Tribuna: se Gesù tornasse, riconoscerebbe almeno il cristianesimo?
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La maggior parte dei cristiani di oggi dice di seguire Gesù, ma ignora il suo radicale invito a rifiutare la ricchezza, a condividere ogni cosa e a costruire il Regno di Dio sulla terra.
Di Alexandra Etheredge

Molte persone oggi si definiscono cristiane e affermano con orgoglio di essere seguaci di Gesù Cristo, ma se osserviamo le loro vite dobbiamo chiederci: vivono davvero secondo gli insegnamenti di Gesù, o si sono allontanate molto dal messaggio che egli diede? Le parole di Cristo sono chiare, eppure la maggior parte di ciò che oggi passa per cristianesimo non assomiglia affatto a ciò che egli insegnò.
Parliamo delle Scritture, delle parole di Gesù e dei comandi che diede, e cerchiamo di tornare al suo messaggio originario per capire che cosa significhi davvero seguire Cristo. Dobbiamo ricordare che Gesù fece una promessa. Designò un successore, dicendo a Pietro: «Su questa pietra edificherò la mia chiesa». Che cos’era dunque esattamente quella chiesa, e quale missione Gesù affidò a Pietro, perché la costruisse e la portasse avanti?
Uno dei modi migliori per affrontare la questione è esaminare la posizione di Gesù riguardo al denaro e alla ricchezza, perché questo tema resta centrale nella vita di oggi. I nostri sistemi sono costruiti attorno alla necessità del denaro per sopravvivere, eppure Gesù disse in Matteo 6:24:
«Nessuno può servire due padroni. O odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si dedicherà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e il denaro.»Bibbia, Vangelo di Matteo, capitolo 6, versetto 24
Sulla base di questo versetto, ogni credente deve scegliere chi servirà davvero. È una verità pesante per i cristiani, perché il mondo è strutturato attorno alla ricerca della ricchezza. Eppure Gesù insegnò a non rincorrere denaro e beni, ma a cercare prima il Regno, confidando che Dio provveda.
«Non preoccupatevi di ciò che mangerete o di ciò che indosserete. I pagani corrono dietro a queste cose, e il vostro Padre nei cieli sa che ne avete bisogno. Cercate prima il Regno dei Cieli, e tutte queste cose vi saranno aggiunte.»Bibbia, Vangelo di Matteo, capitolo 6, versetti 31-33
Già ai tempi di Gesù e di Pietro, sotto l’occupazione romana, la moneta, le tasse e i sistemi finanziari definivano la vita quotidiana. Eppure i discepoli fecero una scelta deliberata: vivere secondo un’economia diversa, non costruita sulla ricchezza e sul potere di Roma, ma sulla devozione al Regno di Dio.
Guardiamo a Pietro e a ciò che fece davvero, poiché è colui che Gesù promise avrebbe edificato la Chiesa di Dio. Quando esaminiamo i discepoli, guidati da Simon Pietro, successore designato di Gesù, vediamo un prototipo vivente di ciò che egli richiedeva ai suoi seguaci e dei principi che aveva instillato in loro. Insieme, istituirono un Regno di Dio in miniatura, formando una congregazione di credenti che condividevano le proprie risorse e si prendevano cura gli uni degli altri. Questo è magnificamente descritto negli Atti degli Apostoli:
«La moltitudine di coloro che avevano creduto era un cuor solo e un’anima sola, e nessuno diceva che le cose che possedeva fossero sue, ma ogni cosa era fra loro comune… Non c’era alcun bisognoso tra loro, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato ai piedi degli apostoli, e veniva distribuito secondo il bisogno. Così Giuseppe, detto Barnaba (che significa figlio dell’esortazione), levita originario di Cipro, vendette un campo che possedeva, portò il denaro e lo depose ai piedi degli apostoli.»Bibbia, Atti degli Apostoli, capitolo 4, versetti 32, 34-37
Non esisteva il senso del «questo è mio, questo è tuo». Ognuno contribuiva con ciò che aveva, e tutto veniva distribuito secondo il bisogno. A chi aveva meno si provvedeva, e chi aveva di più aiutava a sostenere la comunità. Avevano famiglie, spese quotidiane e obblighi sotto il dominio romano, comprese le tasse, eppure mantenevano la loro piccola Chiesa. Era un prototipo vivente del Regno dei Cieli.
Ai discepoli fu detto di cercare il Regno, non il denaro: di mettere da parte la ricchezza personale e di concentrarsi sull’unità, sulla fede e su uno scopo comune. Persone di estrazioni diverse si riunirono, alcune ricche, come Barnaba, che vendette un campo e ne offrì il ricavato, altre con poco da dare, ma tutte partecipavano per amore di Dio, e tutte ricevevano secondo i propri bisogni.
È un modo di vivere bello, altruista e giusto, registrato con tanti dettagli negli Atti da permetterci di capire che cosa significhi davvero seguire Cristo. Per comprenderlo, dobbiamo guardare a coloro che erano con Gesù e alla comunità che egli affidò a Simon Pietro, guidata dallo Spirito Santo. Fu questo Spirito a guidare le loro azioni, a unirli e a far sì che la loro attenzione restasse su Dio e non sulla ricchezza.
Ora vediamo questo piccolo Regno dei Cieli sulla Terra e cominciamo a capire come fossero strutturate la loro chiesa e la loro comunità. Questo esempio aiuta a chiarire le parole di Gesù su quanto sia difficile per un ricco entrare nel Regno dei Cieli. Chi è «ricco» in quel contesto? In questa comunità, tutti dovevano rinunciare alla ricchezza personale e condividere. Tutto veniva distribuito secondo il bisogno, creando una vera uguaglianza.
Come disse Gesù, è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel Regno, sottolineando che l’attaccamento alla ricchezza è una prova enorme. Lo vediamo nella storia del ricco al quale fu detto di vendere tutto e darlo ai poveri. Non ci riuscì e se ne andò rattristato. Per entrare davvero nel Regno dei Cieli, bisogna abbandonare ogni cosa a Dio e confidare che Egli provveda. I poveri, le persone che venivano a Gesù, erano i destinatari, sostenuti dalla comunità.
Mentre camminava con i suoi discepoli, Gesù insegnava loro questo modo di vivere con l’esempio. Guidava Simon Pietro e gli altri su come istituire e perfezionare questo Regno dei Cieli. Per questo disse: «Vendi tutto e seguimi».
Vediamo anche un severo monito negli Atti degli Apostoli. Una coppia sposata entrò nella comunità, ma tentò di ingannare Pietro trattenendo una parte della propria ricchezza. Cercarono di restare ricchi pur entrando nel Regno. Atti 5:1-5 racconta la storia di Anania e Saffira, mostrando che l’ingresso in questo Regno richiede piena onestà, totale abbandono e completa devozione.
«Ma un uomo di nome Anania, con il consenso di sua moglie Saffira, vendette una proprietà. Tuttavia trattenne per sé una parte del ricavato e ne portò solo una porzione, deponendola ai piedi degli apostoli. Allora Pietro disse: “Anania, perché Satana ha riempito il tuo cuore, così che tu mentissi allo Spirito Santo e trattenessi parte del ricavato per te? Finché il campo restava invenduto, non era forse tuo? E dopo che fu venduto, non era forse a tua disposizione? Perché hai progettato questa azione nel tuo cuore? Non hai mentito agli uomini, ma a Dio.” Udendo queste parole, Anania cadde a terra e morì, e un grande timore si impadronì di tutti quelli che ne sentirono parlare.»Bibbia, Atti degli Apostoli, capitolo 5, versetti 1-5

Simon Pietro sapeva che cosa c’era nel suo cuore. Anania cercò di mentire al successore di Gesù, Simon Pietro, che aveva lo Spirito Santo. E questo era un peccato grave. Cercò di trattenere qualcosa a Dio. Cercò di mentire a Dio. E cercò di non dare ciò che era richiesto, cioè che bisogna dare tutto a Dio per entrare nel Regno dei Cieli. Cercò di entrare nel Regno dei Cieli restando ricco, e questo non funzionò. Morì. Fu proprio come disse Gesù: impossibile. Dunque non si può mentire allo Spirito Santo. Non si può entrare nel Regno dei Cieli da ricchi. E se lo si fa, ci sono delle conseguenze. E si dice che subito dopo questo episodio la gente ebbe paura di unirsi, perché non poteva mentire e ingannare lo Spirito Santo. Poi la storia prosegue:
«Dopo un intervallo di circa tre ore, sua moglie entrò, senza sapere che cosa fosse accaduto. E Pietro le disse: “Dimmi se avete venduto il campo per tanto.” Ed ella disse: “Sì, per tanto.” Ma Pietro le disse: “Come mai vi siete messi d’accordo per tentare lo Spirito del Signore? Ecco, i piedi di coloro che hanno seppellito tuo marito sono alla porta, e porteranno via anche te.” Immediatamente ella cadde ai suoi piedi ed esalò l’ultimo respiro. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta e la portarono fuori e la seppellirono accanto a suo marito. E un grande timore si impadronì di tutta la chiesa e di tutti quelli che udirono queste cose.»Bibbia, Atti degli Apostoli, capitolo 5, versetti 7-10
Nel Regno dei Cieli non esiste il «sono migliore di chiunque altro». Anania cercò di portare ingiustizia e peccato nella Chiesa di Dio, e ne pagò un prezzo grave. Sono lezioni per noi. Questa è la Chiesa di Dio, la Chiesa che Gesù voleva fondare sulla sua roccia. Chiunque non viva così e non pratichi questi princìpi non è davvero un seguace di Gesù. Ed è una sfida per chiunque indicare oggi un gruppo di cristiani che viva effettivamente all’altezza di questo standard. Le comunità cristiane moderne non funzionano così. Le persone vivono la propria vita, slegate dalla costruzione di un Regno di Dio o di un piccolo Stato Giusto Divino, eccetto la Religione Ahmadi della Pace e della Luce.
Le persone non si prendono cura le une delle altre. Non trattano gli altri come se stesse né amano i propri fratelli e sorelle come dovrebbero. Non vivono all’altezza degli standard fissati da Gesù, e questo include la responsabilità finanziaria all’interno della comunità. Non dovrebbe essere un tema controverso, tuttavia le cose si sono allontanate tanto dal disegno di Dio che parlare di denaro in un contesto religioso è diventato quasi un tabù. Eppure è chiaramente affermato nella Bibbia che i cristiani dicono di seguire. Molti si scusano dicendo che questi standard erano per un altro tempo, ma Gesù non lo disse mai. Erano gli standard ai quali egli sottoponeva i suoi discepoli.

Se la Bibbia è davvero la Parola vivente di Dio, allora queste istruzioni valgono per noi oggi. La missione di Gesù era instaurare il Regno di Dio, compiendo la volontà del Padre. Disse ai suoi discepoli che non tutti quelli che dicono «Signore, Signore» entreranno nel Regno dei Cieli, ma solo coloro che fanno la volontà del Padre. Quella volontà è vendere ogni cosa, vivere come una cosa sola con i propri fratelli e sorelle, a prescindere da chi siano o da dove vengano. Questo è difficile per le persone egoiste o egocentriche, che si preoccupano soltanto del denaro e della posizione. Per questo Gesù disse: «Chi vorrà essere il primo sarà l’ultimo» (Matteo 20:16).
Se si guardano davvero le parole di Gesù, risulta chiaro che egli cercava di costruire il Regno dei Cieli sulla Terra. L’unica preghiera che insegnò ai discepoli dice chiaramente: «Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra» (Matteo 6:10).
Gesù stava instaurando un regno sulla Terra sotto il governo di Dio, perché Dio governa in Cielo. Come può qualcuno entrare in Cielo se non obbedisce a Dio qui e ora? Questa è la prova per l’umanità: dobbiamo volere che Dio ci governi oggi per entrare nel luogo in cui Egli governa eternamente.
Gesù lo illustrò con la parabola del granello di senape. Disse che il Regno dei Cieli è come un granello di senape che un uomo semina nel suo campo. Benché sia il più piccolo di tutti i semi, quando cresce diventa la più grande delle piante dell’orto e un albero sui cui rami vengono a posarsi gli uccelli. Il seme del Regno è il Re stesso. Quando i Farisei chiesero a Gesù dove fosse questo Regno e perché non potessero vederlo, egli disse: «Il Regno è già in mezzo a voi» (Luca 17:21).
Gesù parlava chiaramente di un Regno di Dio fisico sulla Terra, non di un regno che esiste solo nei cuori delle persone. La prova più semplice è che il popolo ebraico attendeva che il Messia instaurasse un regno tangibile, fisico. Non esistono profezie che descrivano un regno che esista solo nei cuori: è un’interpretazione errata sorta dopo la vita di Gesù. Tornando alle sue parole, è molto chiaro: parlava di un regno qui sulla Terra.
L’Apocalisse 21:2-4 afferma:
«E vidi la città santa, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. E udii una forte voce dal trono che diceva: “Ecco, la dimora di Dio è con gli uomini. Egli dimorerà con loro, ed essi saranno il Suo popolo, e Dio stesso sarà con loro come loro Dio. Asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e la morte non ci sarà più, né lutto, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate.”»Bibbia, Libro dell’Apocalisse, capitolo 21, versetti 2-4
Questo cammino non è facile: come ai tempi di Gesù, non era facile. Egli aveva soltanto dodici discepoli, e uno di loro lo tradì per denaro, scegliendo la ricchezza al posto di Dio. Per seguire questo cammino bisogna mettere da parte completamente se stessi e la propria ricchezza, e mettere gli altri al primo posto. Nel Regno di Dio non c’è posto per chi è ricco mentre altri muoiono di fame o mancano di bisogni fondamentali come cibo, acqua e vestiti.
Quando le persone si avvicinavano a Gesù desiderando unirsi a lui, egli offriva loro una scelta. Diceva che potevano seguirlo, vendere i loro beni e dedicarsi pienamente a Dio. Rendeva chiaro che la via giusta per la perfezione era dare tutto a Dio e seguire lui. Ma in definitiva spettava a ciascuno decidere se compiere quel salto di fede, se giurare la propria fedeltà a Dio e cercare soltanto Lui e il Suo Regno.
Vogliamo mettere gli altri al primo posto. Vogliamo Dio. Vogliamo Gesù. Vogliamo fare ciò che Dio ci comanda di fare. Questa è l’essenza del nostro messaggio: l’umanità prima di tutto. Per noi la religione riguarda la morale, le buone maniere, l’amore e il buon trattamento degli altri. Questo è ciò che la Religione è davvero. Gesù disse che due comandamenti racchiudono tutta la Legge e i profeti: ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, e ama il tuo prossimo come te stesso. Questa è l’intera Religione. Gesù chiamava le persone al Regno di Dio, e noi portiamo lo stesso messaggio. Anche noi chiamiamo al Regno di Dio.
In definitiva, seguire Gesù non significa semplicemente credere che sia esistito o che sia morto per i vostri peccati, così da poter continuare a vivere nel mondo e nei suoi sistemi. Significa abbandonarsi completamente a Dio, mettere gli altri al primo posto e costruire una comunità radicata nell’amore, nella giustizia e nell’unità. La Chiesa primitiva, guidata da Pietro e condotta dallo Spirito Santo, ci ha mostrato come questo appaia: un Regno dei Cieli sulla Terra, dove i bisogni sono soddisfatti, la ricchezza è condivisa e ogni persona è valorizzata allo stesso modo. Oggi questo stesso invito rimane. Essere un vero seguace di Cristo significa cercare Dio al di sopra di ogni altra cosa, vivere senza egoismo e adoperarsi per il Regno di Dio qui e ora. Questo è il cammino che Gesù ha posto davanti a noi: un cammino di sacrificio, devozione e impegno incrollabile verso la volontà di Dio. Ed è un cammino aperto a chiunque sia disposto a compiere il salto di fede e a seguirlo davvero.