale. Perciò, a differenza della ricerca di sensazioni transitorie di piacere, l’eudaimonia è una condizione stabile radicata nella moralità, nel sacrificio di sé per il bene maggiore della comunità, nell’altruismo che vince l’egoismo. Vediamo dunque qui che la prigione è identificata con l’illusione di seguire il soddisfacimento dei propri desideri, specialmente a detrimento degli altri, incoraggiata dalla maggioranza dominante nei media, nella politica e nella religione.
Il Demiurgo, dal Timeo di Platone, si riferisce a un artigiano creato che svolge un lavoro per conto della Monade, ovvero dell’unico vero Dio Assoluto. Egli diventa responsabile di plasmare e mantenere l’universo fisico. Nulla di tutto ciò dovrebbe sorprendere gli studiosi della filosofia greca antica.
Gli insegnamenti di Platone stabilirono che uno Stato Ideale dentro di noi e fuori, nel nostro mondo, non può essere raggiunto se non seguendo un Re Filosofo Divino ispirato dalla Monade, ovvero dall’unico vero Dio. Ci ricorda dunque che, vivendo in questo mondo senza una guida o un mentore divino, siamo destinati all’autodistruzione, e le nostre comunità e le nostre città non avranno mai tregua dai loro mali finché i Monarchi Divini non saranno restituiti al seggio del potere sulla terra.
Aristotele stesso lo ha chiarito:
«È dovere del credente libero, devoto e puro non adorare nessuno se non colui che è presente, vigile e visibile all’occhio.»Abu Al-Fath Muhammad Al-Shahrastani, Religioni e dottrine, Il Saggio Aristotele
Mark Twain nella letteratura americana
Se riflettiamo sugli insegnamenti di Mark Twain nel suo Mysterious Stranger, un uomo che credeva che fossimo nati dalle stelle, troviamo alcuni paralleli interessanti. Il personaggio principale di Twain, Satana, possiede poteri soprannaturali ed esprime la filosofia della vita umana come illusione. A coloro che incontra si presenta inizialmente come un essere innocente con buone intenzioni, così che ne restino incantati. È in grado di offrire miracoli a chi cattura, abbondanza materiale e ricchezze, ma promuove sottilmente il nichilismo, come se l’esistenza umana fosse in gran parte priva di valore. Questo personaggio ingannatore, nonostante i suoi miracoli, è dunque chiaramente insensibile e indifferente nella realtà. Tuttavia, se immaginiamo che sia il creatore della carne, e quindi dei suoi desideri, ha chiaramente il potere di ingannare chi incontra prima di usare una filosofia divergente per metterli gli uni contro gli altri. Fa credere loro che questa vita sia vuota e crudele, senza scopo, nel tentativo di nascondere la loro scintilla divina. Riflettiamo e vediamo quanto sia incredibile usare questo potere semplicemente sussurrando le proprie idee alle persone, per dividere e conquistare e causare caos nel mondo, senza farlo in prima persona.
«Nulla esiste; tutto è un sogno. Dio, l’uomo, il mondo, il sole, la luna, la selva di stelle: un sogno, tutto un sogno; non hanno esistenza. Nulla esiste tranne lo spazio vuoto, e voi!»Mysterious Stranger, Mark Twain
Un tale concetto della filosofia del Diavolo cerca di far credere alle persone che non vi sia speranza né senso nell’esprimere l’umanità. Ciò è chiaramente legato alle scritture gnostiche, che ci fanno comprendere quanto ci troviamo davvero in una matrice-prigione e quanto stiamo combattendo le macchinazioni di un’energia satanica oscura che cerca di metterci gli uni contro gli altri e di farci credere in nulla se non nel nichilismo.
Giudaismo
Nel Libro dello Splendore, lo Zohar, identifichiamo Samael come il «Veleno di Dio», ritratto come un arcidemone che opera mediante giudizio severo, rigore e tentazione.
«“Iniquità” si riferisce a Samael, che è il Serpente; “e non distrusse” allude all’Angelo della Distruzione; …»Zohar, Bereshit A, v. 184–186
Samael non è solo nella sua battaglia materiale contro lo spirito dell’umanità: lo Zohar usa un linguaggio simbolico per ritrarre Samael come capo di forze avverse e severe nei regni inferiori.
«Quei settanta ministri muovono accuse… e 700 milioni di demoni sono legati a loro. “Iniquità” si riferisce a Samael…»Zohar, Bereshit A
Lo Zohar descrive spesso una gerarchia di ministri demoniaci e ostruttivi, con Samael a capo delle funzioni accusatorie all’interno di questo regno terreno. Queste forze cercano di nasconderci alla santità con mezzi come la corruzione, la censura e, a livello personale, sussurrando desideri di materialismo grossolano. A lui si attribuisce di aver portato la corruzione nel mondo tentando Adamo ed Eva a mangiare il frutto dell’albero della conoscenza, in diretta violazione della legge dell’unico vero Dio (l’allegoria è spiegata nel Capitolo 1 di Lo Scopo del Saggio). Un avversario come Samael, nella nostra vita terrena, combatterebbe il credente più duramente degli altri per impedirgli di cercare e trovare la via verso Dio, per oscurare la luce Divina con ogni mezzo. Lo Zohar racconta come tali entità cerchino di impedire alle anime buone di vedere o sentire la pienezza del mondo spirituale.
In alcune narrazioni rabbiniche vediamo come operi una legge universale e come, ascoltando il tentatore e seguendo i nostri desideri, cadiamo in errore karmico. La giustizia karmica richiede che i nostri debiti siano pagati affinché la persona possa superare il debito karmico che si è guadagnata.
«Il Santo, benedetto Egli sia, desidera che le persone aiutino coloro che si trovano nella prigione del Re e non possono liberarsi da sé. Nel tribunale di sopra, il Santo, benedetto Egli sia, condanna a morte le persone del mondo, staccandole dalle loro radici insieme ai loro figli. Condanna anche alcune persone a non avere figli, per impedire che le loro stirpi continuino. Le punizioni possono riguardare i beni e l’imprigionamento di una persona. Coloro che sono puniti nei loro beni si ammalano e non guariranno finché la loro punizione non sarà completata. Allora potranno lasciare la prigione. Per questo è importante aiutare una persona a completare la sua punizione e a uscire di prigione.»Zohar 2:212a, Detto 3735
Una tale riflessione ci fa comprendere che siamo davvero rinchiusi nella sofferenza in questo mondo-prigione finché non usciamo dal ciclo di infliggere dolore agli altri e a noi stessi, cessando di operare attraverso stati egoistici. Il vero Alto Re cercherebbe di aiutarci, con alleati angelici, nel nostro cammino per superare le sedizioni delle tentazioni oscure e ci incoraggerebbe a seguire la via della luce.
Abbiamo altre narrazioni nella Leggenda degli Ebrei in cui Adamo prende una pietra e comincia ad attaccare il proprio prepuzio. Questa autopunizione allude a un’ondata di desideri che egli provava e che temeva di controllare. Questo tema è delineato nel Capitolo uno di Lo Scopo del Saggio, dove in realtà Adamo nega la carne. E ovviamente abbiamo lo stesso concetto che si sviluppa nella circoncisione nell’alleanza abramitica. Vediamo dunque ancora una volta come il saggio comprenda i desideri che tentano di sopraffare il suo spirito e intervenga per impedire queste sedizioni. In verità il corpo e la vita terrena sono un campo di battaglia per l’anima, ed è solo ascoltando la guida del messaggero vivente inviato da Dio nella nostra epoca che possiamo sperare di trovare una via d’uscita da questo labirinto. Allo stesso modo, dobbiamo essere pronti a prendere le armi spirituali e a combattere il vecchio avversario affinché non cadiamo vittime dei suoi sussurri.
«Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole.»Bibbia, Vangelo di Matteo, Capitolo 26, versetto 41
E detto questo, Gesù si sedette vicino al monte che essi guardavano. E i suoi discepoli vennero al suo fianco per ascoltare le sue parole. Allora Gesù disse: «Adamo, il primo uomo, avendo mangiato, per frode di Satana, il cibo proibito da Dio in paradiso, la sua carne si ribellò contro lo spirito; per cui egli giurò, dicendo: “Per Dio, io ti taglierò!” E avendo spezzato un pezzo di roccia, afferrò la sua carne per tagliarla con il bordo tagliente della pietra; per cui fu rimproverato dall’angelo Gabriele. Ed egli rispose: “Ho giurato per Dio di tagliarla; non sarò mai bugiardo!” Allora l’angelo gli mostrò la superfluità della sua carne, ed egli la tagliò. E perciò, come ogni uomo prende la carne per la carne di Adamo, così è tenuto a osservarlo nei suoi figli, e di generazione in generazione è discesa l’obbligo della circoncisione.
E detto questo, Gesù si sedette vicino al monte che essi guardavano. E i suoi discepoli vennero al suo fianco per ascoltare le sue parole. Allora Gesù disse: «Adamo, il primo uomo, avendo mangiato, per frode di Satana, il cibo proibito da Dio in paradiso, la sua carne si ribellò contro lo spirito; per cui egli giurò, dicendo: “Per Dio, io ti taglierò!” E avendo spezzato un pezzo di roccia, afferrò la sua carne per tagliarla con il bordo tagliente della pietra; per cui fu rimproverato dall’angelo Gabriele. Ed egli rispose: “Ho giurato per Dio di tagliarla; non sarò mai bugiardo!” (Vangelo di Barnaba, Capitolo 23). Allora l’angelo gli mostrò la superfluità della sua carne, ed egli la tagliò. E perciò, come ogni uomo prende la carne per la carne di Adamo, così è tenuto a osservarlo nei suoi figli, e di generazione in generazione è discesa l’obbligo della circoncisione.
Cristianesimo
Queste trappole sataniche non sfuggono agli insegnamenti di Gesù Cristo, dove egli dice ai suoi discepoli di rinnegare la carne e di portare la croce sulle spalle. Gesù ci insegna ad astenerci dai nostri desideri e a non perseguire la vita terrena, i suoi piaceri o le sue lusinghe.
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia la salverà.»Bibbia, Vangelo di Luca, Capitolo 9, versetti 23-24
Gesù è fondamentalmente consapevole che il Regno di Dio non è di questo mondo materiale, e non lo è nemmeno l’origine di Gesù o dei suoi veri discepoli.
«Gesù rispose: Il mio regno non è di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi consegnato ai Giudei: ma ora il mio regno non è di quaggiù.»Bibbia, Vangelo di Giovanni, Capitolo 18, versetto 36
Gesù avverte che, a causa di ciò, le potenze oscure che governano questo regno terreno non sono in accordo con tale posizione. Perciò, quando ci teniamo in disparte dalla corrente dominante, gli arconti oscuri cercano di ostracizzarci, deriderci, schernirci e castigarci, considerano gli aderenti alla fede come eretici e, a loro volta, fanno sì che il mondo ci disprezzi.
«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.»Bibbia, Vangelo di Giovanni, Capitolo 15, versetti 18-19
Gesù stesso, attraverso il proprio cammino, rivela la natura della guerra spirituale in corso contro i poteri delle élite religiose e politiche corrotte. Nella scena della tentazione con il Diavolo ci viene reso ben chiaro il potere e la forza del Diavolo sui regni terreni. Offrendo a Gesù il potere su questi regni a condizione di sottomettersi al comando del Diavolo, colui che rifiuta di sottomettersi all’unico Dio Assoluto rappresenta il compromesso supremo con il male puro. Ciò implica anche, in modo inquietante e logico, che in realtà tutti i leader mondiali nella storia e oggi, nella politica, nei media e nella religione, devono in un modo o nell’altro aver ceduto al diavolo per ottenere un tale status e una tale gloria mondana. Questo implicherebbe che viviamo in uno stato di Iblis, senza un messaggero Divino che governi sull’umanità.
Gesù, lo Spirito di Dio, è purificato da tale tentazione, poiché riconosce che, anche se dorme senza casa né beni, con la roccia per cuscino, la luna per lampada e le bacche per cibo, nessuno è più ricco di lui. Gesù insegna: «Non accumulate tesori sulla terra… ma nel cielo» (Matteo 6:19–20).
Da ciò impariamo che, anche se siamo privati del successo materiale, possiamo resistere se abbiamo la luce di Dio nei nostri cuori. Quanto dobbiamo davvero essere in una battaglia per le nostre anime se viviamo in un mondo in cui il leader e l’élite che controllano i media che guardiamo, il sistema educativo, l’assistenza sanitaria, i confini nazionali e le dogane, per non parlare dei dotti delle onnipotenti religioni ufficiali, sono in ultima analisi sottomessi al creatore di questo mondo, il Diavolo.
Come il messaggero vivente, o archetipo di Gesù, della nostra epoca sia idoneo a guidarci fuori dalla perdizione, perché si è già segnato come sacrificio volontario per il bene dell’umanità.
«Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la vita per le pecore. Chi è un mercenario… non si cura delle pecore. Io sono il buon pastore; conosco le mie e le mie conoscono me.»Bibbia, Vangelo di Matteo, Capitolo 26, versetto 41
Vediamo come il gregge, o i veri discepoli, riconoscano la voce e la guida del loro vero pastore e lo seguano con obbedienza per non cadere vittime dei lupi. Coloro che rappresentano il mercenario, o Satana, l’ingannatore, hanno ricevuto potere in prestito da Dio ma non rappresentano l’unico vero Dio.
Questi dotti malvagi cercano di accecare le persone rispetto alla luce Divina praticando una pletora di rituali e di regole distraenti che in realtà negano un vero legame con un messaggero vivente. In Giovanni 8:44 vediamo come queste élite che incoraggiano i credenti a seguirle ciecamente siano in realtà figli del Diavolo. Come potrebbero i credenti essere in pace in questo regno finché non vinciamo in questa battaglia cosmica contro le forze dell’esercito di Satana, che agiscono come lupi in questo regno cercando di divorare i credenti come agnelli primaverili?
«Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete compiere i desideri di vostro padre. Egli era omicida fin da principio e non sta saldo nella verità…»Bibbia, Vangelo di Giovanni, Capitolo 8, versetto 44
Gesù venne come un guerriero spirituale divinamente ispirato e alleato della verità proveniente da oltre la caverna, le cui armi, come quelle di tutti i messaggeri profetici, sono le parabole, il rimprovero tempestivo e la scintilla di luce divina compassionevole che abbraccia i suoi seguaci. Parabole di Gesù in cui dice ai suoi discepoli di non costruire le loro case sulla sabbia che cede, perché diventerebbero instabili. In sostanza, dunque, dovremmo considerare questa dimora come temporanea e non come un luogo di riposo. Piuttosto, come un luogo dove, compiendo buone azioni, possiamo cercare di guadagnare meriti in cielo. Come un Dio misericordioso e generoso ci abbia dato la possibilità di raggiungere grandi vette di sviluppo spirituale semplicemente combattendo contro i nostri desideri inferiori e cercando di essere come Gesù, diventando così anche noi figli di Dio.
«In verità, in verità vi dico: chi crede in me compirà le opere che io compio, e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.»Bibbia, Vangelo di Giovanni, Capitolo 14, versetto 12
Questa è dunque una battaglia costante per essere sentinelle su noi stessi, compiere buone azioni per il messaggero Vivente anziché adagiarci sugli allori e trascurare i nostri doveri e le nostre responsabilità. Il figlio dell’uomo non ha riposo in questa vita e sappiamo che la fede senza le opere è morta; dobbiamo quindi essere pronti a faticare e a lavorare per amore di Dio e della verità. Qui dobbiamo essere pronti a opporci all’oppressione e all’ingiustizia per amore di Dio e del suo messaggero vivente, e a operare secondo il principio della supremazia di Dio, a prescindere dal sé e dalle élite designate. Assumendo una tale posizione siamo costretti ad attraversare il regno terreno affrontando ostacoli severi, con le nostre case sulle spalle e senza dimora fissa, come Gesù aveva preannunciato.
«Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo.»Bibbia, Vangelo di Matteo, Capitolo 8, versetto 20
C’è una parabola che in realtà è attribuita a Gesù e che ci ricorda che siamo in una grande battaglia spirituale dentro di noi così come contro le élite, simboleggiata da due lupi. Un lupo è malvagio. È ira, invidia, avidità, risentimento, menzogne, ignoranza ed ego. L’altro lupo è buono. È gioia, pace, amore, speranza, umiltà, gentilezza, empatia e verità. Il lupo che vince è quello che nutri di più.
Ovviamente, in un mondo moderno pieno di luci al neon sfavillanti e di tentazioni di peccato, è molto più facile seguire il lupo malvagio, ed è lì che sta la lotta dentro ciascuno di noi. Non stupisce che Gesù ci abbia avvertiti che larga è la via che conduce alla perdizione e stretta quella che porta alla salvezza. Seguendo la via stretta di Cristo, speriamo di essere liberati dalla tentazione per essere alleati nell’instaurare il regno dei cieli sulla terra, con i veri Re di Gesù e Colui che si leva, Aba Al-Sadiq.
«Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la propria anima?»Bibbia, Vangelo di Marco, Capitolo 8, versetto 36
Gnosticismo
Tali insegnamenti corrispondono a quelli espressi dai catari, una setta medievale del cristianesimo in Francia tra il XII e il XIV secolo, derivata dal pensiero manicheo. Da essi si può dedurre che il Demiurgo o Rex Mundi, Re della terra, degli studi platonici avesse intenzioni malevole. Il mondo materiale, compresi i corpi umani, è intrinsecamente corrotto, malvagio e una prigione per l’anima. Le nostre anime sono scintille di luce divina intrappolate nella materia, in attesa di liberazione da questo mondo-prigione. Credevano che gli esseri umani avessero originariamente una condizione angelica e che, sedotti da Satana dopo una lotta cosmica, fossero rimasti intrappolati nel regno materiale creato dal tentatore malvagio. Per riacquistare il loro stato angelico dovevano rinunciare al sé materiale. Finché non fossero stati pronti a farlo, sarebbero rimasti bloccati in un ciclo di reincarnazione, condannati a soffrire infinite vite umane sulla Terra corrotta, come affermano gli insegnamenti manichei:
«Il Principe delle Tenebre, mescolatosi con il mondo, generò il regno materiale e intrappolò le scintille di Luce nei corpi degli uomini.»
Perciò gran parte degli insegnamenti e delle pratiche era incentrata sull’ascetismo, sulla purezza spirituale e sul distacco dal corpo e dai beni materiali. Dato che il Demiurgo è responsabile del mondo materiale in cui viviamo e dei corpi materiali, c’è da stupirsi che abbiamo una battaglia spirituale per sfuggire alla sua presa?
È molto chiaro che questa posizione era in netto contrasto con il cattolicesimo ufficiale profondamente corrotto e portò infine al massacro albigese dei catari. Esso fu lanciato da papa Innocenzo III per eliminare questa cosiddetta eresia, i cui seguaci ebbero l’audacia di dichiarare: «Uccideteli tutti; Dio riconoscerà i suoi» (Arnaud Amalric, legato papale e comandante militare della Crociata). La domanda chiave è a quale Dio si riferisse: forse al re di questo mondo?
A Béziers, nel 1209, ne furono uccisi 20.000 solo in quella città. Molti furono bruciati sul rogo. Si tennero inquisizioni papali, seguirono manovre militari e politiche, e intere comunità furono decimate. Riflettendo, vediamo come una fede incentrata sulla liberazione della scintilla di luce dal corpo e sulla riconciliazione con la fonte divina sia stata accolta da una reazione violenta da parte dell’establishment. C’è da stupirsi che in ogni epoca, quando ci si tiene in disparte dalla corrente dominante, si subiscano ritorsioni estreme? I credenti sono davvero in una prigione del corpo e della mente.
Buddismo e induismo
Fin dall’inizio vediamo come questa vita terrena sia davvero un’illusione nel buddismo, come ha chiaramente indicato l’illuminato Siddhartha Gautama, il Signore Buddha, che raggiunse uno stato di tranquillità e saggezza privando il sé dei suoi piaceri.
«La vita è un’illusione, un sogno; una bolla; un’ombra… Nulla è permanente. Nulla è degno di ira o di contesa. Nulla…»Buddha, Sutra del Diamante, Capitolo 32
In queste tradizioni è molto vivida l’idea che gli esseri umani siano presi o intrappolati, proprio come disse il profeta Muhammad, in cicli di reincarnazione. La vita sulla terra è associata alla sofferenza perché nulla è permanente e questo è un luogo intrinsecamente malvagio se agiamo unicamente a livello materiale ed egoistico. Perciò lo Scopo del Saggio è liberarsi dai cicli di incarnazione, o Samsara, guidati dalla nostra ignoranza (avidyā), dalla brama o dalle concupiscenze (tṛṣṇā) e dal debito karmico, che è ovviamente segnato intrinsecamente dalla sofferenza (dukkha).
Vediamo di nuovo dei paralleli con un dio tentatore malvagio chiamato Mara, una figura simbolica associata al controllo sull’umanità in questo piano materiale. Viene rivelato come l’attaccamento, il desiderio e l’illusione fungano da ostacoli alla nostra illuminazione spirituale. È un chiaro parallelo con il cammino di Cristo, poiché il Buddha cercò di andare oltre i confini di questo piano materiale e di cercare l’illuminazione. Affrontò Mara a viso aperto e fu tentato dalla paura, dal desiderio e dal dubbio, con Mara che inviò consorti femminili ed eserciti. Come Gesù, superò la prova a pieni voti, il che lo distinse come idoneo a guidare gli altri.
Mara rappresentava la personificazione degli ostacoli interiori: le nostre stesse contaminazioni mentali, la brama, l’avversione e la confusione. Sotto il suo dominio cadiamo nelle sue sedizioni ed entriamo in un ciclo di rinascite nel Samsara. L’illustrazione della Ruota di Mara rivela come questa entità oscura stringa nei suoi artigli questo mondo di illusioni e desideri, tenendo gli esseri umani sotto il suo incantesimo. Finché incarniamo tratti di odio, desiderio e ignoranza, restiamo intrappolati. Lo scopo primario di Mara è sfruttare i nostri attaccamenti ai vari aspetti di questa vita terrena, così che alla fine ci teniamo noi stessi in catene. L’obiettivo è giungere infine a uno stato di Nirvana, liberando le nostre anime da questo ciclo fisico e quindi evadendo dalla matrice, per così dire. La liberazione viene dunque dal coltivare la saggezza, dagli atti coraggiosi, dalla ricerca della vera giustizia e della genuina compassione nei nostri rapporti con gli altri, e dall’avere una guida in un Buddha vivente.
Vediamo come l’insegnamento del Buddha illuminato, attraverso la sua parola registrata, o Dharma, e la sua esperienza di vita, ci insegni a rispecchiare i suoi tratti. Una volta che seguiamo le sue orme, possiamo ugualmente comprendere che è davvero possibile recidere il desiderio, l’avversione, l’ignoranza, l’avarizia e tutti gli stati negativi. Comprendiamo l’aspetto cruciale, su questo cammino di vita, di avere un messaggero vivente che ci insegni una meditazione penetrante, e come il potere di Mara non sia assoluto in confronto a Dio, così che dovremmo riporre maggiore fiducia nel Supremo. Il Buddha ci insegna, attraverso la propria vittoria personale sul suo tentatore, a essere saldi e a diventare l’osservatore, non attaccato né ai nostri pensieri né ai frutti del nostro lavoro, per non diventare presuntuosi o invidiosi degli altri. Ci insegna che questa è davvero una matrice-prigione per il credente, ma riconoscendo il suo esempio umile e stoico possiamo raggiungere anche noi uno stato di sublime Nirvana.
Nell’induismo vediamo come il Signore Krishna, l’Avatar Divino di Dio nella Bhagavad Gita, insegni ad Arjuna a superare il male, l’illusione interiore e gli attaccamenti. Come la vita sia davvero una prova e un campo di battaglia per l’anima. Vediamo come Arjuna fosse paralizzato da paura, attaccamento e confusione per aver dovuto affrontare in battaglia la propria famiglia fisica per la guida del regno. Vediamo come Krishna sia stato in grado di guidarlo a riconoscere che si trattava più del «nemico» interiore, cioè di affrontare la lotta contro il proprio ego, il desiderio e l’ignoranza, e di confidare completamente nel messaggero vivente e nella volontà di Dio. Agire secondo la via di Dio, non secondo la percezione del sé, senza attaccarsi all’esito della missione.
«Agisci secondo il dharma senza attaccamento ai risultati.»Bhagavad Gita, 2:47
Krishna insegnerebbe inoltre ad Arjuna che esiste una scintilla Divina all’interno del corpo, capace di superare le oscure sedizioni del sé, e che dobbiamo praticare disciplina, meditazione e autocontrollo (Gita 6:5–6). Ciò per impedire che l’anima sia resa schiava dal desiderio e dall’ira, simbolicamente «il diavolo». Il messaggero vivente, ossia Krishna, fu in grado di rivelare la saggezza divina ad Arjuna per aiutarlo nel suo cammino: come il sé eterno (Atman) sia parte del divino (Brahman) (Gita 4:38).
Ad Arjuna fu insegnata anche, attraverso il Bhakti Yoga, l’importanza di arrendersi e sottomettersi alla volontà del messaggero vivente, nonostante il proprio ego o le proprie opinioni, poiché la volontà di Krishna rappresentava veramente la volontà di Dio ed era quindi un giudizio superiore. Gli fu insegnato ad arrendersi a Krishna con amore e fede (Gita 9:22).
Troviamo dunque nel buddismo e nell’induismo lo stesso concetto: il processo di incarnarsi sulla terra è davvero una prigione per i credenti e una prova della loro fede. Ancora una volta comprendiamo che esiste una forza creatrice malevola, o un nemico, che cerca di farci deragliare e di allontanarci dall’unico Dio Vero e dal messaggero vivente. In questa scuola di vita siamo di fatto intrappolati nei nostri corpi e nel ciclo delle rinascite, finché non spezziamo le catene dei nostri desideri egoistici interiori e delle insinuazioni dei dotti malvagi e delle élite politiche esteriori.
Islam
Troviamo la stessa nozione dell’essere in questo regno terreno, con la stessa visione della reincarnazione spiegata in libri come Al-Haft Al-Sharif o in alcuni testi gnostici islamici e cristiani appartenenti a particolari sette che credevano nella reincarnazione. Essi usano anche versetti del Corano per estrapolare questa idea: che il processo di reincarnazione non è uno in cui si debba desiderare di restare per sempre, che in realtà è una trappola. È in realtà una prigione. È qualcosa da cui vogliamo alla fine evadere.
Il profeta Muhammad insegnò come dovremmo cercare di negare i sensi per avvicinarci a Dio e purificare l’anima. Affinché prevalga la giustizia, dobbiamo cercare di mettere l’altro prima di sé, e quindi le azioni sono più importanti dei beni nella nostra pesatura e sulle nostre bilance davanti a Dio.
Il profeta Muhammad, ispirato dall’unico vero Dio, ebbe l’audacia di spiegare che questa vita terrena è temporanea e destinata a svanire. Come non sia in verità altro che gioco e divertimento, ornamento, vanto tra le persone e rivalità nella ricchezza e nei figli, una distrazione dal cammino spirituale. Come dovremmo trattare il mondo come un luogo in cui guadagnare buone azioni da presentare davanti a Dio e non ammassare tesori che ci appesantiscono, usandolo invece come un ponte che ci porti all’altra riva.
Mohammed disse: «Che ho io a che fare con questo mondo? Sono come un cavaliere che si ferma all’ombra sotto un albero, poi riparte e lo lascia dietro di sé.»Musnad Ahmad, Hadith 3709
Mohammed era indicato come un medico delle anime, un legame diretto tra l’umanità e l’unico vero Dio per aiutarci nella nostra battaglia per portare la vittoria alle anime sui corpi e sulla vita terrena. Chiaramente era un uomo ispirato da Dio per poter curare i cuori e le anime delle persone cadute nella trappola della vita terrena. Venne a curare le malattie spirituali dell’arroganza, dell’avidità, dell’incuria e dell’invidia, e a fornire rimedi attraverso la fede, l’umiltà, il culto e la compassione. L’Imam Ali in Nahj Al-Balaghah disse del Profeta:
«È un medico che si sposta di luogo in luogo con i suoi rimedi e ha già preparato i suoi unguenti. Li applica dove c’è bisogno di cura, a cuori ciechi, orecchie sorde e lingue mute. Segue con i suoi rimedi i luoghi della negligenza e i luoghi della perplessità.»Nahj Al-Balaghah, Sermone 108
L’Imam Ali fu anche il successore Divino di Mohammed secondo il testamento sacro, e divenne il tutore dei credenti dopo la sua morte. L’Imam Ali diceva che questo mondo era sudore di maiale nella mano di un lebbroso, cioè che ci sfugge sempre e non vale la pena di aggrapparvisi. L’Imam Ali spiegava inoltre come:
Il mondo è come un serpente: liscio al tatto, ma all’interno pieno di veleno. Il saggio lo evita, mentre il bambino ci gioca.»Nahj Al-Balaghah
Per esempio, i dotti malvagi ci offrono belle parole per farci sottomettere alla loro volontà, non alla volontà di Dio, alleviando in apparenza i nostri fardelli e sostenendo di fronte a noi che risponderanno davanti a Dio al posto nostro, quando sappiamo, per Dio e per il Suo messaggero, che non è così.
«Nessun portatore di fardelli porterà il fardello di un altro. Poi il ritorno sarà al vostro Signore, ed Egli vi informerà su ciò su cui eravate in disaccordo.»Corano, Sura 6 (Al-Anʿam), versetto 164
L’Imam Ali, preoccupato egli stesso del proprio combattimento con il sé, alla sua morte esclamò: «Per il Signore della Kaaba, ho vinto», sapendo di essere morto in uno stato di sottomissione all’unico vero Dio, senza alcuna deviazione né associazione a Dio. Questa è una vittoria nella grande lotta del sé di cui parlava Mohammed, dove il combattimento fisico era la lotta minore, mentre la lotta maggiore era vincere i desideri e gli attaccamenti, il vero campo di battaglia dell’anima.
L’Imam Al-Baqir, il 5° Santo Imam, rivelò un gioiello prezioso: come il padre della creazione, ovvero Iblis (Satana), sia stato in grado di creare qualcosa solo per il potere e il permesso di Dio. Nell’Umm Al-Kitab, l’Imam Al-Baqir discute con il suo compagno Jabir della creazione del mondo e dice:
«L’Alto Re prestò luce ad Azazel, e usando questa luce egli plasmò le sue creazioni. A sua immagine fece degli spiriti. Il Re gridò riguardo a ciò che aveva fatto. Azazel gridò chiamando all’esistenza la sua creazione di luogo, eone e spirito, e nessuno tranne l’Alto Re sa quanti. L’Alto Re disse ad Azazel: “Vecchio essere, dimmi chi sei, chi sono io e che cosa sono tutte queste creature.” Azazel rispose: “Tu sei un dio e io sono un dio, e tutti questi spiriti li abbiamo fatti entrambi.” L’Alto Re disse: “Non possono esserci due dèi. Tu sei una mia creazione.”»Gnosticismo nell’Islam, Heinz Halm, p. 111-112
Nonostante ciò, l’angelo Pavone, o creatore dell’universo materiale, divenne arrogante per le sue opere, anche se non provenivano veramente da lui, e si rifiutò di sottomettersi alla volontà di Dio. Satana cerca di sviare tutti tranne i servitori riconoscenti e sinceri di Dio dal sottomettersi ai successori di Adamo.
L’Imam Jafar Al-Sadiq, un altro santo successore, rivelò paralleli con Gesù riguardo alla battaglia dei soldati dell’intelligenza contro i soldati dell’ignoranza. Perciò, operando attraverso gli aspetti della luce, possiamo vincere e dissolvere i tratti diabolici che altrimenti ci porterebbero a sprofondare nell’inganno e nella disperazione.
Attraverso questi confronti, nei giorni nostri, è chiaro che in realtà tutte le religioni divine, da oriente a occidente e attraverso il tempo, provengono dalla stessa origine fondamentale con gli stessi principi fondamentali. Come in effetti questo mondo sia controllato da un creatore ingannatore malvagio e come l’obiettivo non sia attaccarci alle ricerche materiali, ma piuttosto alle buone azioni e agli atti altruistici. Come in effetti questa terra sia un terreno di prova e una battaglia per le anime e non la nostra destinazione finale.
Qualsiasi osservatore saggio vedrà come abbiamo reciso il legame con la guida primaria degli avatar divini e dei messaggeri dell’unico vero Dio. Ciò si manifesta nella realtà che vediamo oggi, in cui il mondo è in effetti allineato al contrario con il caos, la disunione e l’arroganza. Come vediamo governanti malvagi e corrotti drenare e rubare le risorse del mondo e lasciare la maggioranza nella servitù del debito e nella sofferenza, mentre i dotti religiosi sono autoproclamati, divisivi e ci incoraggiano a seguirli ciecamente.
Gesù disse: «Se un cieco guida un altro cieco, cadranno tutti e due in un fosso.»Bibbia, Vangelo di Matteo, Capitolo 15, versetto 14
Non siamo stati forse avvertiti quando il profeta Muhammad disse che il cristianesimo si sarebbe diviso in 71 sette e che solo la via di Simon Pietro, il messaggero vivente dopo Gesù, sarebbe stata salvata? Come il giudaismo si divise in 72 sette e solo la via di Giosuè, il messaggero vivente dopo Mosè, fu salvata? Come l’Islam si divise in 73 sette e solo la via dopo Muhammad, guidata dal messaggero vivente Ali, fu salvata? È stato dunque chiarito che il diavolo non creò nuove religioni, ma cercò solo di sviare le persone dall’unica vera via retta creando sette divergenti e impedendo loro di vedere la catena ininterrotta dei successori. In modo cruciale, se non conoscessimo, o non conosciamo, il messaggero vivente, cadremmo chiaramente nelle sedizioni del creatore materiale o Satana. Non siamo stati informati dal profeta Muhammad?
«In verità Dio ha fatto della religione due stati: lo stato di Adamo, che è lo stato di Allah, e lo stato di Iblis; e se Dio vuole essere adorato in pubblico, è lo stato di Adamo, e se Dio vuole essere adorato in segreto, è lo stato di Iblis.»Al-Kafi, Al-Shaikh Al-Kulayni, Vol. 2, p. 372
Chiaramente dobbiamo quindi essere pronti a muovere guerra all’ingannatore malvagio dentro e fuori di noi, compiendo buone azioni e controllando i nostri sé inferiori, così da diventare la spina dorsale per la costruzione di una nuova terra.
Ahmed Al-Hassan, lo Yamani, ci ha messi in guardia in questo modo contro le macchinazioni del diavolo e dei suoi ingannatori:
«E non preferite mai nulla del mondo (la Dunya) all’aldilà. L’intero mondo non vale nemmeno un atomo dell’aldilà. E quando diciamo un atomo, è solo per descrivere, ma anche un decimo di atomo sarebbe troppo grande per il mondo. Il mondo non vale proprio nulla. Sì, miei amati, è un’illusione. E spero che comprendiate che è veramente un’illusione. Un’illusione e nient’altro. Spero che lo comprendiate. Tutti in esso e su di esso sono un’illusione. [Un’illusione] dalla quale l’essere umano non si sveglia se non dopo essersi liberato di questo corpo. Guardatevi intorno. Guardate ogni cosa. Troverete che tutto è temporaneo. [Troverete che] ciò per cui lottavate ieri, oggi lo troverete noioso e desidererete liberarvene. Alla morte, il mondo (la Dunya) diventa così.»Detti dell’Imam Ahmed Al-Hassan, p.4
Dobbiamo dunque armarci con i soldati della luce per sconfiggere i soldati delle tenebre e seguire le orme e la guida del guerriero della luce del nostro tempo, Colui che si leva, Aba Al-Sadiq. Come ha detto Aba Al-Sadiq, nessuno Stato Giusto Divino può o potrà essere instaurato se non lo instauriamo prima di tutto tra noi stessi.
Dobbiamo restare in piedi, saldi, contro i tiranni di questa vita terrena e prestare ascolto alle parole di Hussein, il successore di Mohammed, di coloro che furono veramente liberi in questa vita, riconoscendo che questo mondo è davvero una prigione per i credenti e che solo Dio ha il diritto di governare le persone.