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Il Mahdi e i suoi compagni protestano davanti alle ambasciate egiziane in tutto il mondo

Testo letto in italiano

Leggi l’articolo originale su The Divine Just State

Il 13 marzo 2026, 13.03.2026, è stata scritta la storia: una protesta organizzata dai membri della Religione Ahmadi della Pace e della Luce ha preso d’assalto le ambasciate egiziane in tutto il mondo, denunciando in modo umiliante le loro violazioni dei diritti umani fondamentali ai sensi dell’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani, di cui l’Egitto è firmatario dal 10 dicembre 1948.

Di Sermad Al-Khafaji

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Il 13 marzo 2026, 13.03.2026, è stata scritta la storia: una protesta organizzata dai membri della Religione Ahmadi della Pace e della Luce ha preso d’assalto le ambasciate egiziane in tutto il mondo, denunciando in modo umiliante le loro violazioni dei diritti umani fondamentali ai sensi dell’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani, di cui l’Egitto è firmatario dal 10 dicembre 1948. L’articolo 18 di questa dichiarazione universale afferma che ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune con altri, in pubblico e in privato, la propria religione o il proprio credo. In totale, 15 ambasciate egiziane nel mondo si sono trovate di fronte a manifestanti che dichiaravano la loro disapprovazione verso le autorità egiziane e chiedevano l’immediata scarcerazione dei loro fratelli nella fede.

Ciò che rende questa iniziativa storica particolarmente importante è che il capo e fondatore della religione, Abdullah Hashem Aba Al-Sadiq, ha partecipato di persona alla manifestazione nel centro di Londra, davanti all’ambasciata egiziana. Era in strada fianco a fianco con i suoi sostenitori mentre protestavano contro l’agghiacciante rapimento, la detenzione ingiusta e i brutali maltrattamenti inflitti dalle autorità egiziane a 14 uomini innocenti. Il messaggio era forte e chiaro: le autorità egiziane devono rilasciare immediatamente i membri della Religione Ahmadi della Pace e della Luce, detenuti da oltre un anno senza processo e senza che siano state formulate accuse formali nei loro confronti.

Londra, Regno Unito - 13.03.2026

Abdullah Hashem Aba Al-Sadiq era accompagnato da 104 dei suoi compagni e sostenitori, che sono arrivati davanti all’ambasciata alle 10:00. Prima di mezzogiorno si sono uniti a loro altri 11 credenti giunti da varie parti del Regno Unito. Il numero totale dei manifestanti, compreso Aba Al-Sadiq, è così salito a 116. L’aria era carica di un’ardente rabbia rivolta contro quegli oppressori che non hanno garantito i più elementari diritti umani. Si sono fatti vedere un secondo e poi un terzo furgone della polizia, con agenti che chiedevano di parlare con l’organizzatrice Hadil Al-Khouly. Dopo aver parlato con lei, gli agenti si sono rilassati: alcuni se ne sono andati, altri sono rimasti. Alla fine tutti gli agenti in più se ne sono andati, lasciando da soli i due agenti iniziali alle porte dell’ambasciata. Mentre i cori si facevano più vigorosi, molti passanti si sono avvicinati per informarsi, alcuni filmando con interesse. Un breve documentario girato quel giorno offre una panoramica di ciò che è accaduto. La giornata si è conclusa prima delle 13:00, con Aba Al-Sadiq che ha ringraziato di persona gli agenti di polizia e poi se n’è andato a piedi con i suoi compagni verso il punto di imbarco degli autobus. Mentre i credenti tornavano agli autobus, non hanno potuto fare a meno di scandire a gran voce, con orgoglio, «Aba Al-Sadiq» per le strade di Londra.

I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
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I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
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I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
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I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
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I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nel Regno Unito

Dacca, Bangladesh - 12.03.2026

I credenti si sono riuniti a Dacca e sono riusciti ad attirare l’attenzione dell’emittente locale Infinity Bangla TV mentre protestavano davanti all’ambasciata egiziana con striscioni e cartelli che illustravano la persecuzione dei 14 credenti detenuti in Egitto. Durante il raduno, uno dei manifestanti ha pronunciato un messaggio potente, in cui ha detto:

«L’Egitto che un tempo illuminava il mondo con il diritto e la civiltà viene ora usato come apparato statale per spegnere la luce della fede dei suoi cittadini. Non siamo venuti qui oggi semplicemente per lamentarci; siamo venuti a pretendere che si risponda dei nostri diritti legittimi.»

Le richieste espresse durante questa protesta pacifica sono state le seguenti:

  • Immediata liberazione di tutti i credenti pacifici detenuti illegalmente o scomparsi in Egitto
  • La fine della tortura nelle carceri e l’accesso immediato a cure mediche adeguate per i detenuti
  • La fine dell’estremismo religioso e della violenza di folla in Bangladesh, con la protezione delle comunità vulnerabili e azioni legali contro chi istiga alla violenza

La protesta si è conclusa in modo naturale, con i credenti che si sono dispersi dopo aver raggiunto l’obiettivo prefissato.

I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Bangladesh
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Bangladesh
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Bangladesh
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Bangladesh
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Bangladesh
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Bangladesh
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Bangladesh
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Bangladesh

Bangkok, Thailandia - 12.03.2026

Alle 10:15, 113 cittadini thailandesi, tra cui tredici credenti della Religione Ahmadi della Pace e della Luce, si sono radunati davanti all’ambasciata egiziana a Bangkok per protestare pacificamente. Un messaggio ha risuonato forte per tutta la protesta: «La fede non è un crimine».

Uno degli organizzatori ha parlato chiaramente dell’ingiustizia subita dai 14 credenti egiziani, definendo crudeli e oppressive le azioni compiute contro di loro. La folla di 113 cittadini thailandesi era unita nel consenso, esprimendo solidarietà con i detenuti per le loro convinzioni. Erano presenti diversi agenti della polizia thailandese per garantire che la protesta rimanesse pacifica e ordinata.

Durante la manifestazione, la polizia ha comunicato con il personale dell’ambasciata e ha informato i manifestanti che un alto funzionario dell’ambasciata sarebbe sceso per ricevere una lettera formale riguardante i credenti detenuti. A un certo punto, un uomo egiziano è stato visto scendere dall’ambasciata, ma sembrava esitante e timoroso di avvicinarsi ai manifestanti e alla fine ha deciso di non interagire con loro.

Secondo la polizia thailandese, gli alti funzionari dell’ambasciata hanno infine scelto di non scendere di persona, chiedendo invece se un rappresentante potesse ricevere la lettera per loro conto. Poco dopo è scesa a ricevere la lettera una dipendente thailandese in rappresentanza dell’ambasciata egiziana. I testimoni hanno detto che sembrava scioccata e spaventata dalle dimensioni e dalla determinazione della protesta. La posizione dei manifestanti è stata resa chiara: se le autorità egiziane resteranno in silenzio e non agiranno sul caso, i manifestanti torneranno a manifestare davanti all’ambasciata ancora e ancora.

Il momento della consegna della lettera è stato testimoniato e registrato da testate giornalistiche thailandesi, tra cui Royal Thai Army Radio and Television Channel 5 e Thai Public Broadcasting Service. Hanno intervistato alcuni degli organizzatori della protesta sulla situazione dei credenti detenuti. La protesta pacifica è durata quasi un’ora prima che la folla si disperdesse.

In un altro sviluppo importante, uno degli organizzatori, Chanon Kheansuwan, è stato invitato a parlare anche a una radio thailandese sabato 21 marzo, dove è intervenuto presso l’Online Radio and Television Station, Association of Media and Arts People Network, per discutere della protesta che chiede il rilascio dei 14 credenti detenuti in Egitto.

Durante l’intervista, Chanon ha sottolineato che la protesta è stata interamente spontanea, dal basso, senza sponsor esterni. «Ci siamo riuniti tutti di nostra libera volontà per chiedere giustizia», ha detto. «L’umanità viene prima della religione». Ha ribadito la responsabilità personale nel sostenere i diritti umani, osservando: «Se non lo faccio io, chi lo farà?».

Chanon ha inoltre evidenziato sviluppi piccoli ma importanti dopo la protesta, tra cui il permesso concesso ai parenti di incontrare i membri detenuti e il crescente sostegno internazionale alla loro causa. Ha precisato che azioni simili potrebbero svolgersi in futuro, se necessario.

Il segmento ha anche presentato la Religione Ahmadi della Pace e della Luce, con Chanon che ne ha spiegato gli insegnamenti di pace, perdono e rispetto per l’umanità. Ha incoraggiato il dialogo pubblico e il dibattito pacifico, dicendo che le richieste di informazioni sulla fede potevano essergli rivolte online. La trasmissione, che ha avuto come ospite anche Mister Universe Thailand, è stata trasmessa in diretta su due pagine Facebook, PSC TV News e Volunteer Media and Arts Club, mostrando immagini di Chanon, di Abdullah Hashem Aba Al-Sadiq e della protesta. I conduttori hanno riconosciuto in Chanon il primo attivista ad aver difeso pubblicamente la causa dei membri ahmadi perseguitati in Egitto.

I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
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I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Thailandia

Manila, Filippine - 13.03.2026

30 membri filippini della Religione Ahmadi della Pace e della Luce si sono radunati davanti all’ambasciata egiziana a Makati City. Quella che doveva essere una manifestazione pubblica pacifica sarebbe stata limitata fin dall’inizio. Pur avendo presentato un permesso, il gruppo ha dichiarato di essere stato bloccato all’arrivo da agenti di polizia e dalle guardie locali della MACEA (Makati Central Estate Association Inc). Gli è stato ordinato di non alzare cartelli e di non tenere alcun raduno, e gli è stato permesso soltanto di scattare fotografie davanti all’ambasciata.

Secondo i partecipanti, l’ambasciata egiziana aveva presentato un reclamo riguardo alla protesta programmata. Per i credenti, ciò è stato visto come qualcosa di più di un ostacolo procedurale. È stato uno sforzo per mettere a tacere voci pacifiche, reprimere la libertà di espressione e impedire che l’attenzione pubblica raggiungesse le violazioni dei diritti umani subite dai membri detenuti in Egitto.

Ma le loro voci non sono state messe a tacere. Impossibilitati a proseguire la protesta come previsto davanti all’ambasciata, i credenti e i sostenitori filippini si sono riuniti e hanno organizzato invece l’evento a casa di uno dei credenti. Da lì sono rimasti uniti, con striscioni e cartelli, parlando con coraggio contro la persecuzione dei loro fratelli imprigionati e chiedendone l’immediato rilascio. Il loro messaggio era chiaro: la fede non è un crimine, la fede pacifica non è estremismo e la detenzione ingiusta deve finire.

L’incontro è stato trasmesso anche in diretta online, permettendo a più persone di essere testimoni del loro messaggio di solidarietà, di coraggio e di difesa dei diritti umani. I credenti nelle Filippine hanno chiarito che continueranno a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sofferenza dei membri detenuti in Egitto e che non smetteranno di chiedere giustizia.

I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nelle Filippine
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nelle Filippine
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nelle Filippine
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nelle Filippine
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nelle Filippine
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nelle Filippine
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nelle Filippine
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nelle Filippine
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nelle Filippine
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nelle Filippine
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nelle Filippine
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana nelle Filippine

Berlino, Germania - 13.03.2026

Ventiquattro partecipanti si sono riuniti davanti all’ambasciata egiziana a Berlino. La manifestazione è iniziata alle 10:30; quando i manifestanti sono arrivati all’ambasciata, 3 credenti erano già presenti e avevano notato diversi veicoli del personale dell’ambasciata entrare nel complesso all’inizio di quella mattina.

Subito dopo, il gruppo ha preso posizione con calma davanti all’ambasciata e, verso le 11:00, è stato pronunciato un discorso in arabo sulla detenzione dei 14 credenti, che chiedeva giustizia. In seguito è stato tenuto un discorso in tedesco per spiegare la situazione ai presenti e ai passanti che avevano cominciato a radunarsi nei paraggi.

Nello stesso momento, Dennis, giornalista di «Laut-Werden», si è unito alla protesta per riferire sulla manifestazione. Poco dopo un secondo discorso in arabo, la polizia si è avvicinata al gruppo e ha chiesto che i discorsi non fossero tenuti in arabo, una richiesta che ha sorpreso i manifestanti ma non ha impedito alla manifestazione di proseguire.

Verso le 11:15 sono arrivate le prime reazioni visibili dall’interno dell’ambasciata. Due persone sono uscite e hanno posato degli oggetti vicino all’ingresso, osservando la protesta. Non molto dopo, si poteva vedere il personale dell’ambasciata guardare dalle finestre, alcuni persino registrando o scattando foto con il telefono. Nel frattempo, sempre più persone hanno cominciato a notare la manifestazione. I passanti si fermavano, osservavano da lontano e alcuni scattavano foto. Due persone, Dominik e Melanie, che avevano saputo della protesta, hanno deciso di unirsi al raduno in segno di solidarietà.

Più tardi, uno degli organizzatori si è rivolto alla folla con un discorso in tedesco. Mentre la protesta attirava attenzione, il personale dell’ambasciata è stato visto recarsi al vicino commissariato. Secondo Dominik, le autorità avevano richiesto protezione della polizia per l’ambasciata. Non molto dopo, un furgone nero è arrivato all’ingresso principale, facendo ipotizzare ad alcuni che i dipendenti si stessero preparando a lasciare i locali.

Verso le 11:30, il giornalista Dennis ha intervistato i manifestanti; ha intervistato soprattutto il corrispondente della religione, Leo Weigel, ponendo domande chiave: «Chi siete?»; «Perché siete qui?»; «Che cosa è accaduto ai credenti detenuti?»; e «Quali sono le vostre richieste?». Ha indicato al gruppo come posizionarsi per avere foto più chiare e ha caricato rapidamente l’intervista online.

Alle 11:45 diversi dipendenti dell’ambasciata hanno cominciato a lasciare l’edificio. Mentre i loro veicoli passavano davanti alla manifestazione, molti di loro evitavano il contatto visivo, guardando in basso invece di affrontare i manifestanti. Per tutta la durata della protesta, i passanti hanno continuato a manifestare curiosità e interesse, alcuni fermandosi a osservare e altri scattando foto.

I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Germania
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Germania
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Germania
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Germania
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Germania
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Germania
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Germania
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Germania
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Germania
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I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Germania
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I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Germania
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I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Germania
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I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Germania
I credenti protestano davanti all’ambasciata egiziana in Germania

Madrid, Spagna - 13.03.2026

Dopo essere arrivato nel luogo indicato dalla polizia vicino all’ambasciata, il gruppo ha dato inizio alla manifestazione leggendo un comunicato preparato, rivolto all’ambasciata egiziana. Il comunicato chiedeva l’immediato rilascio dei membri detenuti in Egitto e difendeva il diritto fondamentale di ogni persona di praticare ed esprimere liberamente la propria fede.

Per tutta la durata del raduno, un messaggio è rimasto al centro della protesta: la fede non è un crimine.

Durante la manifestazione, i partecipanti hanno distribuito manifesti e volantini informativi ai passanti per sensibilizzare sul caso dei 14 credenti detenuti in Egitto. Molte persone si sono fermate a guardare i grandi manifesti e ad ascoltare uno degli organizzatori che si rivolgeva alla folla con un megafono. Diverse persone hanno anche accettato dei volantini per saperne di più sulla situazione.

Un fotoreporter di nome David, che lavora per SO PA Images, era presente sul posto e ha osservato la manifestazione; la sua documentazione della giornata può essere vista qui.

I partecipanti hanno anche notato una donna che sembrava entrare e uscire dall’ambasciata più volte tenendo il telefono sollevato, apparentemente scattando foto della protesta, il che indica che il raduno aveva attirato l’attenzione dall’interno dell’ambasciata.

Al di là degli eventi visibili, ciò che ha reso la giornata particolarmente intensa è stato il senso di unità spirituale avvertito tra i credenti, e le voci che gridavano «Libertà per i nostri fratelli!» hanno riempito la protesta di emozione e determinazione.

Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
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Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Spagna
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Parigi, Francia - 13.03.2026

10 credenti si sono riuniti davanti all'ambasciata egiziana a Parigi, in Avenue d'Iéna. Il gruppo era giunto da diverse parti della Francia, nonché dal Belgio e dalla Germania, il che ha reso l'incontro particolarmente significativo. Alcuni credenti avevano ospitato gli altri per la notte, creando un clima caloroso di fratellanza e unità ancor prima dell'inizio della protesta.

I credenti sono arrivati intorno alle 10:00 e hanno trascorso del tempo insieme a preparare cartelli e striscioni prima dell'inizio della protesta. Alle 11:00 hanno iniziato a manifestare, nonostante la forte pioggia. Le autorità avevano loro assegnato uno spazio sul lato opposto della strada, dove avevano abbastanza spazio per esprimersi. Ciò è avvenuto dopo che avevano reagito a un iniziale rifiuto di consentire la protesta direttamente davanti all'ambasciata.

Durante tutta la manifestazione il gruppo ha scandito slogan, alzato striscioni e letto discorsi sul caso, chiedendo la libertà dei 14 credenti detenuti in Egitto. La pioggia è continuata per tutto il tempo, ma il gruppo è rimasto fedele al proprio impegno e risoluto. I presenti hanno anche notato reazioni visibili dall'interno dell'ambasciata. Alcune persone si sono affacciate alle finestre, sono uscite sul balcone e hanno osservato attentamente la protesta. A un certo punto, 2 persone sono state mandate fuori a fotografare i manifestanti. Ciononostante, la manifestazione è rimasta pacifica e concentrata, e i credenti sono stati lieti di aver fatto sentire la propria voce. Il raduno di Parigi è stato un bellissimo esempio di solidarietà, fratellanza e scopo condiviso, poiché credenti provenienti da luoghi diversi si sono riuniti per sostenere i 14 e chiederne il rilascio.

Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Francia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Francia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Francia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Francia
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Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Francia
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Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Francia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Francia
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Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Francia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Francia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Francia
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Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Francia
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Belgrado, Serbia - 13.03.2026

I credenti si sono riuniti a Belgrado, in Serbia, e davanti all'ambasciata è stato pronunciato in serbo un discorso preparato, che ha chiarito il messaggio centrale della giornata e chiesto la libertà dei credenti detenuti in Egitto a causa della loro fede. In seguito, il gruppo di 9 persone ha proseguito insieme in un parco vicino, mantenendo lo spirito pacifico e rispettoso dell'incontro. La protesta di Belgrado ha aggiunto un'altra voce importante al crescente appello internazionale levatosi in più paesi lo stesso giorno, mentre credenti e sostenitori si stringevano insieme a favore dei 14 membri detenuti in Egitto.

Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Serbia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Serbia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Serbia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Serbia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Serbia
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Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Serbia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Serbia
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Atene, Grecia - 13.03.2026

La manifestazione è iniziata subito all'arrivo del gruppo, alle 14:00. I partecipanti si sono posti davanti all'edificio dell'ambasciata egiziana con striscioni e fotografie per sensibilizzare sulla situazione dei credenti detenuti. Durante la protesta, uno degli organizzatori ha pronunciato un discorso in arabo, chiedendo l'immediato rilascio dei membri innocenti incarcerati della Religione Ahmadi della Pace e della Luce.

In seguito, altri 3 manifestanti hanno preso la parola in azero, parlando di arresti arbitrari e della soppressione della libertà religiosa, e chiedendo giustizia e la liberazione dei detenuti. Il gruppo è rimasto e ha proseguito la protesta per due ore, dalle 14:00 alle 16:00, assicurandosi che il proprio messaggio fosse ascoltato.

Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Grecia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Grecia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Grecia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Grecia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Grecia
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Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Grecia
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Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Grecia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Grecia
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Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Grecia
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Varsavia, Polonia - 13.03.2026

In totale 14 partecipanti si sono riuniti davanti all'ambasciata egiziana a Varsavia per una manifestazione pacifica iniziata alle 11:40. Mentre il gruppo prendeva posto, sono stati visti agenti di polizia e persone legate all'ambasciata scattare foto e girare video dei manifestanti. Verso le 12:00 uno degli organizzatori si è rivolto alla folla in arabo, parlando della detenzione dei 14 credenti e chiedendone il rilascio. Ha poi preso la parola un altro manifestante, che ha parlato anch'egli in arabo e ha messo in evidenza il più ampio schema di persecuzione subito dai credenti nei paesi musulmani dal 2021.

Più tardi, un altro organizzatore ha pronunciato un discorso in inglese, rivolgendosi direttamente all'ambasciata egiziana e richiamando l'attenzione sul caso dei credenti detenuti. Ha poi tenuto un altro discorso in azero, esortando il governo azero a porre fine ai crimini e agli atti di terrore commessi contro i membri di AROPL in Azerbaigian.

La protesta ha attirato anche l'attenzione del pubblico; le auto di passaggio facevano segnali di sostegno mentre sfilavano, accrescendo la sensazione che il messaggio venisse visto e ascoltato. Verso le 12:30 si è notato un rappresentante dell'ambasciata che filmava o fotografava con un telefono cellulare dall'interno dell'edificio. La manifestazione si è conclusa alle 13:00 e la polizia ha ringraziato i partecipanti per aver mantenuto il raduno pacifico e ordinato. La protesta di Varsavia è diventata un altro segno chiaro che questa questione non è più nascosta.

Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
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Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Polonia
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Ontario, Canada - 13.03.2026

L'appello globale alla giustizia è proseguito in Ontario, in Canada, dove credenti e sostenitori si sono riuniti davanti all'ambasciata egiziana verso le 11:00 per far sentire la propria voce a favore dei 14. Giunti da nord, sud, est e ovest, si sono uniti con un unico scopo: protestare contro l'oppressione subita da credenti che sono stati imprigionati illegalmente da quasi un anno nelle carceri egiziane, tenuti in condizioni barbare e privati della possibilità di difendersi adeguatamente.

Agli Ansar si è unito uno sciita duodecimano che non è membro della Religione Ahmadi della Pace e della Luce, ma che è venuto per solidarietà e per prendere una posizione chiara in favore dei diritti umani contro l'ingiustizia. La polizia era già presente sul posto all'arrivo del gruppo. Prima di iniziare la protesta, i credenti si sono riuniti in cerchio e hanno pregato, chiedendo a Dio di parlare attraverso di loro e di rafforzare il loro messaggio. Hanno quindi iniziato a scandire slogan e a rivolgersi direttamente all'ambasciata con appelli chiari come:

«Lasciate andare il nostro popolo!» «La fede non è un crimine!»

Mentre la protesta proseguiva, i credenti hanno notato l'arrivo dell'ambasciatore in auto, il che ha soltanto rafforzato la loro determinazione e risolutezza nel far sentire il proprio messaggio. Sono stati distribuiti volantini alle persone che entravano e uscivano dall'ambasciata, nonché ai passanti della zona. La protesta ha suscitato reazioni anche da parte del pubblico: alcuni automobilisti di passaggio hanno mostrato sostegno con il clacson e col pollice alzato, mentre altri hanno reagito diversamente.

Per tutto il tempo i credenti hanno continuato a farsi sentire in modo pacifico, scandendo «Allahu Akbar» (Dio è il più grande) e «Labbayk Ya Aba Al-Sadiq (Ai tuoi ordini, o Aba Al-Sadiq!)».

Diverse persone che hanno ricevuto i volantini si sono fermate a leggerli con attenzione. Alcune hanno espresso immediata simpatia e preoccupazione, e una persona avrebbe detto:

«Oh mio Dio, è l'Egitto: ovviamente fanno così. Lo fanno sempre.»

Altri hanno mostrato evidenti segni di sconcerto e di sostegno man mano che venivano a conoscenza del caso.

Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Canada
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Canada
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Canada
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Canada
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Canada
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Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Canada
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Washington D.C., Stati Uniti d'America - 13.03.2026

I presenti a Washington hanno alzato la voce non solo per chiedere la libertà dei detenuti, ma anche per richiamare l'attenzione su quella che hanno descritto come l'imprigionamento illegale e la tortura dei membri innocenti della loro fede. I manifestanti hanno sottolineato che queste persone sono detenute da quasi un anno unicamente a causa delle loro convinzioni religiose e che il loro caso non deve essere ignorato.

Il personale dell'ambasciata era presente e ha osservato attentamente la protesta. La manifestazione ha attirato l'attenzione anche del quartiere circostante, poiché slogan e discorsi si udivano al di là dell'area immediatamente adiacente all'ambasciata. I passanti si sono fermati a guardare, a fare domande e a saperne di più sul caso.

La protesta è rimasta pacifica e ordinata per tutta la durata, pur portando con sé un forte senso di urgenza. I partecipanti hanno mantenuto l'attenzione sulla richiesta centrale della giornata: la libertà dei 14 credenti imprigionati in Egitto. Il raduno è servito anche come appello diretto a diversi organismi, tra cui il governo egiziano, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, le organizzazioni internazionali per i diritti umani e i media, esortandoli ad agire in modo significativo, a indagare sul caso e ad aumentare la consapevolezza pubblica.

Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in America
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in America
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Copenaghen, Danimarca - 13.03.2026

Il raduno è iniziato alle 11:00, con la polizia preventivamente informata della manifestazione. Gli agenti erano presenti sul posto e hanno consentito al gruppo di stare a breve distanza dal cancello dell'ambasciata.

Durante la protesta, i credenti hanno parlato di come la questione abbia attirato l'attenzione internazionale. Hanno ricordato che la Commissione degli Stati Uniti per la libertà religiosa internazionale (USCIRF) ha messo in evidenza il caso, puntando i riflettori sull'operato delle autorità egiziane. I partecipanti hanno inoltre riferito di aver inviato lettere ed e-mail all'ambasciata a nome dei credenti detenuti, senza aver ricevuto finora alcuna risposta.

A un certo punto della protesta, un membro del personale dell'ambasciata è uscito e ha chiesto ai manifestanti informazioni sul caso. I credenti hanno colto l'occasione per spiegare con chiarezza la situazione dei detenuti e i motivi del loro raduno. La protesta è proseguita con discorsi e slogan che sottolineavano come i credenti detenuti abbiano, secondo quanto riferito, subito torture e persecuzioni semplicemente per aver seguito la stessa fede.

Il loro messaggio è stato espresso con tenacia, in modo che chi si trovava nei dintorni potesse sentire e comprendere lo scopo del raduno. La manifestazione ha attirato anche l'attenzione dei passanti. Diverse persone si sono fermate a guardare e a informarsi sul caso, e molte sono rimaste colpite da ciò che hanno sentito. In un momento particolarmente significativo, una persona ha scelto di prestare giuramento di fedeltà ad Aba Al-Sadiq, esprimendo sostegno alla causa e al principio «L'umanità prima della religione».

Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Danimarca
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Danimarca
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Danimarca
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Mumbai, India - 13.03.2026

La protesta è iniziata davanti al cancello del consolato, dove i partecipanti sono rimasti in modo pacifico e hanno alzato la voce per chiedere giustizia. Sono stati poi pronunciati discorsi, che richiamavano l'attenzione sulla sofferenza dei credenti detenuti e sull'urgente necessità del loro rilascio. Dopo un po', la sicurezza del consolato si è avvicinata al gruppo e ha portato 2 partecipanti al piano di sopra, in ufficio. Hanno chiesto perché si svolgesse la protesta e che cosa stesse accadendo all'esterno. Secondo i presenti, il personale ha registrato dei video e sembrava preoccupato dalla manifestazione.

Circa 15-20 minuti dopo, sono arrivati sul posto agenti della polizia locale del vicino commissariato. I credenti hanno spiegato chiaramente il motivo della protesta, dopodiché l'intero gruppo è stato condotto al commissariato per ulteriori interrogatori.

Al commissariato, ogni partecipante è stato interrogato singolarmente. Gli agenti hanno chiesto di Aba Al-Sadiq, del motivo della protesta e dello scopo della missione del gruppo. Sono stati registrati anche i dati personali. In seguito, la questione è stata affidata a un alto ufficiale dell'IPS (Indian Police Service), il DCP (Deputy Commissioner of Police) di Mumbai, che ha invitato alcuni membri nel suo ufficio. Ha spiegato di non voler aprire un procedimento a loro carico, ma di essere personalmente curioso di saperne di più su "Hashem". I credenti hanno quindi spiegato la Chiamata, il caso dei membri di AROPL, nonché la missione e il messaggio di Aba Al-Sadiq. La discussione è durata circa 30-45 minuti. Alla fine, l'ufficiale ha espresso apprezzamento per la loro sincerità e ha detto che non stavano facendo nulla di sbagliato. Ha consigliato loro di continuare a rispettare la legge e l'ordine e, successivamente, il gruppo è stato rilasciato. Soprattutto, ai credenti è stato detto che il loro messaggio era stato recapitato con chiarezza alle autorità egiziane presenti al consolato.

Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in India
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in India
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in India
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in India
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in India
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in India

Giacarta, Indonesia - 13.03.2026

La manifestazione di Giacarta è iniziata dopo che i partecipanti erano arrivati alla stazione alle 10:30, si erano riuniti al punto di ritrovo alle 11:00 e avevano poi dato inizio alla protesta davanti all'ambasciata alle 12:30. L'azione è proseguita pacificamente fino alle 14:30.

I partecipanti portavano cartelli e striscioni con il messaggio #FreeAROPLMembers, insieme a frasi che dichiaravano che la fede non dovrebbe mai essere trattata come un crimine. Attraverso discorsi e una dichiarazione di solidarietà, hanno richiamato l'attenzione sulla detenzione dei membri di AROPL in Egitto e sulla più ampia questione della libertà religiosa.

Durante la protesta è stato inoltre sottolineato che il caso ha suscitato preoccupazione a livello internazionale, con diverse organizzazioni che lo hanno segnalato come parte della più ampia questione delle violazioni della libertà religiosa. I partecipanti hanno osservato che la campagna #FreeAROPLMembers ha ottenuto un'attenzione crescente dalla fine del 2025, con il sostegno di attivisti, personalità pubbliche e media internazionali.

Oltre a chiedere il rilascio dei credenti detenuti, i manifestanti hanno anche chiesto un'indagine indipendente sulle segnalazioni di detenzione arbitraria, sparizione forzata e trattamenti inumani che sarebbero avvenuti durante la loro prigionia.

L'evento è rimasto calmo e ordinato per tutto il tempo, e i partecipanti hanno colto l'occasione per far sentire il proprio messaggio in modo chiaro e rispettoso. La loro speranza era che la consapevolezza del pubblico e l'attenzione internazionale contribuissero a incoraggiare passi concreti per proteggere la libertà religiosa e difendere i diritti umani di tutte le persone senza discriminazioni.

Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Indonesia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Indonesia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Indonesia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Indonesia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Indonesia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Indonesia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Indonesia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Indonesia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Indonesia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Indonesia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Indonesia
Credenti protestano davanti all'ambasciata egiziana in Indonesia

In conclusione, il 13 marzo, ovvero il 13.03.2026, è stato un successo clamoroso. Le ambasciate egiziane in diverse parti del mondo si sono trovate di fronte all'energia pacifica di un amore concentrato per la libertà di credo come mai si era visto prima. Ancora più importante, Colui che si leva dalla Famiglia di Muhammad, Abdullah Hashem Aba Al-Sadiq, ha mostrato che una guida veramente designata da Dio e un giusto pastore sta con il suo popolo e non lo abbandona quando la sua situazione è difficile. Ha tenuto saldamente il passo con i suoi compagni, alzando la voce di fronte all'oppressione tirannica, e la Terra ha tremato in loro presenza.