Articolo 19 — La Morte
La Morte: che ne è dell'anima quando il corpo cessa di vivere?
Lo Scopo del Saggio — Porta Numero Diciannove
Testo letto in italiano
La morte rappresenta la scomparsa della nostra identità o semplicemente la fine di una tappa della nostra esistenza?
La morte è una delle esperienze più universali e più temute dell'umanità.
Ci separa da coloro che amiamo e ci pone di fronte all'ignoto.
Nella diciannovesima Porta de Lo Scopo del Saggio, Abdullah Hashem Aba Al-Sadiq (Da lui viene la pace) propone una riflessione sulla morte a partire dagli insegnamenti riguardanti l'anima e il ritorno alla vita.
Il sonno e la morte
Il capitolo avvicina la morte al sonno.
Richiama le antiche tradizioni che associavano Hypnos, personificazione del sonno, e Thanatos, personificazione della morte.
Cita inoltre una frase attribuita al profeta Muhammad che stabilisce un legame tra questi due stati.
Il paragone si basa su un'esperienza familiare: quando dormiamo, la nostra abituale coscienza del mondo si trasforma.
Il libro utilizza questa immagine per invitare il lettore a considerare la morte in modo diverso dalla sola scomparsa fisica.
Il corpo e l'anima
Nella dottrina esposta dall'opera, il corpo è temporaneo mentre l'anima prosegue la sua esistenza.
La morte corrisponderebbe dunque alla separazione dell'anima e del corpo.
Questa concezione si inserisce nella continuità dei capitoli dedicati alla reincarnazione e alla trasmigrazione.
Distingue l'identità spirituale della persona dalla sua esistenza biologica.
Si tratta di una convinzione metafisica, non di una realtà dimostrata dalla scienza.
Perché abbiamo paura di morire?
L'autore sottolinea che la paura della morte è spesso legata all'ignoranza.
Non ricordiamo ciò che avrebbe preceduto la nostra nascita.
Non sappiamo con certezza che cosa segua la morte.
Questa mancanza di conoscenza alimenta l'inquietudine.
Il capitolo cerca di rispondere a questa paura presentando la morte come una transizione piuttosto che come un annientamento assoluto.
Il valore della vita presente
Riflettere sulla morte non significa trascurare la vita.
Al contrario, la consapevolezza della nostra mortalità può invitarci a impiegare meglio il nostro tempo.
Le nostre relazioni, le nostre responsabilità e le nostre azioni assumono un'importanza particolare quando comprendiamo che l'esistenza corporea è limitata.
Conclusione — La fine o un passaggio?
La diciannovesima Porta presenta la morte come una tappa della storia dell'anima.
Invita a riflettere sulla differenza tra la scomparsa del corpo e la continuità spirituale.
Se la nostra esistenza non si limita a una sola vita, come dovremmo vivere oggi?