I profeti sconosciuti: Plotino
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Plotino, celebrato dalla storia come filosofo, era in realtà più di un semplice pensatore: era un profeta di Dio.
Di James Pollard
Nel corso della storia e in ogni parte della terra, Dio ha inviato più di 124.000 profeti e messaggeri per guidare l’umanità verso il giusto modo di vivere e instaurare uno Stato Giusto Divino.
«E certamente abbiamo inviato messaggeri prima di te: ve ne sono alcuni di cui ti abbiamo parlato e altri di cui non ti abbiamo parlato.»Corano, capitolo 40 (Ghafir), versetto 78
Dai libri della profezia sembra che questi profeti sconosciuti svolgano un ruolo cruciale nello svolgersi degli eventi dello scenario apocalittico degli ultimi tempi. Nel Libro dell’Apocalisse 14,1 si legge:
«Poi guardai, ed ecco sul monte Sion stava l’Agnello, e con lui 144.000 persone che avevano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulla fronte.»Bibbia, Libro dell’Apocalisse, capitolo 14, versetto 1
Nel corso della storia, vi furono molti uomini che, attraverso i loro scritti o le loro opere, influenzarono lo sviluppo della civiltà umana. I loro insegnamenti sono sorprendentemente simili a quelli dei profeti comunemente noti come Mosè, Gesù, Davide e altri. Ma poiché la storia è stata fortemente corrotta, e poiché alcuni di loro non potevano parlare liberamente di ciò in cui credevano veramente, oggi non sono conosciuti come profeti, bensì come scienziati, artisti, guerrieri o filosofi.
Uno di questi messaggeri sconosciuti è il filosofo platonico greco Plotino, vissuto intorno al 250 d.C.
La ricerca di Plotino di una guida divina
Plotino, uomo profondamente spirituale, si recò ad Alessandria d’Egitto in cerca di un maestro illuminato e divinamente saggio. La sua ricerca di conoscenza lo spinse perfino a unirsi a spedizioni militari dirette a oriente per apprendere dai mistici indiani e persiani. Alla fine, la sua determinazione e la sua disponibilità a sacrificare tutto per la saggezza lo condussero al filosofo platonico Ammonio Sacca all’età di 27 anni. La risolutezza di Plotino riecheggiava la forza di volontà di Mosè nel suo viaggio per raggiungere il più sapiente della sua epoca:
«Non desisterò finché non avrò raggiunto la confluenza dei due mari, o (finché) non avrò viaggiato per anni e anni.»Corano, capitolo 18 (Al-Kahf), versetto 60
Plotino non cercava una vita materiale e si rifiutava perfino di parlare delle proprie origini familiari, almeno in pubblico. Perciò si sa pochissimo della sua storia personale. Il suo maestro, Ammonio, riceveva intuizioni, sogni e visioni ed ebbe la benedizione di essere chiamato Theodidaktos, o «divinamente istruito», da Hericoles. Nel suo discernimento, Plotino fu saggio a dedicarsi a seguire Ammonio, la cui filosofia universale consisteva nel praticare la verità in ogni modo, non soltanto nello studiarla in testi antichi. Oggi non sono disponibili testi scritti chiari di Ammonio Sacca, ma i suoi compatrioti riferirono che egli esponeva il profondo concetto dell’unità dell’esistenza, postulando l’esistenza dell’Uno, un principio ineffabile e trascendente da cui emana ogni realtà.
Ammonio, come altre guide divinamente ispirate, formò una cerchia ristretta di discepoli intimi, tra cui Origene e Plotino, fondando una scuola misterica esoterica e segreta con sede ad Alessandria. Plotino rimase discepolo stretto per almeno 11 anni, fino alla morte del suo maestro.
Quando Ammonio giunse a età avanzata, passò le redini della successione a Plotino, il suo allievo più illustre, che ora portava l’immensa responsabilità di guidare gli amanti della verità e della saggezza come re filosofo. Plotino, dopo 11 anni di studio sotto Ammonio, fondò la propria scuola a Roma, chiamando i suoi studenti Filaleti, ovvero «amici della verità». Il suo allievo Porfirio raccolse gli scritti più celebri di Plotino nel suo libro intitolato Enneadi.
Plotino su Dio e sul raggiungimento dell’unità con Lui
Plotino scrisse un trattato sull’unicità di Dio alla fine delle Enneadi, sottolineando che l’Uno assoluto è la causa prima, al di sopra dell’intelletto e delle forme, che trascende gli esseri creati in maestà e potenza, al di là della nostra limitata percezione e comprensione.
«L’Uno è tutte le cose e nessuna di esse; l’origine di tutte le cose non è tutte le cose; tutte le cose sono un suo possesso — vi risalgono, per così dire — o, più correttamente, non ancora così, lo saranno.»Le Enneadi, Plotino
Plotino sottolinea che l’unità è il fondamento dell’esistenza e che, mentre le cose fisiche come gli eserciti possono raggiungere l’unità con lo sforzo, le cose naturali come i girasoli riflettono l’unità in modo naturale volgendosi verso il sole. Gli eserciti richiedono un’attenzione unificata per operare efficacemente; altrimenti sono soltanto forze sciolte o arsenali. Gli eserciti tendono alla piena unità, ma questa non è innata; richiede pratica e dedizione, imposte loro dai generali, proprio come i muratori che costruiscono strutture sotto la direzione di un caposquadra. Il girasole, tuttavia, nel suo semplice legame con la vita e con la natura, è considerato più «reale» di un esercito, perché rappresenta una forma più profonda di unità.
Plotino chiarì l’ordine implicito della creazione:
«L’universo è una vita organizzata, efficace, complessa, onnicomprensiva, che mostra una saggezza insondabile.»Le Enneadi, Plotino
Plotino sosteneva che la salute e la bellezza sono riflessi dell’unità e dell’ordine cooperativo, in contrapposizione al conflitto e alla resistenza. Lo stesso vale per l’anima umana: le sue parti, quando sono in armonia virtuosa, dominano l’aspetto razionale di noi stessi, rispecchiando il cosmo ben ordinato. L’anima possiede una risolutezza imperitura nel cercare la fonte dell’unità, della bontà, dell’armonia e dell’ordine. L’ineluttabile conclusione è che tutto il resto deriva dall’Uno e Buono — il principio divino dell’unità — e aspira a tornare ad esso.
Ciò si accorda chiaramente con la religione monoteista mondiale, l’Islam in particolare:
«Di’: Egli è Allah, l’Unico, Allah, il Rifugio Eterno, non genera e non è stato generato, e nessuno è eguale a Lui.»Corano, capitolo 112 (Al-Ikhlāṣ)
Plotino presenta un’esplorazione pratica delle leggi universali, guidando il lettore nella risoluzione di problemi filosofici. I suoi insegnamenti dimostrano che tutto ritorna all’unità, il primo principio.
Plotino rivela che quattro volte nella sua vita raggiunse l’unità mistica con Dio, alludendo a un’esperienza in cui il sé si dissolve, non attraverso le parole o il pensiero, ma attraverso la pura unità.
«Non c’erano due; chi vedeva era uno con ciò che era veduto; non era una visione abbracciata, ma un’unità appresa. L’uomo plasmato da questa mescolanza con il Supremo deve — se solo ricorda — portare impressa su di sé la sua immagine: è diventato l’Unità, nulla in lui né fuori di lui induce alcuna diversità; non più movimento, non più passione, non più desiderio che guarda all’esterno, una volta compiuta questa ascesa; il ragionamento è sospeso, e ogni intellezione, e perfino, per osare la parola, il sé stesso; rapito, colmo di Dio, egli ha raggiunto in perfetta quiete l’isolamento; tutto l’essere calmato, non si volge né da questa parte né da quella, nemmeno verso l’interno, a sé stesso; riposando totalmente, è divenuto il riposo stesso. Non appartiene più all’ordine del bello; si è elevato oltre la bellezza; ha superato perfino il coro delle virtù; è simile a chi, penetrato nel santuario interno, si lascia alle spalle le immagini del tempio.»Le Enneadi, Plotino
Ciò rispecchia il viaggio notturno del profeta Muhammad quando raggiunse l’orizzonte più alto, oscillando tra esistenza e non esistenza, a due lunghezze d’arco o anche più vicino.
«Qualcuno dotato di tale capacità che si innalzò e si fermò, librato sull’[punto] più alto dell’orizzonte. Poi si avvicinò e scese fino a fermarsi a due lunghezze d’arco o anche più vicino. Egli (Dio) ispirò al Suo servo ciò che ispirò. Il suo cuore non negò ciò che vide.»Corano, capitolo 53 (Al-Najm), versetti 6-12
Plotino sulla lotta tra l’anima e il sé
«L’Anima di ciascuno di noi è inviata affinché l’universo sia completo.»Le Enneadi, Plotino
Plotino descrive il risveglio dal corpo al sé, comprendendo che si appartiene a un mondo superiore, il mondo dell’intelletto, ciò che egli chiamava il «Regno delle Forme». Collegandosi a questo regno, si può diventare identici al divino attraverso la contemplazione. Al contrario, il Mondo Materiale è un mondo inferiore, soggetto al mutamento e alla decadenza.
Plotino sottolinea che la nostra anima è in pericolo a causa dei desideri corporei, mentre il nostro vero sé è in contatto con l’intelletto e le forme. Egli agisce come il filosofo divino, ricordandoci che dobbiamo solo guardare dentro di noi per trovare ciò che non è mai stato davvero perduto. Ciò rispecchia gli insegnamenti dell’Imam Ali, il quale dichiarò che possiamo scoprire le forme universali volgendoci verso l’interno. Le nostre anime sono costantemente in contatto con il regno superiore dell’intelletto e delle forme, avendo contemplato la bellezza delle verità superiori prima di essere incarnate. Tuttavia, quando siamo intrappolati nel mondo sensoriale del corpo, spesso lo dimentichiamo e ci identifichiamo con le immagini e i suoni fugaci che bombardano la nostra coscienza.
Il corpo agisce come un caleidoscopio sensoriale, tentando l’anima a concentrarsi sui piaceri temporanei. Plotino insegna che, invece di inseguire simili desideri fugaci, dovremmo coltivare l’ottimismo e usare il nostro intelletto per cercare dentro di noi le tracce di verità più profonde. Come i personaggi de Il mago di Oz — lo Spaventapasseri che cerca un cervello, l’Uomo di Latta ignaro della propria compassione e il Leone Codardo ignaro del proprio coraggio — possediamo già i tratti che cerchiamo. È solo attraverso la fede, la convinzione e le circostanze giuste che queste qualità emergono. Plotino, come il Mago divino, ci ricorda che questi tratti sono sempre stati in noi.
L’anima, secondo Plotino, è incorporea, mentre altri, come gli stoici, credevano che le anime fossero oggetti materiali. Egli sottolinea l’importanza di usare la parte razionale del nostro giudizio, che è la vera saggezza, per elevarsi al di sopra delle semplici esperienze sensoriali. Concentrandoci sull’intelletto e conoscendo noi stessi, possiamo integrare e unificare il nostro essere. Come ci esorta il comando delfico: «Conosci te stesso». Non dovremmo rincorrere piaceri corporei o lussi, perché non hanno alcun valore reale. Dovremmo invece dedicarci ad attività che centrino l’anima, permettendoci di acquisire discernimento e saggezza, anche se la nostra anima è limitata nella sua capacità rispetto all’intelletto, che afferra tutta la conoscenza in una volta sola.
Coloro il cui intelletto vince i desideri si uniscono agli angeli, mentre coloro i cui desideri sopraffanno l’intelletto scendono al livello degli animali.
Plotino scrive:
«L’umanità si trova a metà strada tra gli dèi e le bestie.»Le Enneadi, Plotino
Ciò è in linea con gli insegnamenti islamici. Ali ibn Abi Talib disse:
«Dio, l’Altissimo, ha dato agli Angeli l’intelletto senza i desideri, ha dato agli animali i desideri senza l’intelletto e ha dato entrambi agli esseri umani. Perciò un uomo il cui intelletto prevale sui suoi desideri è migliore degli Angeli, mentre un uomo i cui desideri prevalgono sul suo intelletto è peggiore degli animali.»
Quando la luce divina entra nell’anima, essa raccoglie forza, spiega le ali e sale verso qualcosa di più grande. Plotino paragona questo processo a uno scultore che scolpisce una statua, rivelandone la bellezza. Eppure gli esseri umani sono per natura smemorati e facilmente distratti, e si allontanano dall’intelletto verso i desideri corporei, perdendo dignità nel processo.
«Rientra in te stesso e guarda: se non ti vedi ancora bello, fa’ come lo scultore con una statua che vuole rendere bella; egli scalpella via una parte, livella un’altra, rende liscio un punto e limpido un altro, finché sulla statua non fa risplendere un bel volto.»Le Enneadi, Plotino
Questo concetto di andare contro i propri desideri e lavorare per diventare una versione migliore di sé si trova in tutte le principali religioni del mondo.
Plotino spiega che l’anima svolge sia attività interne sia attività esterne, proprio come il fuoco, che brucia internamente ed emette calore all’esterno. Allo stesso modo, l’anima contempla internamente le forme e le conferisce esternamente agli oggetti fisici, sia pure in forma più debole. Questa idea di attività interna ed esterna è strettamente legata ai concetti neoplatonici di processione e conversione. Ogni attività produce un effetto, e ogni cosa ritorna alla propria causa, tranne l’Uno, che non ha causa. È chiaro che per Plotino l’Anima e il corpo sono distinti e appartengono a due diversi regni dell’esistenza.
«Dal fatto che l’Anima usi il corpo come strumento non consegue che l’Anima debba condividere le esperienze del corpo: un uomo non prova egli stesso tutte le esperienze degli attrezzi con cui lavora.»Le Enneadi, Plotino
Plotino rivelò come Dio, nella Sua saggezza, abbia concesso agli esseri umani il libero arbitrio per scegliere di essere padroni di sé stessi e non permettere a forze esterne di spingerci attraverso desideri corporei che sono esterni alle nostre anime. Entrambi questi aspetti presentano richieste in competizione, e non c’è alcuna costrizione ad agire secondo l’uno o l’altro principio. Dio ci concede il potere di fare come desideriamo senza impedimenti né costrizioni; altrimenti potremmo sostenere di non aver avuto scelta e negare la responsabilità delle nostre azioni. Se ci concentriamo sull’anima, possiamo compiere progressi significativi concentrandoci su ciò che egli chiama «Nour» (Ragione). Plotino ci mise in guardia dalle conseguenze della discesa:
«L’identità è una sorta di senso immediato (synesis) e di consapevolezza di sé (synaisthēsis), che deve a sua volta badare bene a non allontanarsi da sé stessa col voler sentire troppo.»Le Enneadi, Plotino
La nostra coscienza di Dio deve essere aperta per permetterci di essere condotti delle «voci dall’alto» (Enn. V.1.[10].12.12–20). Così siamo più capaci di identificarci con la fonte dell’individualità e di dissolvere l’individuo nel Nour (Ragione) universale. Questo è parte del viaggio catartico — una traiettoria di risveglio della coscienza per l’anima separata, il viaggio notturno, ovvero l’oscillazione tra esistenza e non esistenza dell’ego di cui parlò Muhammad.
In questo processo l’anima guarda all’intelletto, e l’intelletto guarda all’Uno. Come Gesù dice che senza il Padre non può fare nulla, afferma anche che nessuno può raggiungere il divino se non attraverso il suo riflesso. Come Gesù, che rappresenta l’intelletto, dice: «Io sono la Via, la Verità e la Vita», l’anima deve lottare contro i desideri corporei e confidare nella grazia divina. Plotino offre l’intuizione che, attraverso questa lotta, l’anima può riunirsi con l’essenza della verità, adempiendo il proprio scopo e tornando alla propria fonte.
Plotino sul male e sulla giustizia karmica
C’è ancora molto su cui riflettere. Se Dio è perfetto, onnipotente e onnisciente, allora di certo il male non sfuggirebbe alla Sua attenzione, eppure vediamo così tanto male permeare la creazione. Questo pone una seria sfida all’idea di un Dio buono. Dio tollera l’esistenza del male? Se Dio voleva darci il libero arbitrio, il male potrebbe esserne una conseguenza, a riprova del fatto che Dio ci dà una scelta. Dio potrebbe permettere che il male esista, poiché si tratta di una questione metafisica. Plotino credeva che tutte le cose derivino da un primo principio, l’Uno o il Bene — come può dunque il male provenire da esso? Come può qualcosa di cattivo derivare da cause buone?
«Così un uomo, un tempo sovrano, sarà fatto schiavo perché ha abusato del proprio potere e perché la caduta è per il suo bene futuro. Coloro che hanno denaro saranno resi poveri — e per i buoni la povertà non è un ostacolo. Coloro che hanno ucciso ingiustamente, sono a loro volta uccisi, ingiustamente rispetto all’assassino ma giustamente rispetto alla vittima, e coloro che devono soffrire sono gettati sul cammino di quelli che amministrano il trattamento meritato.»Le Enneadi, Plotino
Come esseri umani, spesso facciamo fatica a imparare dalle sole esperienze altrui; di solito è attraverso la sofferenza e la lotta che comprendiamo che non vorremmo infliggere quel dolore ad altri. Sviluppando maggiore empatia, ci sforziamo di sradicare tali preoccupazioni dalle nostre società. Plotino rivelò l’importanza della legge karmica, che si manifesta attraverso la reincarnazione, affermando che cose come la povertà e la malattia si verificano come punizioni per le offese di una vita precedente.
Dio ci ha dato la capacità di discernere tra bene e male, come sottolineò Plotino. Questa vita temporanea è un terreno di prova, con una saggezza e una giustizia divine che vanno oltre la nostra percezione limitata. Il vero essere umano trascende il mondo materiale attraverso l’anima immortale, e abbiamo la libertà di allinearci all’intelletto e alla missione divina. Tuttavia rischiamo di diventare schiavi dei piaceri e delle azioni del corpo, se lo permettiamo. Il male, in questo senso, è una carenza o mancanza di bontà, qualcosa di non così perfetto come dovrebbe essere, e dobbiamo lavorare per purificarci. Plotino considerava il male come lacune nella bontà complessiva, proprio come i buchi nel formaggio svizzero.
L’immagine delle forme è imperfetta nel mondo materiale, dove la materia presenta difficoltà che non si trovano nei regni superiori. Qui gli esseri sono soggetti allo spazio, al tempo e al mutamento, e perciò decadono dalla perfezione. Gli oggetti materiali devono tendere alla virtù, ma la materia resiste, essendo legata alla malvagità e al non essere. I corpi sono deboli imitazioni delle forme, come riflessi in uno specchio, belli ma vincolati dall’imperfezione, proprio come un cadavere addobbato. La materia è il principio del male, e spiega la malattia, la deformità e la debolezza morale, poiché promuove desideri egoistici e ci allontana dall’intelletto.
Plotino non era concentrato soltanto sui riflessi divini; era profondamente preoccupato di instaurare uno Stato Ideale, in particolare per gli oppressi, le donne e gli orfani, dove regnasse la vera giustizia. Alla fine propose al suo collaboratore, l’imperatore Gallieno, la ricostruzione di una Città dei Filosofi in rovina in Campania per creare una società basata sulle leggi di Platone. Tuttavia, il piano fu ostacolato dal Senato romano, egoista ed elitario, che si oppose all’ideologia perché minacciava il suo autoglorificato status quo.
Ciò rispecchia il manifesto divino di Aba Al-Sadiq, che è diligente nei suoi sforzi per instaurare il regno dei cieli sulla terra, con l’obiettivo di portare vera giustizia e armonia al popolo. Nonostante la concentrazione di Plotino sull’intelletto divino, egli rimase saldo nell’umiltà attraverso il suo amore per i trascurati e i perduti, in particolare gli orfani, e la sua saggia ambizione di instaurare uno Stato in cui le persone potessero prosperare in una comunità giusta.
«Le creature sono i figli di Dio; i più amati da Lui tra i Suoi figli sono coloro che sono più gentili con la Sua creazione.»Jami’ ahadith al-Shi’a, Al-Sayed Burujirdi, vol. 16, p. 177
Plotino incarnò questo motto, dimostrando come Dio innalzi gli umili a grandi altezze e abbassi gli arroganti. In linea con gli insegnamenti di Aba Al-Sadiq tratti da Lo Scopo del Saggio, vediamo come l’amore di Dio per l’umanità sia simile a quello di un genitore, benché molto più profondo. Pur non potendo essere migliori di Dio, Egli desidera che tendiamo alla perfezione di natura come Lui. La vera crescita deriva dall’esperienza della responsabilità della creazione. Plotino condivideva questa missione lavorando concretamente alla costruzione di una società in cui tutti potessero ricevere istruzione, alloggio e opportunità di lavoro.
Sebbene Plotino riconoscesse il valore delle buone azioni, comprendeva che senza la guida divina tali atti sono infruttuosi. Per esempio, aiutare un orfanotrofio in una dittatura in cui il capo in seguito opprime gli indifesi è inutile. La vera giustizia e la vera armonia derivano da azioni divinamente ispirate.
In sintonia con gli insegnamenti orientali di Krishna, Plotino notava che le anime elette che hanno raggiunto vette elevate di rinuncia a sé stesse e di unione con l’intelletto sono scelte per sfuggire al ciclo della rinascita e allo stato di flusso. Come rivelato da Aba Sadiq in Lo Scopo del Saggio, dopo essere passato attraverso molti corpi e incarnazioni in questo regno materiale, identificandosi con le anime superiori, un essere umano può elevarsi in rango e in vicinanza al principio divino.
Dagli insegnamenti di Plotino vediamo un uomo che si sforza, immacolato, in cerca dell’intelletto divino pur rimanendo saldo nell’umiltà attraverso il suo amore per gli orfani trascurati e perduti di questo mondo.
Plotino, attraverso il proprio cammino spirituale, aspirò a emulare il profeta Muhammad, che fu elevato da Dio nel suo viaggio notturno per prendersi cura di tutta la creazione. Plotino, come faro di luce, insegnò all’umanità a cercare questa via divina, quali che siano le prove, e a perseverare nonostante le battute d’arresto. Il suo messaggio era chiaro: dobbiamo distogliere lo sguardo dalle gratificazioni terrene e concentrarci sulla Mente divina, su Dio.
«Non osiamo tenerci rivolti alle immagini dei sensi, o al semplicemente vegetativo, intenti alle gratificazioni del mangiare e del procreare; la nostra vita deve essere puntata verso la Mente divina, verso Dio.»Le Enneadi, Plotino
Con la guida di Aba Al-Sadiq, molti ora conoscono Plotino e altri amanti della saggezza ispirati da Dio. Pur cercando la saggezza divina, l’obiettivo principale di Plotino per l’umanità era ripristinare l’ordine, eliminare l’ingiustizia e adempiere la volontà di Dio, anche a costo personale. Questa dedizione ha collocato Plotino tra le 313 anime pure, tornate oggi per sostenere il Qaim nella realizzazione dello Stato Giusto Divino di Dio sulla terra.


