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La Santa Trinità: la manifestazione divina nella creazione

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Dio si manifesta nella creazione attraverso una struttura tripartita, spesso chiamata la Trinità della Manifestazione: il Maana (il Significato), l'Ism (il Nome) e il Bab (la Porta). Il Maana rappresenta la realtà divina nascosta, l'Ism è la sua identità espressa nella creazione (come il Profeta o l'Imam), e il Bab è il portale attraverso cui gli uomini accedono al Nome e lo riconoscono.

Di Lina Irshaid

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santa trinità

Fin dal principio esiste un desiderio innato e una sete profonda di avvicinarsi a quella Luce perfetta da cui tutte le cose sono emerse e di conoscerla. Esiste un profondo bisogno di ritornare, e chiunque si volga alla propria natura interiore comprende di non appartenere veramente a questo mondo, ma di essere legato a una Verità superiore che abbraccia, governa e sostiene ogni cosa con perfetta sapienza e precisione.

Questo ci porta a riconoscere il bisogno essenziale della creazione di Dio e della Sua guida. Tuttavia, dobbiamo prima essere in grado di identificare chi sia il vero Dio e come seguire la Sua guida sulla terra. Ciò a cui assistiamo oggi in fatto di inganno, confusione, oppressione, egoismo e corruzione riflette una realtà più profonda: una diffusa sete interiore in molte persone, un desiderio disperato di conoscere la verità, di trovare il vero Dio e di comprendere la Sua reale presenza e la Sua influenza in mezzo a ciò che l'umanità sta vivendo oggi.

Dio: il Padre, il Buono

Dio è il Padre, l'Unico, il vero Dio, il Creatore di tutte le cose. Egli è la Realtà Assoluta, del tutto al di là della comprensione umana. È impossibile per la creazione conoscerLo o comprenderLo pienamente nella Sua essenza. Per capirlo possiamo ricorrere a un semplice esempio. Immaginate un programmatore che crea un intero mondo virtuale. Ne progetta ogni cosa: l'ambiente, i personaggi e le regole del mondo. È il creatore di quell'intera realtà, pur restandone al di fuori.

I personaggi all'interno di questo mondo cominciano a interrogarsi sulla loro origine e su chi li abbia creati. Il programmatore allora entra nel gioco in una forma che essi possono vedere e con cui possono interagire. Questa forma non è la sua vera essenza, ma un mezzo per comunicare con loro e rispondere alle loro domande all'interno del loro mondo limitato. Ciò che possiamo comprendere, dunque, è che Dio è conosciuto nella creazione attraverso la Sua manifestazione. Non Lo si vede nella Sua essenza, ma Egli si fa conoscere attraverso una forma o una presenza all'interno della creazione che può guidarla e rivolgersi ad essa.

Questa è la Bontà assoluta di Dio. Tutto ciò che esiste proviene da Lui e riflette in qualche modo la Sua presenza. Egli è conosciuto attraverso la Sua creazione e le Sue manifestazioni, compresi il regno e il governo, e questa bontà non ha mai fine.

«Dio nella creazione»

La maggior parte delle persone nel mondo, qualunque sia la religione che seguono, che sia una fede occidentale o orientale, o persino di antiche tradizioni ormai svanite, così come le varie sette e confessioni, non ha mai incontrato l'espressione «Dio nella creazione». Eppure questo concetto è estremamente importante e si trova al cuore stesso di questo articolo. Che cosa significa dunque «Dio nella creazione»?

Da questa prospettiva, Dio nella creazione non è inteso come Dio, la Bontà assoluta, che diventa limitato o contenuto nel mondo fisico, ma come Dio che manifesta la Sua volontà, la Sua autorità e la Sua presenza attraverso rappresentanti umani scelti. Dio stesso rimane assolutamente trascendente, eppure si fa conoscere attraverso una manifestazione vivente che gli uomini possono vedere, con cui possono interagire e da cui possono essere messi alla prova.

Questa manifestazione umana esiste in ogni epoca e in ogni tempo. Non è cessata dopo Buddha, o Krishna, o Zoroastro, o Mosè, o Gesù, o Muhammad. È piuttosto una realtà continua. Eppure questa è la dura verità che la maggior parte dei credenti fatica a comprendere. Con le loro stesse scelte, molti non riconoscono questa presenza divina costante, e si pongono invece nella posizione di chi cerca di risolvere tutto da solo. Così facendo, spesso creano disordine con le proprie mani anziché portare una vera correzione, e le questioni diventano gradualmente più complesse e più radicate invece di essere risolte.

Questa manifestazione umana appare all'esterno come un essere umano normale che mangia, si sposa e vive come molti altri, ma interiormente rappresenta la supremazia divina e la guida di Dio sulla terra. Questa realtà è presentata come una prova del vero monoteismo. Le persone sentono parlare dell'immenso rango e del potere di questo essere umano scelto e designato, sia esso riconosciuto come Profeta, Messaggero, Re o Imam, eppure lo vedono oppresso, limitato e trattato come qualsiasi altro essere umano. Questa apparente contraddizione impone una scelta: vedere soltanto l'apparente (lo zahir), oppure riconoscere la realtà interiore (il batin) come la manifestazione della volontà divina. Così come gli angeli possono apparire in forma umana restando ciò che sono veramente, questo essere umano speciale e completo rappresenta il comando e la presenza di Dio nella creazione, pur essendo soggetto alle condizioni della vita umana. Perciò «Dio nella creazione» non significa adorare un corpo fisico, ma riconoscere la supremazia divina espressa attraverso quel corpo e rispondervi, trattandolo come si tratterebbe il comando di Dio stesso.

Ma in quanto manifestazione di Dio, Dio si manifesta nella creazione attraverso una struttura tripartita, spesso chiamata la Trinità della Manifestazione: il Maana (il Significato), l'Ism (il Nome) e il Bab (la Porta). Il Maana rappresenta la realtà divina nascosta, l'Ism è la sua identità espressa nella creazione (come il Profeta o l'Imam), e il Bab è il portale attraverso cui gli uomini accedono al Nome e lo riconoscono. Attraverso questa manifestazione triadica, Dio governa, rivela, guida e si fa conoscere nel mondo restando trascendente al di sopra di esso. Così Dio nella creazione è inteso come un processo strutturato di manifestazione: l'Essenza invisibile, il rappresentante manifesto e il portale che guida, che insieme formano il mezzo attraverso cui l'umanità incontra la verità divina.

La Santa Trinità

Il concetto della Santa Trinità è uno schema metafisico ricorrente in vari sistemi di credenza, usato per descrivere come l'Uno, l'Assoluto, si esprima in un modo che possa essere compreso concettualmente. Poiché la realtà ultima è considerata al di là della comprensione umana diretta, ci si avvicina ad essa spesso attraverso manifestazioni o espressioni strutturate all'interno dell'esistenza. Ciò assume frequentemente la forma di uno schema tripartito usato per descrivere il rapporto tra il divino e il cosmo, come è già stato chiarito.

Tuttavia, non esiste una dottrina unica e unificata di questo concetto condivisa da tutte le religioni, poiché ogni tradizione lo esprime nel proprio specifico quadro teologico e filosofico. Qui di seguito alcuni esempi di tali strutture triadiche, seguiti da ciò in cui crediamo come Religione Ahmadi della Pace e della Luce: che cosa sia la vera trinità, secondo gli insegnamenti dei capi della fede, l'Imam yemenita Ahmed Al-Hassan e il Qaim Aba Al-Sadiq Abdullah Hashim. Questi insegnamenti derivano dagli insegnamenti segreti del profeta Muhammad, degli Imam e delle loro porte ai loro veri Shia (seguaci) lungo tutta la storia islamica fino ad oggi.

Presenterò esempi di ciò che è stato chiamato la «Santa Trinità» nell'antico Egitto, nell'induismo e nel cristianesimo. Sono semplicemente esempi illustrativi destinati a chiarire il concetto. Ciò non significa che, nella Religione Ahmadi della Pace e della Luce, questi sistemi siano adottati in tutti i loro dettagli. Si ritiene piuttosto che all'interno di ogni sistema di credenza vi sia un elemento di verità, accanto a distorsioni e falsità, come la comprensione cristiana tradizionale della Trinità e, d'altra parte, la diffusa mancanza di consapevolezza, all'interno dell'islam tradizionale, riguardo a ciò che viene descritto come una vera forma della santa trinità al di là dello shirk (il politeismo).

Secondo questa prospettiva, trascurare questa comprensione ha contribuito allo smarrimento della comunità musulmana, anzi di tutte le comunità, con conseguenze che molti osservano oggi.

Il primo esempio: la Trinità nell'antico Egitto (la triade divina)

Nella religione dell'antico Egitto esistevano diverse trinità, comunemente chiamate triadi divine o famiglie di tre divinità. La più nota è la Triade osiriana, composta dal padre, dalla madre e dal figlio. Questa famiglia divina rappresenta il ciclo dell'esistenza, che procede dalla morte e dalla resurrezione fino alla restaurazione e al rinnovamento.

Il primo dio è Osiride, noto come il Re dei Morti e associato al giudizio e alla resurrezione. Incarna il principio della trasformazione e della rinascita, esprimendo l'idea che la vita continua oltre la morte attraverso un ciclo eterno. La seconda divinità è la dea Iside, venerata come dea della magia, della guarigione, della protezione e della maternità divina. Rappresenta la forza che sostiene e restaura, usando sapienza e potere per preservare la vita e portare rinnovamento, compresa la resurrezione di Osiride. Il terzo dio è Horus, il re vivente e figlio divino di Osiride e Iside. Simboleggia la regalità, l'ordine e l'autorità vivente sulla terra, ristabilendo l'equilibrio cosmico dopo il caos e incarnando l'espressione visibile del governo divino.

Nel pensiero dell'antico Egitto, il divino era inteso come l'ordine vivente dell'universo stesso, che si dispiega continuamente attraverso cicli e si mantiene nell'armonia. Non era visto come separato dal mondo, ma come presente in esso, espresso in molte forme e rivelato attraverso processi come la creazione, la morte, la rinascita e l'ordine. Questa triade era una manifestazione visibile di questa realtà più profonda, ciascuno dei suoi membri rappresentando una forza o un principio specifico attraverso cui l'ordine cosmico è insieme rivelato e sostenuto.

Il secondo esempio: la Trinità nell'induismo (la Trimurti)

La Trimurti rappresenta le tre funzioni primarie del Divino in rapporto all'universo. La prima è Brahma, il Creatore. È il divino responsabile di aver fatto esistere l'universo. Rappresenta il principio della creazione, l'origine da cui hanno inizio tutte le forme e tutti gli esseri. Il secondo è Vishnu, il Conservatore. È l'essere divino responsabile di sostenere e mantenere l'universo. Rappresenta il principio dell'ordine e della continuità, garantendo che l'equilibrio cosmico (dharma) sia preservato. Il terzo è Shiva, il Distruttore o Trasformatore. È il divino responsabile della dissoluzione e della trasformazione. Rappresenta il principio del cambiamento e della trascendenza, attraverso il quale tutte le forme vengono dissolte affinché possa sorgere una nuova creazione.

Nel pensiero indù, il divino è inteso come una realtà ultima e infinita che sta alla base di tutta l'esistenza e la pervade. Questa realtà è nota come Brahman, la fonte eterna, immutabile e non duale di ogni cosa. È al tempo stesso al di là dell'universo e presente in esso, e si manifesta attraverso innumerevoli forme, forze e divinità. La Trimurti è un modo di esprimere come questa singola realtà unificata operi all'interno del cosmo.

Vishnu è l'unico della Trimurti ad avere una chiara dottrina dell'incarnazione, apparendo sulla terra attraverso avatar come Rama e Krishna. Shiva non ha un sistema formale di incarnazioni, ma si ritiene che si manifesti in varie forme e apparizioni divine, come Nataraja (il danzatore cosmico) e Bhairava (una forma protettrice e feroce). Brahma non è associato né all'incarnazione né alla manifestazione terrena nella tradizione dominante e rimane un principio creatore cosmico senza un sistema di avatar.

Il terzo esempio: la Trinità nel cristianesimo

Il Dio Unico, l'Assoluto, è la realtà divina ultima, eterna e al di là della piena comprensione umana; la fonte di ogni esistenza. Non può essere colto nella Sua essenza. Tuttavia, per essere conosciuto, si rivela attraverso le Sue manifestazioni eterne: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Non sono dèi separati, ma un solo Dio in una manifestazione tripartita.

Il Padre è la fonte invisibile, l'origine senza origine, che è al di là di ogni creazione. Il Figlio è il Verbo divino (Logos), eternamente generato dal Padre, attraverso il quale Dio si fa conoscere in un modo che la creazione può comprendere. Lo Spirito Santo procede da Dio ed è la presenza viva e attiva di Dio all'interno della creazione. Lo Spirito è la forza della vita, dell'azione e della guida, mediante la quale la volontà divina si compie. Attraverso lo Spirito, la presenza di Dio si manifesta, sostenendo e muovendo la creazione.

Il rapporto tra loro non è di separazione, ma di unità nell'essenza e di distinzione nel ruolo. Il Padre è la fonte, il Figlio è l'espressione (il Verbo) e lo Spirito Santo è l'azione e la presenza. L'intenzione divina è rivelata attraverso il Figlio, e attraverso lo Spirito questa intenzione diventa viva e attiva all'interno della creazione.

Nel cristianesimo tradizionale si crede che il Figlio eterno, il Verbo (Logos), si sia fatto carne e si sia incarnato in Gesù Cristo. Il Padre non si incarna e rimane eternamente trascendente, senza mai farsi carne. È la fonte non originata della Trinità. Anche lo Spirito Santo non è considerato incarnato; lo Spirito è invece inteso come la presenza attiva e vivente di Dio nel mondo, che opera invisibilmente all'interno della creazione. Tuttavia il cristianesimo insegna anche una speciale inabitazione dello Spirito Santo nei credenti, il che significa che dopo la crocifissione e la resurrezione di Cristo lo Spirito dimora in un modo unico e personale nei cristiani che sono «in Cristo».

Il quarto esempio: la Trinità nella tradizione ermetica

L'Uno, il Padre, l'Assoluto, è la realtà ultima e inconoscibile al di là dell'intelletto, della descrizione e della comprensione; la fonte di tutto. La Sua essenza è pura bontà. Non può essere conosciuto direttamente.

Perciò, per essere conosciuto, ha manifestato la Sua prima manifestazione: la Mente Divina (Nous). Attraverso questa manifestazione, si è fatto conoscere, ma in modo limitato.

La Mente Divina agisce da mediatrice tra il Padre, l'Assoluto, e la creazione. Da essa emanano una Volontà Divina e un Verbo Divino, che non sono separati da essa. La Volontà Divina è descritta come la prima forza vivente di azione. Come risultato di questa attività divina si forma un'espressione, che è chiamata il Verbo Divino. Quando il Verbo Divino viene espresso, la creazione viene all'esistenza. In parole semplici, l'intenzione divina diventa un comando, e il comando diventa creazione.

Ciò che esegue la creazione a partire dalla Volontà e dal Comando è la terza manifestazione, la Mente Formatrice (il Demiurgo). La Mente Formatrice può essere descritta come il principio dell'ordine attraverso cui la creazione e l'universo sono strutturati e funzionano. Attraverso questa manifestazione divina avviene una delega per l'amministrazione degli affari della creazione. Essa attiva di fatto il governo della Mente Divina. La Mente Formatrice ha poi espresso i Sette Reggitori (spesso associati ai pianeti classici), intesi come intelligenze cosmiche di governo e forze spirituali intermedie che organizzano e regolano l'ordine della creazione. Essi governano il movimento dei corpi celesti, i cicli del tempo e gli schemi del destino, della causalità e dell'ordine cosmico che plasmano l'esistenza.

Da loro si forma la Natura come sistema vivente dell'universo, costituito da tutte le leggi naturali, le forze e i processi vitali. È attraverso la Natura che queste intelligenze superiori operano nel mondo fisico, traducendo l'ordine cosmico in crescita, cambiamento e vita. La Natura manifesta il cosmo sensibile, cioè l'universo fisico che percepiamo attraverso i sensi. È il mondo visibile della materia, dello spazio, del tempo, delle stelle, dei pianeti e degli esseri viventi, e il risultato finale osservabile dell'attività della Natura nella realtà.

È essenziale comprendere che la vera «trinità» metafisica non si trova al livello dei Sette Reggitori, della Natura o del cosmo sensibile, ma a un livello superiore dell'essere, composto dall'Uno, dalla Mente Divina (Nous) e dal Verbo (Logos). Questi tre formano la struttura essenziale della realtà nella sua espressione più alta.

Aba Al-Sadiq ha dedicato diverse lezioni nella «Sala dei Misteri», nelle quali ha presentato gli insegnamenti di Ermete riguardo a Dio e al modo di conoscerLo attraverso le manifestazioni. Qualsiasi seguace e ricercatore attento troverà che non vi è alcun dubbio che questi insegnamenti siano in forte armonia con gli insegnamenti di Muhammad e della Famiglia di Muhammad, come pure con gli insegnamenti dell'Imam Ahmed Al-Hassan che la Religione Ahmadi della Pace e della Luce abbraccia riguardo alla realtà del monoteismo e alla conoscenza di Dio.

La vera Trinità

Presenterò ora il concetto della Trinità nell'islam. Per molti potrebbe essere una sorpresa che il vero islam si fondi su una vera struttura trinitaria. È qualcosa di completamente rifiutato e fermamente denunciato dalla corrente dominante dell'islam, e la maggior parte dei musulmani ne ha poca o nessuna comprensione, come pure del suo legame con l'essenza dell'adorazione, con il vero monoteismo e con il cammino del credente verso l'ascesa spirituale.

Questa conoscenza si trova negli insegnamenti dell'Ahlul-Bayt, la Famiglia del profeta Muhammad, la cui conoscenza è stata in gran parte trascurata dalla più ampia comunità musulmana, che non le ha né dato la dovuta importanza né riconosciuto pienamente la necessità di ricevere questa comprensione divina. Questa conoscenza è stata preservata in narrazioni e testi attribuiti a Muhammad e alla sua Famiglia, custodita da alcune tradizioni sciite e alawite.

Per me, e per molti credenti che sono entrati in questa Chiamata, questa conoscenza profonda è diventata accessibile soltanto grazie all'Imam Ahmed Al-Hassan, in particolare attraverso una delle sue opere più grandi, Il Libro del Monoteismo, nonché attraverso le lezioni del Mahdi, Abdullah Hashem Aba Al-Sadiq.

Negli insegnamenti dell'Imam Ahmed Al-Hassan, una mappa cosmologica simbolica dell'esistenza è strutturata mediante un sistema stratificato di segni e di ranghi. Al suo livello più elementare, usa le forme simboliche delle lettere arabe «nun» e «baa» come indicatori fondamentali della realtà. Il «nun» è raffigurato come una forma simile a un recipiente che simboleggia «il Trono Maggiore» con un punto che simboleggia il Muro (Siradiq), il velo al di sopra del livello più alto della creazione, mentre il «baa», forma simile a un recipiente che simboleggia «il Seggio» con un punto posto al di sotto, simboleggia «il Grande Trono».

Il primo punto rappresenta il limite dell'esistenza creata e funge da separazione tra il regno creato e la realtà divina che lo trascende. È descritto come il punto in cui si raggiunge il confine della percezione, oltre il quale la comprensione ordinaria non può procedere. In questo contesto, il profeta Muhammad è descritto come colui che raggiunse questo confine, dove «scrutò attraverso il velo» la realtà divina, una stazione che nessun altro essere si dice abbia raggiunto ai suoi tempi. Il Velo è descritto anche come lo Spirito di Dio, la prima creazione di luce, riflessa come le Cinque Luci Divine degli Ahlul-Kisa, il Verbo Divino, il Corano.

Muhammad è descritto come il (Barzakh) supremo, cioè l'ultimo intermediario tra Dio e la creazione. In questo ruolo, abbraccia il velo stesso, assorbendone e riflettendone pienamente il significato. Diventa abbastanza grande nella realtà spirituale da contenere in sé tutti i livelli della creazione. È perciò descritto come la manifestazione più completa della realtà divina all'interno dell'esistenza, che rappresenta pienamente il legame tra il divino e l'ordine creato.

Sotto le due forme simboliche, il (nun) e il (baa), si trovano i sette cieli. Questi cieli sono disposti in ordine discendente dal più alto al più basso, formando una gerarchia strutturata anziché mondi separati o disconnessi. Insieme, questi elementi creano un diagramma unificato dell'esistenza basato sulla rappresentazione simbolica.

Quando questi livelli vengono combinati, la struttura forma un totale di dieci ranghi o stati. I sette cieli costituiscono l'ordine ascendente inferiore della creazione, mentre gli elementi simbolici superiori del «nun» e del «baa» rappresentano stazioni metafisiche più elevate al di sopra di essi. Ciò stabilisce un sistema gerarchico completo in cui tutti i livelli dell'esistenza sono interconnessi e ordinati all'interno di un unico quadro.

Si può semplificare?

Al livello più alto si trova Huwa/Egli, l'Essenza Divina, il Significato. Esso si riferisce a Dio nel Suo stato assoluto, del tutto al di là di ogni descrizione, forma o limite concettuale. È la realtà che non può essere colta direttamente dall'intelletto umano, poiché trascende tutte le categorie del pensiero e dell'immaginazione. È la fonte nascosta dietro ogni esistenza.

Da questa Essenza trascendente emerge il livello del Nome, Allah. Il Nome funge da espressione onnicomprensiva di tutti gli attributi divini come la misericordia, la sapienza, il potere e la creazione. Attraverso di esso, l'Essenza inconoscibile diventa parzialmente conoscibile alla creazione. Non è l'Essenza stessa, ma il modo in cui l'Essenza viene riconosciuta e designata all'interno dell'ordine creato. È il velo, il (barzakh) tra la realtà assoluta e la creazione.

Il terzo livello è la Porta, che rappresenta il punto di accesso tra la creazione e la realtà divina. È il canale attraverso cui si raggiungono la conoscenza, la guida e il riconoscimento del Nome divino. Senza questo portale, il Nome resta distante e inaccessibile alla creazione. Funziona come l'intermediario necessario attraverso cui la comprensione e il legame diventano possibili.

Come manifestazione umana, l'Imam Ali è identificato come il «Significato», il più alto livello di manifestazione divina accessibile alla creazione. Come sappiamo, l'essenza divina non può essere conosciuta direttamente, poiché nulla può comprendere Dio nella Sua realtà assoluta. Ecco perché qualsiasi ricercatore della storia islamica sa che i musulmani non riuscirono affatto a sopportare l'Imam Ali.

Il Nome (Allah), rappresentato dal profeta Muhammad, fu molto più facile da accettare per i musulmani. Poiché il profeta Muhammad si dissolse nel velo che racchiude tutti gli attributi divini, giunse a incarnarli pienamente. Attraverso di lui, gli uomini giunsero a conoscere la migliore rappresentazione di Allah, la manifestazione onnicomprensiva e il collettore di tutti gli attributi divini, mediante la quale il Nome fu reso noto.

Così gli uomini arrivarono a risentirsi e a combattere contro l'Imam Ali, perché non furono in grado di comprenderlo come furono in grado di comprendere il profeta Muhammad. Il profeta Muhammad rappresentava una manifestazione più leggera, più facile da comprendere e più accessibile nell'approccio, mentre la manifestazione del Significato era molto più profonda ed esigente nella sua realtà. Quanto alla manifestazione della Porta in quel tempo, era Salman, che proveniva originariamente dal popolo comune.

Per molti è difficile accettare l'idea che qualcuno possa essere più grande dei primi Profeti della determinazione. L'idea che una figura possa superare Noè, Abramo, Mosè, Gesù e Muhammad, e comprendere che Ali ibn Abi Talib rappresenta una manifestazione più grande del profeta Muhammad, è un concetto pesante che molti faticano ad accettare. La ragione di questa difficoltà non è necessariamente il rifiuto, ma una mancanza di comprensione. Rimane tuttavia la speranza che, con chiarezza e riflessione, questo concetto possa diventare più accessibile a coloro che cercano di coglierne il significato più profondo.

Questa verità non si trova nella corrente sciita dominante, ma piuttosto nella dottrina nusayrita. Il sistema di credenze nusayrita è tra quelli più allineati agli insegnamenti dell'Imam Ahmed Al-Hassan. Essi sostengono che non vi sia Significato o realtà ultima se non Ali ibn Abi Talib, né Nome o velo se non Muhammad, né Porta se non Salman. Nella Religione Ahmadi della Pace e della Luce si afferma che questo fosse effettivamente il caso in quel tempo.

Dobbiamo anche ricordare che il Significato, il Nome e la Porta si manifestano in ogni epoca. Perciò, in questo tempo presente, l'epoca del Mahdi, queste manifestazioni esistono ancora, e gli uomini devono cercare di identificare chi rappresenti oggi la Porta, il Nome e il Significato per trovare veramente il cammino.

Lo scopo dell'uomo

Lo scopo dell'esistenza umana è l'ascesa. Ogni persona è chiamata a crescere nella consapevolezza, nella purificazione e nella vicinanza alla realtà divina fino a raggiungere la più alta stazione possibile.

Il vero monoteismo, secondo l'Imam Ahmed Al-Hassan, non è semplicemente un'acquisizione intellettuale di concetti o di dichiarazioni verbali, ma una realtà vissuta, ottenuta mediante l'azione, la sincerità e la continua devozione ad Allah. L'essere umano è creato per un cammino trasformativo nel quale progredisce spiritualmente fino a diventare, nel senso più alto, una manifestazione della guida divina sulla terra. Ciò significa che la via del monoteismo non è teorica né limitata; è un'ascesa continua finché il servo raggiunge il più alto rango raggiungibile di rappresentanza divina nella creazione.

L'Imam Ahmed Al-Hassan sottolinea che questo scopo è radicato nella creazione stessa dell'uomo: l'umanità è stata creata per raggiungere la perfezione e il più alto grado di vicinanza ad Allah. In questo quadro, l'essere umano è descritto come un'immagine del divino.

Nessun credente dovrebbe supporre che questo rango sia inaccessibile o permanentemente velato. È piuttosto una porta aperta, a disposizione di tutti fino alla fine dei tempi, e la vera perdita spetta a chi trascura questa opportunità e non la persegue.