Religione18 min di lettura

I diritti delle donne nell'era del Mahdi

Testo letto in italiano

Leggi l’articolo originale su The Divine Just State

Aba Al-Sadiq, il Mahdi, guida una rivoluzione, ridefinendo e riformando i diritti delle donne nell'Era moderna.

Di Tiffany Oldani

La mia biblioteca
La rivoluzione del Mahdi: ridefinire i diritti delle donne

In una sala vibrante di attesa, un uomo avvolto in un manto nero prende posto su un notevole pulpito nero e oro. Si dichiara successore designato da Dio del profeta Muhammad e vero erede della religione dell'Islam. Ma non è la solita riunione in moschea. Osservando il pubblico si nota qualcosa di radicalmente diverso: donne di ogni estrazione occupano metà dei posti, e nemmeno una indossa l'hijab, il copricapo tradizionalmente considerato obbligatorio dai musulmani di tutto il mondo.

Aba Al-Sadiq, 2023
Aba Al-Sadiq (la pace sia con lui), 2023
Alcune donne assistono al discorso di Aba Al-Sadiq (la pace sia con lui), 2023

Che cosa si cela dietro questa audace rottura con la tradizione? L'uomo sul pulpito non è altri che il Mahdi, la figura destinata a ravvivare e rinnovare l'Islam. E sta facendo proprio questo, a cominciare da un'affermazione audace e controversa che ha scosso il mondo musulmano: l'hijab, sostiene, non è mai stato un obbligo religioso. Dio lascia alle donne la libertà di scegliere se indossarlo o meno. È più di una dichiarazione: è un cambiamento rivoluzionario nella comprensione dei diritti e dei ruoli delle donne all'interno della religione, che sfida secoli di dogmi corrotti.

I diritti delle donne e la sfida della legge islamica

Non è un segreto che l'Islam, così come viene comunemente praticato oggi, soffra di una cattiva reputazione per quanto riguarda i diritti delle donne. Lo Yaqeen Institute for Islamic Research lo riconosce, osservando: «Spesso, false rappresentazioni e idee errate su come la Sharia tratta le donne vengono usate per avvalorare l'idea che l'Islam sia misogino». Ma si tratta davvero di un'interpretazione errata da parte dei musulmani comuni, o c'è qualcosa di più? Sono forse i cosiddetti studiosi dell'Islam a muovere i fili dietro le quinte?

Per chiarirlo basta guardare alcuni casi noti. Le fatwa degli studiosi sulle questioni femminili vanno dal banale, come vietare alle donne di depilarsi le sopracciglia, al ripugnante, come consentire il matrimonio dei bambini, fino al bizzarro, come suggerire che un marito possa mangiare parti del corpo della moglie in circostanze estreme. Sebbene molti musulmani siano abituati a ignorare questi decreti clericali più estremi, il problema nasce quando tali fatwa vengono imposte a livello sociale. Un esempio lampante è l'obbligo di indossare l'hijab in Iran.

Alla fine del 2022 l'Iran ha assistito a un'ondata di proteste antigovernative contro l'hijab obbligatorio, innescate dalla morte di Jina Mahsa Amini, una giovane iraniana curda di 22 anni. È morta dopo essere stata picchiata dalla Gasht-e Ershad, la «polizia morale» iraniana, incaricata di far rispettare rigidi codici di abbigliamento e di comportamento presumibilmente radicati nella legge islamica. Queste norme, definite da giuristi che pretendono autorità nell'Islam, hanno portato a proteste che si sono concluse con oltre 500 morti e migliaia di arresti. Questo è solo un esempio in cui le autorità religiose hanno sancito la violenza contro le donne sotto la bandiera della legge islamica.

Manifestazione in solidarietà con le donne iraniane
Manifestazione in solidarietà con le donne iraniane

Nel 2016 il Consiglio dell'Ideologia Islamica del Pakistan (CII), un organismo di studiosi non operanti che consiglia il governo in materia di diritto islamico, ha emesso una sentenza sconcertante: è lecito che un marito picchi «leggermente» la moglie se disobbedisce ai suoi ordini, compreso il rifiuto di avere rapporti sessuali o il non vestirsi come egli desidera.

Studio Pew

La violenza contro le donne, anche quando porta alla morte, è spesso giustificata nelle cosiddette nazioni islamiche, con il Pakistan in testa al mondo per numero annuo di delitti d'onore. E, secondo uno studio del Pew, una quota significativa di musulmani nei Paesi a maggioranza musulmana ritiene che i delitti d'onore siano giustificati in alcune circostanze.

Altrove le donne affrontano gravi restrizioni. In Arabia Saudita le donne sono vincolate dai codici di abbigliamento islamici e per la maggior parte degli atti legali, compresi viaggi e istruzione, devono ottenere il consenso di un tutore maschio. Questo Paese è stato, com'è noto, l'ultimo al mondo a consentire alle donne di guidare.

Articolo della BBC

Nel 2017 il capo delle fatwa del governatorato di Assir, in Arabia Saudita, all'epoca Saad al-Hijri, fu ripreso in un video mentre sosteneva che le donne non dovrebbero guidare perché il loro cervello si riduce a un quarto di quello di un uomo quando vanno a fare shopping. La nazione ha revocato il divieto di guida per le donne solo nel 2018, e il principe Khalid bin Salman bin Abdulaziz Al-Saud, ambasciatore del Regno dell'Arabia Saudita negli Stati Uniti, ha ammesso:

«La maggioranza dei membri del Consiglio dei Grandi Studiosi del Regno concorda che l'Islam non vieta alle donne di guidare. Era una questione sociale».

Questa incoerenza mette in luce un problema più profondo: chi detiene posizioni di potere nella religione è spesso colpevole di equiparare pregiudizi culturali e opinioni personali alla legge divina.

L'Afghanistan offre un altro cupo esempio: i talebani, dalla presa del potere nel 2021, hanno vietato alle donne di frequentare la scuola oltre la sesta classe. Nonostante queste dure realtà, molti sottolineano che non è questo ciò che insegnò il profeta Muhammad.

In effetti, gli insegnamenti del Profeta sono in netto contrasto con le azioni delle cosiddette autorità islamiche di oggi. L'Imam Ahmed Al-Hassan ha affermato che il 99% di ciò che oggi è noto come Islam è falso e che tale realtà è evidente. La religione del profeta Muhammad è stata corrotta, in particolare per quanto riguarda i diritti delle donne. Invece di elevare le donne come fece il Profeta, i religiosi ne hanno sistematicamente eroso i diritti, riducendoli spesso a meno di quanto offrano le società non musulmane. Non si tratta solo di un malinteso: è una palese distorsione della vera eredità del Profeta.

Il profeta Muhammad: un difensore delle donne

In un'epoca in cui le donne erano spesso messe a tacere ed emarginate, il profeta Muhammad emerse come difensore dei loro diritti. Immaginate un mondo in cui le figlie venivano sepolte vive semplicemente perché nate femmine: una pratica tanto brutale quanto tragicamente diffusa nell'Arabia preislamica. Il profeta Muhammad si oppose fermamente a ciò, ponendo fine all'infanticidio femminile e insegnando che ogni bambino, indipendentemente dal sesso, era una benedizione divina.

Ma il suo impatto monumentale non si fermò qui. In un tempo in cui le donne erano considerate poco più che una proprietà, Muhammad infranse le norme sociali concedendo loro il diritto di ereditare beni: un cambiamento radicale che diede alle donne indipendenza economica e sicurezza. È un diritto che le donne occidentali non ottennero se non molti secoli dopo. Il profeta Muhammad visse secondo i valori che predicava e parlò con grande stima delle donne della sua famiglia, riconoscendo a sua moglie Khadijah il merito non solo del suo incrollabile sostegno ma anche delle sue ricchezze, che ebbero un ruolo cruciale nella diffusione del suo messaggio (Shajara Tuba'a (Albero benedetto), Al-Shaikh Muhammad Mahdi Al-Hairi, vol. 2, p. 233).

Il Profeta onorò anche sua figlia Fatimah Al-Zahraa con la profonda affermazione: «In verità, Fatimah è soprannominata “la madre di suo padre”» (Al-Khasa'is Al-Fatimiyah, Shaikh Mohammed Al-Baqir Al-Kajouri, vol. 1, p. 126), a testimonianza della sua importanza sia nella vita di lui sia nel patrimonio spirituale dell'Islam.

Ancora più notevole è che Muhammad non si limitò a parlare dei diritti delle donne: incluse le donne nel cuore stesso della sua comunità. Accolse discepole, onorò le martiri e ebbe persino donne che presero le armi e combatterono in battaglia al suo fianco. Le azioni di Muhammad, divinamente ispirate, a favore dei diritti delle donne furono a dir poco rivoluzionarie.

E oggi? Quando si parla del maltrattamento delle donne nell'Islam, i musulmani sono pronti a ricordare quale difensore dei diritti e dell'inclusione delle donne fu il Profeta ai suoi tempi. Tuttavia, gli studiosi e i religiosi di oggi non sembrano proseguirne l'eredità. Il modo in cui distorcono e infangano il messaggio del profeta Muhammad rende evidente perché le narrazioni affermino che gli studiosi degli ultimi tempi sono nemici dell'Islam. Oggi l'unica persona che sostiene davvero l'eredità di Muhammad riguardo alle donne è il Qaim della famiglia di Muhammad, altrimenti noto come il Mahdi, Aba Al-Sadiq.

Incontrate le donne dietro la rivoluzione

Nel 2023 Aba Al-Sadiq ha affrontato una domanda provocatoria in una puntata della sua serie «La Scuola dei Misteri Divini: le donne possono essere profeti?». La sua risposta è stata un sì risoluto. Ha spiegato che un profeta è semplicemente chi riceve la rivelazione divina e che le scritture riportano molti casi di donne che comunicarono con Dio. Ha citato esempi come Debora, una giudice che guidò gli Israeliti dopo Mosè; Maria, madre di Gesù, che ricevette la rivelazione attraverso l'apparizione di un angelo; e Lady Narjis, che seguì un sogno ispirato da Dio per trovare l'Imam del suo tempo. Aba Al-Sadiq ha sottolineato che la distinzione tra profeti uomini e donne non sta nel loro stato spirituale, ma nei ruoli che hanno svolto nella società. Anzi, sostiene, alcune donne sono state migliori e più vicine a Dio degli uomini. Di fatto, ha affermato che alcune donne sono state più vicine a Dio degli uomini, ribadendo che Dio giudica in base alla fede e alla sincerità, non al sesso.

«La possibilità è aperta a tutta l'umanità, in base alla sua sincerità, di arrivare e raggiungere i gradi più alti che può conseguire», ha dichiarato, sfidando convinzioni radicate perpetuate da studiosi non operanti che si sono allontanati dai veri insegnamenti dell'Islam. «E poi eccoci qui, con studiosi non operanti che decidono da sé di giungere alla conclusione che non è possibile…»

Questa prospettiva rinfrescante sulla parità tra i sessi è solo una delle prove che indicano in Aba Al-Sadiq il Mahdi, il quale, secondo le narrazioni, riunirà nella sua cerchia ristretta sia uomini sia donne.

«Il Mahdi si leverà … insieme a 313 uomini e cinquanta donne senza alcun accordo preventivo tra loro, come nuvole separate che si addensano nel cielo, una dopo l'altra».Bihar Al-Anwar, Al-Allamah Al-Majlisi, vol. 52, p. 223

Certamente troviamo donne di questo gruppo di fidati consiglieri nella casa del Mahdi. La famiglia di Aba Al-Sadiq ha una forte presenza femminile. Oltre a due figli e due figlie biologiche, ha cresciuto due figlie adottive fin da piccole insieme a sua moglie, Norhan Hashem. Come il profeta Muhammad, che iniziò la sua missione con l'incrollabile sostegno di sua moglie Khadijah, la chiamata di Aba Al-Sadiq è stata sostenuta in modo significativo da Norhan. Forse in pochi sanno quale ruolo importante abbia svolto nella diffusione di questa fede. Dal 2011 è la principale traduttrice delle opere dell'Imam Ahmed Al-Hassan dall'arabo all'inglese, aprendo la porta a un pubblico globale per comprendere e abbracciare gli insegnamenti della fede.

Il profeta Muhammad insegnò che cercare la conoscenza è un obbligo per ogni musulmano, e la storia di Norhan dimostra quanto possa essere incisiva una donna con conoscenza e istruzione. Ma i suoi contributi vanno ben oltre le sue numerose opere. Dall'ascesa degli Stendardi Neri nel 2015, Norhan svolge il ruolo di «Madre dei Credenti», la first lady della comunità del Qaim e modello per tutte le donne entrate nella Chiamata.

Aba Al-Sadiq (la pace sia con lui) e Lady Norhan Hashem alla Conferenza accademica 2024 presso la sede dell'AROPL
Aba Al-Sadiq e Lady Norhan Hashem alla Conferenza accademica 2024 presso la sede dell'AROPL

Un'altra figura femminile chiave della comunità è Hadil El-Khouly, attivista per i diritti umani che conosce Aba Al-Sadiq dal 2008. Hadil lavora con Amnesty International e ricopre il ruolo di coordinatrice per la sensibilizzazione sui diritti umani della Religione Ahmadi della Pace e della Luce. Attraverso il suo lavoro difende i membri oppressi della fede in tutto il mondo, dalla liberazione di credenti ingiustamente imprigionati in nazioni come Algeria e Iran al coordinamento con le Nazioni Unite per ottenere il rilascio di 104 richiedenti asilo detenuti in Turchia nel 2023. I suoi sforzi sono concentrati sulla difesa dei diritti dei credenti perseguitati per la loro fede, in particolare nelle cosiddette nazioni musulmane in cui gli studiosi si oppongono alla rinascita del vero Islam da parte del Qaim. Hadil spiega:

«Per [gli studiosi], non si può credere nel Mahdi e difendere i diritti delle donne. Le due cose si scontrano. Il loro “Imam al-Mahdi” è un Imam che verrà e confermerà lo status quo. Tutto qui. Se l'Imam viene con un messaggio rivoluzionario o che cambia lo status quo, gli studiosi vi diranno di no. Non vogliono un Imam Mahdi che difenda i diritti delle donne… Ciò che abbiamo imparato nella dawa è che le donne, proprio come gli uomini, hanno la capacità di elevarsi spiritualmente e raggiungere i gradi più alti. Alcune donne sono persino più in alto degli uomini nei gradi spirituali, come sappiamo dalla storia di Zainab e perfino di Fatima Al-Zahra, che fu più in alto di molti profeti. Questo è in diretto contrasto con gli studiosi musulmani tradizionali, che insegnano che le donne sono categoricamente inferiori per natura e che quindi non potranno mai essere uguali agli uomini nella comprensione della religione, figuriamoci nella posizione sociale».
Hadil El-Khouly interviene al UK FoRB Forum il 25 aprile 2024
Hadil El-Khouly interviene al UK FoRB Forum il 25 aprile 2024

Quanto all'idea che compagne donne si uniranno al Qaim, Hadil spiega che, pur essendo consapevoli delle profezie, rifiuterebbero le donne che si esprimono su questioni che l'Imam Ahmed Al-Hassan ha denunciato. Sottolinea che egli ha condannato con forza molti degli abusi principali che le donne subiscono nel mondo musulmano, come il matrimonio dei bambini, la circoncisione femminile (MGF) e la violenza domestica. Ma il suo impegno per le donne non si ferma qui. Nel 2015 l'Imam Ahmed Al-Hassan ha fatto una dichiarazione rivoluzionaria sui diritti di mariti e mogli. Ha affermato che, contrariamente alla credenza popolare, le mogli non sono obbligate a svolgere le faccende domestiche né a occuparsi dei figli. Anzi, una donna ha diritto a un compenso per lo svolgimento di tali compiti. Questa posizione lo mette in contrasto con gli studiosi, come osserva Hadil:

«Il loro “Imam al-Mahdi” non prenderebbe la parola, o non la prenderebbe a favore dei diritti delle donne o di nessuna di queste questioni; quindi, naturalmente, quando arriva la dawa e li mette in discussione, devono combatterla e parlare contro di essa».

Hadil ha la singolare distinzione di essere stata definita dall'Imam Ahmed Al-Hassan «una donna che vale 1.000 uomini». Lavora instancabilmente, mettendo le sue competenze professionali al servizio della causa, e non è sola. Secondo le narrazioni, 13 delle 50 compagne del Mahdi saranno in prima linea sul campo di battaglia, come soccorritrici (Mustadrak Safinat Al-Bihar, Ali Al-Namazi Al-Shahroudy, vol. 4, p. 90). Ci sono già donne che adempiono questo ruolo, in un certo senso, come medici all'interno della comunità del Qaim. Aliaa Shareef, medico di base svedese, e Vanessa Debora Gardea Vega, cardiologa messicana, hanno entrambe udito la Chiamata e hanno colto al volo l'occasione di unirsi alla comunità di Aba Al-Sadiq.

Aliaa spiega che camminare con il Qaim le ha dato la libertà di essere rispettata semplicemente come essere umano.

«Sento che le donne musulmane vivono in condizioni persino peggiori di quelle delle donne dell'era preislamica. Con il Qaim sono valorizzata come essere umano; non c'è differenza tra me e un uomo o qualsiasi altra donna se non nel mio livello di fede. Nessuno può giudicare la mia fede tranne Dio e il Qaim. Quindi non sono giudicata, non sono considerata una cittadina di seconda classe. Non sono valutata in base al mio aspetto. Sono davvero rispettata per la mia umanità».

Vanessa condivide un sentimento simile, affermando che il desiderio di compiere la volontà di Dio l'ha spinta a unirsi al Qaim:

«Ho avuto l'ispirazione perché so che Aba Al-Sadiq è il vero messaggero inviato da Dio. Volevo unirmi alla sua chiamata perché avevo cercato tra altre religioni e avevo chiesto a Dio di Aba Al-Sadiq. Amo la mia professione, ma per me la cosa più importante è ciò che Dio vuole da me, e sono certa che Dio vuole che io faccia parte dell'ascesa del Qaim».

Donne fedeli hanno forgiato le fondamenta della comunità del Qaim, e uno dei pilastri più notevoli è una donna di nome Bibi Zohra, una vedova di 70 anni che nel 2016 fece la scelta audace e coraggiosa di lasciare tutto alle spalle ed emigrare presso il Mahdi. È la matriarca di una tribù di oltre 40 familiari che hanno tutti servito al fianco del Mahdi per la maggior parte di un decennio.

Bibi Zohra
Bibi Zohra
Bib Zohra, 2024
Bibi Zohra, AROPL, 2024

Bibi Zohra parla pubblicamente sul canale satellitare «Il Mahdi è apparso» in lingua urdu, invitando le persone del Subcontinente indiano verso il Mahdi. È un esempio vivente di come il Mahdi riunisca persone di ogni età, sesso e background religioso.

Caroline Hören e Hadil El-Khouly partecipano alla Conferenza CESNUR 2024
Caroline Hören e Hadil El-Khouly alla Conferenza CESNUR 2024

Alcuni potrebbero trovare sorprendente che una giovane tedesca di formazione atea esorti ora gli altri ad abbracciare il messaggio del profeta Muhammad, ma è proprio la storia di Caroline Hören.

Caroline si è ritrovata a bussare alla porta del Mahdi nel 2011, dopo aver cercato attivamente la verità nel mondo. Oggi è una delle responsabili della sicurezza presso la sede nel Regno Unito della Religione Ahmadi della Pace e della Luce. Caroline riconosce che l'inclusività di Aba Al-Sadiq è logica, dato che egli è il salvatore di tutta l'umanità, non solo degli uomini:

«Penso che ci sia un problema generale per le donne nel ricoprire ruoli importanti nelle organizzazioni religiose. Non solo nel mondo musulmano, dove ovviamente le donne hanno pochissima influenza, ma anche, per esempio, nella fede cattolica, dove tutti i vescovi e i sacerdoti sono uomini per definizione. E il Mahdi risolverà questo problema come risolve tutte le altre ingiustizie e problemi del mondo. Ci sono di certo alcuni uomini musulmani tradizionali che trovano strano che il Mahdi abbia al suo fianco donne che svolgono un ruolo importante nell'ascesa. Ma nel complesso vedo che per le persone ha senso: ovviamente il salvatore di tutta l'umanità non viene solo per gli uomini. Viene per tutte le persone e tratta tutte le persone allo stesso modo. Quindi, se gli uomini possono lavorare e sostenere il Mahdi, le donne avranno la stessa opportunità».

L'opportunità per le donne di servire è sempre stata presente nei ministeri dei veri profeti, anche quando la storia non è riuscita a registrarla con precisione. Nel suo libro «Lo Scopo del Saggio», Aba Al-Sadiq ha discusso uno di questi esempi: Maria Maddalena. Secondo diversi testi apocrifi, esclusi dalla Chiesa cattolica dalla Bibbia, Maria era la più vicina e fedele tra i discepoli di Gesù. La Chiesa primitiva ne sminuì l'importanza e per secoli la dipinse persino come una prostituta, fino a correggere questa inesattezza storica nel 1969. Aba Al-Sadiq ha rivelato ancora di più su di lei. Grazie alla sua instancabile devozione e fede, Maria andò a svolgere un ruolo cruciale nella propagazione del ministero di Gesù dopo la crocifissione. Era una messaggera di Gesù, e analogamente il Qaim ha donne nel ruolo di rivolgersi ai credenti in tutto il mondo.

Una donna che svolge questo compito è Ailia Muhammad, ex sciita duodecimana che si è unita alla comunità di Aba Al-Sadiq oltre dieci anni fa. Ora lavora per diffondere la Chiamata come conduttrice di programmi e coordinatrice del dipartimento di sensibilizzazione della Religione Ahmadi della Pace e della Luce. È pronta a notare quanto il sistema di giustizia di Dio sia diverso dalle alternative corrotte.

Ailia Muhammad, serie di lezioni AROPL, 2023
Ailia Muhammad, serie di lezioni AROPL, 2023
«I nostri ruoli o posti nella società sono stabiliti o da un sistema di Dio o da un sistema empio. Un sistema di Dio permette a ciascuno di essere libero e di vivere al massimo delle proprie capacità. Le donne, sia nella società orientale sia in quella occidentale, testimoniano di essere collocate in posizioni soffocanti».

Parlando con i nuovi credenti che entrano ogni giorno nella chiamata, Ailia vede di persona quanto la posizione del Mahdi trovi risonanza:

«Ho visto donne di quasi ogni tipo di struttura sociale entrare in questa chiamata. Alcune provenivano da ambienti religiosi estremisti, altre da famiglie liberali; alcune sono professioniste con una carriera a tempo pieno, altre casalinghe. Tutte erano insoddisfatte del mondo da cui provenivano e hanno trovato conforto nella libertà riservata alle donne nello Stato Giusto Divino: un luogo in cui le donne sono trattate esattamente per ciò che sono, esseri umani con il potenziale di raggiungere i luoghi più alti. Il Mahdi viene per stabilire pace e giustizia, e Aba Al-Sadiq ha risvegliato uomini e donne alla consapevolezza del nostro potenziale di raggiungere qualsiasi cosa, della nostra opportunità di contribuire a creare un mondo migliore e del nostro diritto umano di servire Dio soltanto come suo popolo».

Una chiamata per tutti

Cresciuta come devota cattolica, non avrei mai immaginato che il mio cammino mi avrebbe condotta alla comunità del Mahdi. Eppure eccomi qui, attratta da una sincera ricerca di Dio che mi ha portata nell'abbraccio degli insegnamenti di Aba Al-Sadiq. Nel corso degli anni ho avuto l'onore di far parte della comunità del Qaim. Come una delle sue discepole, posso testimoniare personalmente che le sue porte sono aperte a tutti coloro che cercano la verità, senza riserve.

Nel 2023 sono stata invitata come ospite alla serie di Aba Al-Sadiq, «La Scuola dei Misteri Divini». La mia presenza come donna, e senza hijab, ha suscitato critiche da parte di alcuni spettatori. Ma è proprio qui che il coraggio e l'impegno per l'uguaglianza di Aba Al-Sadiq brillano davvero. La sua decisione di coinvolgere studentesse non è solo simbolica: è una testimonianza della sua posizione senza compromessi, secondo cui la chiamata di Dio è universale e attraversa sesso, origini ed aspettative sociali.

Tiffany Oldani impara da Aba Al-Sadiq nella Scuola Divina dei Misteri, 2024
Tiffany Oldani impara da Aba Al-Sadiq nella Scuola dei Misteri Divini, 2024

Da ex cattolica, non posso fare a meno di tracciare paralleli tra Aba Al-Sadiq e Gesù Cristo, che difese le sue discepole da coloro che cercavano di metterle a tacere. In Aba Al-Sadiq vedo lo stesso spirito: un capo che, con le sue azioni e i suoi insegnamenti, non solo trasforma le opportunità per donne come me, ma ci ispira anche ad avvicinarci sempre di più a Dio. Come ha detto così splendidamente:

«[Dio Onnipotente] non guarda ai corpi, ma guarda alle anime, e la possibilità è aperta a tutta l'umanità, in base alla sua sincerità, di arrivare e raggiungere i gradi più alti che può conseguire».

E non è forse questa la vera giustizia di Dio? In un mondo che spesso giudica in base all'aspetto, alla posizione sociale o al sesso, Aba Al-Sadiq ci ricorda che la misura divina è la sola fede. E in questo c'è speranza per tutti noi.