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Gli egiziani arrestati ricompaiono e vengono incriminati

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Dopo la dichiarazione pubblica di Amnesty International, i credenti egiziani dell'AROPL detenuti sono ricomparsi. Sono stati presentati alla procura della Sicurezza dello Stato Suprema, è stato reso noto il luogo della loro detenzione, insieme ai nomi di tutti i membri arrestati in questo caso.

Di Alexandra Etheredge

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collage dei membri egiziani della fede che sono stati arrestati

C'è una nuova e importante evoluzione nel caso in corso dei membri detenuti e scomparsi della Religione Ahmadi della Pace e della Luce (AROPL) in Egitto. Tra l'8 e il 14 marzo 2025 le autorità egiziane hanno avviato una repressione mirata contro i membri della fede. Le autorità hanno effettuato irruzioni nelle loro case, inseguito e arrestato diverse persone, la maggior parte delle quali è stata fatta sparire con la forza e tenuta in isolamento. Questa escalation è seguita all'esposizione di uno striscione a Giza che proclamava pubblicamente le credenze della religione. In risposta a questa violazione dei diritti umani e della libertà di credo, Amnesty International ha diffuso un comunicato stampa chiedendo il rilascio immediato e incondizionato dei detenuti. Dopo questa dichiarazione pubblica di Amnesty International, i credenti detenuti sono ricomparsi. Sono stati presentati alla procura della Sicurezza dello Stato Suprema, è stato reso noto il luogo della loro detenzione, insieme ai nomi di tutti i membri arrestati in questo caso. Ne è emerso che sono stati arrestati diversi altri membri rispetto al numero registrato inizialmente, il che porta il totale dei detenuti da otto a dodici.

Le persone arrestate di recente sono Ali Al-Hadari, Hamdy Abd El-Azeem El-Sayed Abdallah, Othman Al-Gohary Othman Othman, Ali Ahmad Mahmoud Shahat e Mohammed Eissa Rashad Abdelraheem. Si trovano tutti attualmente nel carcere del 10 Ramadan, dove sono sottoposti a interrogatorio da parte della procura della Sicurezza dello Stato Suprema. Le autorità procedono con accuse ai sensi dell'articolo 87 del Codice penale egiziano, accusando gli arrestati di «appartenenza o adesione a un gruppo illegale».

Video del carcere del 10 Ramadan

Le condizioni all'interno del carcere sono state descritte come terribili. I detenuti hanno riferito di maltrattamenti e di essere privati del cibo.

Hussein Al-Tawani
Hussein Al-Tawani

Particolarmente allarmanti sono le notizie riguardanti Hussein Al-Tawani, sottoposto a torture con lo scopo di costringerlo a rinnegare la propria fede. Egli ha dichiarato di aver ceduto sotto costrizione per far cessare gli abusi, ma di aver poi riaffermato le proprie convinzioni, spiegando di aver abiurato solo per porre fine alla sofferenza. È stato sottoposto a ripetute torture e interrogatori, mentre le autorità cercano di presentarlo come il fondatore del gruppo. Ha inoltre riferito di aver ricevuto minacce di morte dagli agenti della Sicurezza dello Stato.

Le visite dei familiari sono state rigorosamente vietate. A coloro che sono stati identificati come membri della religione, così come alle madri e agli altri parenti dei detenuti, è stato negato l'accesso.

Le autorità danno attivamente la caccia ai membri della Religione Ahmadi della Pace e della Luce in tutto l'Egitto. Questo sforzo coordinato, su scala nazionale, prende di mira persone di ogni angolo del Paese, fino a Luxor. Gli arresti in corso mettono in luce uno schema profondamente inquietante e sistematico di persecuzione religiosa.

Questo caso non solo mette a nudo il fallimento dell'Egitto nel rispettare il proprio impegno costituzionale per la libertà religiosa, ma dimostra anche una chiara violazione del diritto internazionale dei diritti umani. Le autorità egiziane usano il codice penale per mettere a tacere le persone in ragione delle loro convinzioni religiose, trasformando la legge in un'arma per perseguire ingiustamente chi manifesta pacificamente la propria fede, anziché per veri reati. Ciò riflette uno sforzo sistematico di reprimere la libertà di religione, con detenuti arrestati, torturati e fatti sparire con la forza. Tali azioni rivelano un palese disprezzo per i diritti umani fondamentali.