Editoriale: perché Aba Al-Sadiq è il nuovo Papa
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Beyda Kassem racconta come sia rimasta ispirata dal miracolo della morte di papa Francesco, avvenuta poco dopo che i credenti avevano innalzato stendardi neri in Vaticano. E come sia rimasta profondamente commossa dall'annuncio di Aba Al-Sadiq di essere il nuovo papa.
Di Beyda Kassem

In questo editoriale, Beyda Kassem racconta come sia rimasta ispirata dal miracolo della morte di papa Francesco, avvenuta poco dopo che i credenti avevano innalzato stendardi neri in Vaticano. E come sia rimasta profondamente commossa dall'annuncio di Aba Al-Sadiq di essere il Nuovo Papa.
In giorni in cui il cielo tace e la terra annega nella propria ombra, a volte si leva un segno che parla più forte di tutte le parole umane. Fu un segno simile quando, tra le mura del Vaticano, furono innalzate bandiere nere, recanti la verità semplice eppure onnicomprensiva: «La fedeltà è dovuta a Dio.» Fedeltà non a una chiesa. Non a un'istituzione. Non a un uomo. Ma a Dio soltanto.



Un giorno dopo, papa Francesco morì. Per chi osserva con occhi aperti, non fu una coincidenza. Fu l'adempimento di antiche profezie a lungo sepolte: l'ultimo tremito di un ordine il cui tempo era scaduto.
Per secoli, saggi e profeti hanno parlato di un'ora in cui la verità sarebbe stata nuovamente rivelata all'umanità. Ora, mentre gli stendardi neri venivano innalzati e la voce di Dio risuonava di nuovo, ciò che era stato predetto si è compiuto: l'ordine falso è crollato. E una nuova chiamata ha attraversato la terra.
Come il cristianesimo è stato distorto
Gesù era monoteista. Tutta la sua vita, ogni sua parola, era intrisa di devozione all'unico Dio.
«Il più importante è: Ascolta, Israele: il Signore nostro Dio è l'unico Signore.»Bibbia, Vangelo secondo Marco, capitolo 12, versetto 29
Non due. Non tre. Uno! L'Unico, l'Indivisibile, l'Eterno. E nel Suo ultimo comandamento, Gesù rivelò il vero scopo:
«Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.»Bibbia, Vangelo secondo Giovanni, capitolo 17, versetto 3
Questa verità pura e radiosa sarebbe bastata per redimere il mondo.
Eppure la storia dell'umanità è anche la storia del tradimento. Dopo l'ascensione di Gesù, si radunarono gli ambiziosi e i deboli, coloro che amavano il potere più della verità. E sotto la pressione di un impero morente, il vangelo fu riscritto.
L'imperatore Costantino, che abbracciò il cristianesimo non per amore ma per calcolo, vide un'opportunità: una religione unificata per tenere insieme un impero in rovina. Convocò il Concilio di Nicea per decidere la natura di Cristo (cronaca storica, 325 d.C.).
Qui, sotto la ferrea volontà di un imperatore, nacque la dottrina della Trinità, non per ispirazione dello Spirito Santo, ma per necessità politica. Gesù, il servo di Dio, fu proclamato Dio stesso, non perché Egli lo avesse affermato, ma perché gli uomini ne avevano bisogno per legittimare il loro dominio.
I semplici monoteisti, gli Ebioniti, i Nazareni, furono perseguitati. I loro scritti bruciati, i loro nomi maledetti. Il vangelo dell'unità fu sostituito da un credo di confusione: Dio fu proclamato tre e tuttavia uno. Padre, Figlio e Spirito Santo: tre «persone» in un solo essere. Eppure Gesù non disse mai: «Adoratemi.» Disse: «Il Padre è più grande di me» (Giovanni 14,28). Indicava l'Unico, l'Incomprensibile, Colui che solo è Dio.
«Avete lasciato da parte il comandamento di Dio per attenervi alla tradizione degli uomini.»Bibbia, Vangelo secondo Marco, capitolo 7, versetto 8
Così la chiesa che crebbe nel nome di Gesù non fu edificata sulla pietra viva, Simon Pietro, che Gesù aveva scelto, ma sui pilastri del potere politico romano. Le chiavi del cielo che Gesù diede a Pietro furono rubate con l'intrigo. Il testamento che Egli inviò nel mondo fu distorto. Non era più la luce divina a governare la Chiesa, ma il tremolio freddo e calcolatore dell'ambizione umana.
«A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.»Bibbia, Vangelo secondo Matteo, capitolo 16, versetto 19
Da questa usurpazione nacque un impero gigantesco: il Vaticano. Una città d'oro e di marmo, un centro di potere mondano rivestito delle sembianze del sacro. Eppure ciò che brillava era vuoto dentro.
Aba Al-Sadiq come adempimento della profezia
Eppure, anche in mezzo all'oscurità, Dio preservò la verità. La preservò non nelle cattedrali ma nelle anime di coloro che non dimenticarono mai l'Unica Luce. Preservò la vera successione, la linea spirituale da Gesù a Pietro, da Pietro ai veri eredi. Quella linea vive. Vive oggi in Abdullah Hashem – Aba Al-Sadiq, il legittimo Papa, il vero successore della linea di Gesù e di Pietro. Egli è colui che il mondo attendeva, benché non lo sapesse.
Aba Al-Sadiq non è venuto per fondare una nuova chiesa. È venuto per radunare la vera congregazione di Dio – coloro che giurano fedeltà a Dio soltanto, non agli uomini, non alle istituzioni.
Quando gli stendardi neri si dispiegarono su Roma, quando la bandiera con la scritta «La fedeltà è dovuta a Dio» si levò nell'aria, fu il momento in cui l'autorità celeste fu restaurata – non entro le mura del Vaticano, ma sotto il cielo aperto, dove nessun muro può catturare la luce di Dio.
Aba Al-Sadiq è questo messaggero. Egli è il nuovo Pietro, non scelto da mani umane, ma per nomina divina. Non più chiese vuote riempiono il mondo. Ora il suono della verità riempie i cuori di coloro che sono pronti ad ascoltare. Non più corone d'oro poggiano su teste umane. Ma la corona della conoscenza dell'Unico poggia sulle anime dei prescelti.
Non più concili sanguinosi. Ma la chiamata semplice e potente: fedeltà a Dio soltanto.
«Di': Egli è Allah, l'Unico. Allah, l'Eterno rifugio.»Corano, sura 112 (Al-Ikhlas), versetti 1-2
Oggi siamo alla soglia di un tempo nuovo. L'era della confusione finisce. Comincia l'era delle acque limpide. Aba Al-Sadiq non chiama il mondo a una nuova religione. Lo chiama a casa. Lo richiama all'unico Dio che Gesù proclamò, che Mosè lodò, che Abramo riconobbe, di cui tutti i veri messaggeri resero testimonianza. Eppure questo tempo nuovo non è soltanto una chiamata al pentimento. È una rivoluzione del cielo sulla terra.
Aba Al-Sadiq è venuto non solo per correggere antichi errori, ma per adempiere ciò che tutti i profeti annunciarono. Egli è il testimone, il creatore nel nome di Dio, l'araldo del Settimo e Ultimo Patto.
Aba Al-Sadiq chiama l'umanità a sollevarsi dalla polvere e dalla confusione. Chiama l'umanità sulla via della perfezione – la via in cui l'uomo riconosce se stesso come figlio, specchio, collaboratore del Dio vivente.
Non più temere Dio. Ma conoscerLo.
Non più restare sulla soglia.
Perché Dio creò l'uomo per rendere visibili i Suoi attributi nel mondo:
Essere amore.
Essere luce.
Essere verità.
Aba Al-Sadiq chiama l'umanità non a una setta, ma alla più alta vocazione della sua stessa esistenza.
«Non ho creato i jinn e gli uomini se non perché Mi conoscessero.»Corano, sura 51 (Adh-Dhariyat), versetto 56
Egli è l'esecutore dell'Ultimo Testamento. Il legittimo Papa, non per elezione, ma per decreto divino.
L'avvocato della sovranità di Dio sulla terra.
Non dureranno più i regni terreni.
Non governeranno più ciechi troni sacerdotali.
Il Regno di Dio sarà instaurato – non con la forza, ma con il riconoscimento della verità.
Aba Al-Sadiq oggi è colui che spezza i sigilli, abbatte i veli e ricorda all'umanità il suo vero destino.
A voi che avete orecchie per udire: questa è la vostra ora.
A voi che avete occhi per vedere: questo è il vostro segno.
A voi che avete cuori per sentire: questa è la vostra chiamata.
Uscite dalle rovine del vecchio mondo.
Uscite dalle sale vuote della chiesa caduta.
Entrate nella libertà dei figli di Dio.
La via è aperta.
La verità è svelata.
Il tempo della confusione è finito.
Ora è il tempo dell'incoronazione.
Ora è il tempo di diventare figli del Re.
Ora è il tempo di sollevarsi.
Sotto l'Unico Stendardo.
Sotto l'Unico Dio.
Sotto l'Unica Luce.
Per sempre.


