Il problema della guerra in Medio Oriente
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Nonostante decenni di guerra, diplomazia e interventi religiosi, il conflitto israelo-palestinese resta impantanato nella sofferenza e nello stallo, senza alcuna soluzione duratura in vista. Entrambe le parti si aggrappano a rivendicazioni divine contestate sulla terra, eppure la storia e le scritture mettono spesso in discussione le fondamenta stesse di tali convinzioni.
Di Sermad Al-Khafaji

Il conflitto in Medio Oriente è più vecchio della maggior parte delle persone oggi in vita. Dal 1948 ci sono state 19 guerre ufficialmente dichiarate, documentate nei libri di storia, che hanno coinvolto le nazioni arabe e Israele. Nessuna ha portato la pace al popolo dell’una o dell’altra parte. Anzi, nel corso dei decenni abbiamo visto soltanto manovre politiche e manipolazioni, senza alcuna vera soluzione in vista. Nel frattempo i bambini di entrambe le parti soffrono per una violenza di botta e risposta che sembra solo intensificarsi, senza un esito prevedibile e conclusivo. Nel migliore dei casi abbiamo visto pause temporanee della violenza nel corso dei decenni, e queste tendono a trasformarsi in un enorme spettacolo politico, con molta copertura stampa che annuncia orgogliosamente a tutti che i politici sanno quello che fanno e meritano fiducia perché sono al comando. In genere, però, vediamo il mondo proclamare la propria disapprovazione a favore dell’una o dell’altra parte, ma nulla sembra risolvere il problema, e lo status quo continua. La demonizzazione di entrambe le parti non è una novità, ma abbiamo visto che non è altro che una dichiarazione di facciata guidata da agende politiche nascoste.
La classe politica ha fallito, in ogni momento in cui ha tentato di raggiungere una soluzione condivisa, per l’incapacità di portare le due parti, ciascuna mossa dalla fede nel difendere i propri diritti sulla «Terra Santa», a scendere a compromessi o a rispettare i diritti dell’altra. Non abbiamo mai visto nessuno farsi avanti e rivolgersi a entrambe le parti con chiarezza o autorità divina. Qualsiasi autorità religiosa che sia mai intervenuta non ha dato alcun contributo significativo al benessere delle persone sul campo, da una parte e dall’altra del conflitto; ha anzi soltanto aggiunto tensioni. Abbiamo visto molti chierici invitare la gente a sostenere il popolo palestinese e a schierarsi al suo fianco: in passato sono state emesse fatwa che invocavano la violenza, mentre voci più moderate invitavano la gente a pregare per i palestinesi e a cercare di aiutarli inviando loro donazioni.
Ciò che rende l’intera vicenda del tutto farsesca è che nessuna delle due parti ha un legame divino legittimo con la terra, eppure entrambe affermano di avere un diritto dato da Dio di rivendicarla e che il loro attaccamento religioso alla terra definisce chi sono. Ebbene, se analizzassimo queste rivendicazioni, troveremmo molto che le contraddice nelle scritture e nei libri di storia.
Nel caso degli ebrei, sono loro stessi ad ammettere di essere stati banditi dalla terra d’Israele da Dio come punizione per aver infranto le leggi di Dio. Esistono oggi alcune correnti all’interno dell’ebraismo, come gli ebrei haredi antisionisti, che sostengono che l’attuale Stato di Israele non abbia alcun diritto legittimo di esistere, poiché credono, sulla base dei loro stessi libri sacri, che qualsiasi indipendenza ebraica prima della venuta del Messia sia un peccato.
L’esilio e l’esodo del popolo ebraico dalla terra d’Israele sono ben documentati, e sono anche rappresentati nella cultura popolare come ingiustizie subite dal popolo ebraico nel corso dei tempi.
Anche le atrocità della Seconda guerra mondiale sono ampiamente documentate e rappresentate nella cultura popolare. Fu la fine di questa stessa guerra a portare alla formazione dello Stato di Israele, dopo che la Dichiarazione Balfour del 1917 aveva promesso ufficialmente l’appoggio britannico, apertamente, alla formazione di questo Stato ebraico in Palestina. La fine della Seconda guerra mondiale facilitò le circostanze ideali per realizzare e ottenere la formazione di Israele come lo conosciamo oggi, uno Stato ebraico nell’area nota come Palestina. Lo Stato di Israele è oggi il figlio adottivo degli Stati Uniti, creato dal Regno Unito, e per molto tempo questi due paesi hanno lavorato attivamente per ottenere sostegno politico a favore di Israele alle Nazioni Unite, opponendosi a qualsiasi condanna rivolta contro di esso, e la storia ha registrato questo fatto.
Quanto ai musulmani, essi credono che il profeta Muhammad sia asceso al cielo da questa terra durante la sua ascensione notturna e che, su tale base, questa terra sia per loro molto santa. Questa credenza non è vera secondo i libri di storia islamici. Essi documentano la costruzione di quella che è nota come la moschea di Al-Aqsa durante la dinastia omayyade, che venne molto tempo dopo la morte del profeta Muhammad. Come avrebbe potuto, dunque, il profeta Muhammad guidare i profeti nella preghiera in una moschea che non era nemmeno ancora stata costruita durante la sua ascensione notturna?
La tribù omayyade era apertamente ostile alla famiglia di Muhammad, arrivando a orchestrare molti dei loro assassinii. La morte del profeta Muhammad offrì l’opportunità perché il tradimento, la slealtà, l’incredulità e la brama di potere mettessero radici e si manifestassero, come testimoniano le lotte per la guida viste nelle nazioni arabe e musulmane nel corso dei secoli. La Saqifa dei Banu Sa'ida diede origine alla linea illegittima di capi o califfi nel mondo musulmano. La rilevanza di ciò è che il tradimento e la violazione del giuramento di fedeltà, proclamato a Ghadir Khumm ad Ali ibn Abi Talib, aprirono la porta perché lo smarrimento e la corruzione entrassero e si stabilissero in modo permanente nell’Islam di Muhammad e, naturalmente, permisero la distorsione dei libri di storia.
Detto questo, i califfi illegittimi del Califfato omayyade furono i responsabili della costruzione delle moschee di Gerusalemme e della loro designazione come luoghi santi per i musulmani. Abd Al Malik ibn Marwan, il quinto califfo omayyade, fece costruire originariamente l’attuale moschea di Al-Aqsa nella sua posizione attuale intorno al 705 d.C. Fu distrutta da un terremoto nel 746 d.C. e poi ricostruita dall’illegittimo califfo abbaside Abū Jaʿfar ʿAbd Allāh ibn Muḥammad al-Manṣūr, secondo califfo abbaside, nel 758 d.C. Secondo la tradizione islamica, una piccola sala di preghiera (musalla), che sarebbe in seguito diventata la moschea di Al-Aqsa, fu costruita da Umar ibn Al-Khattab, secondo califfo dei quattro califfi Rashidun, durante il suo regno, 634 - 644 d.C.
Umar, e prima di lui il suo predecessore Abu Bakr, furono partecipanti alla Saqifa dei Banu Sa'ida, e il loro tradimento diede origine al caos che vediamo nella storia islamica. La Saqifa dei Banu Sa'ida mirava a annullare il giuramento di fedeltà prestato ad Ali ibn Abi Talib alla presenza di Muhammad a Ghadir Khumm, stabilendo un nuovo giuramento di fedeltà all’eletto Abu Bakr, disobbedendo alle istruzioni lasciate da Muhammad prima della sua morte riguardo alla legittima guida dopo di lui. Muhammad adempì ai suoi obblighi divini documentando i nomi dei 12 Imam nel suo ultimo testamento. Quei 12 Imam da lui nominati nel suo testamento furono eliminati uno dopo l’altro, finché il 12° Imam, Muhammad ibn Al-Hassan Al-Askari, entrò in occultamento. Da allora i musulmani sono rimasti senza un Imam o un califfo designato da Dio.
Non c’è stato alcun califfo dalla caduta dell’impero ottomano nel 1924. Il mondo musulmano è stato governato da vari capi di diversa provenienza, ciascuno con la propria inclinazione politica e la propria giurisdizione. I paesi musulmani stessi sono stati creati all’indomani dell’Accordo Sykes-Picot del 1916. La Dichiarazione Balfour arrivò nel 1917, impegnando la Gran Bretagna alla creazione di uno Stato ebraico nella terra di Palestina. Questo obiettivo non poteva essere ratificato senza una qualche forma di consenso da parte delle altre potenze dominanti, e così ci vollero in tutto 31 anni per la sua realizzazione nel 1948.
Lo Stato ebraico di Israele è oggi considerato da molti un regime di apartheid, con varie violazioni dei diritti umani perpetrate dallo Stato israeliano contro i palestinesi. Nel frattempo, i palestinesi sono considerati da molti incivili e governati politicamente da organizzazioni terroristiche e milizie che usano la violenza come merce di scambio. Entrambe le parti ingannano la gente con agende politiche mascherate da obblighi religiosi. Entrambe le parti manipolano la paura e l’odio verso l’altra parte per spingere la gente a sostenere il conflitto e ulteriori aggressioni. Entrambe le parti soffrono profondamente ogni volta che un bambino innocente muore nella violenza che ne deriva.
Dire dunque che le rivendicazioni che entrambe le parti hanno su questo lembo di terra, e a cui si aggrappano, si basano sul falso è banalizzare la questione, dato che molti milioni di vite sono state distrutte da questo conflitto nel corso dei decenni. È un inganno tragico e profondo, che entrambe le parti si sono compiaciute di abbracciare e di usare per giustificare il proprio odio per l’altra parte, per un senso di orgoglio e di dovere che ha condotto soltanto all’annientamento e alla distruzione.
Oggi questa vicenda è portata avanti dai traditori politici dell’élite di entrambe le parti, che guidano ciascuna parte in battaglia restando seduti a una distanza ben sicura dalla prima linea. Nessuno dei capi politici della regione manda i propri figli a combattere le proprie guerre; mandano invece i figli delle masse a combattere per loro. Distraggono il proprio popolo con la violenza mentre si riempiono le tasche con ogni genere di affari redditizi qua e là.
Il triste fatto è che, nel corso della storia, la maggior parte delle figure politiche di tutto il mondo non è riuscita a fare alcun progresso nel risolvere questo conflitto ideologico e non mostra nemmeno alcuna posizione degna di fiducia in merito. Ciò è messo in particolare evidenza quando sentiamo voci come quelle di Noam Chomsky e Norman Finkelstein denunciare il comportamento disumano dello Stato di Israele nel trattamento dei palestinesi sotto occupazione da 58 anni.
Ancora peggio è il fatto che le nazioni arabe, che in precedenza erano unite e disposte ad andare in guerra contro Israele per difendere i loro fratelli arabi palestinesi, li hanno ora completamente venduti, preferendo negoziare accordi commerciali e stabilire legami con Israele.
Vediamo oggi fino a che punto i leader arabi si spingono per compiacere i loro padroni nel gioco politico, placando il proprio popolo con luoghi comuni volti a far andare avanti il gioco mentre la gente sul campo soffre. Il benessere e la condizione del popolo palestinese sono irrilevanti finché i leader possono continuare a stare al comando. Ciò che è a dir poco vergognoso è che questi leader arabi incitano alla sfida e alla lotta degli stessi palestinesi, ma non offrono altro che parole di sostegno. Leader come Salman e suo figlio Mohammed, El-Sisi, Abdullah II, Mohammed bin Zayed e i loro simili rendono tutti omaggio a parole alla causa palestinese ma fanno molto poco, se non nulla, per aiutare davvero. Al contrario, emettono divieti e impediscono al proprio popolo di parlare o di raccogliere consensi online o altrove.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è orgoglioso dei suoi Accordi di Abramo, che ha promosso nel 2020 per normalizzare le relazioni tra lo Stato di Israele e le nazioni arabe vicine. Sembra che da allora le tensioni tra i palestinesi e Israele siano solo aumentate, mentre le relazioni sono migliorate tra Israele e le nazioni arabe coinvolte, ossia Bahrein, Marocco ed Emirati Arabi Uniti. Naturalmente c’è il discorso pubblico delle manovre politiche, e l’esempio principale è l’ambasciatore giordano, l’unico ritirato da Gerusalemme durante la guerra più recente, iniziata il 7 ottobre 2023. L’Arabia Saudita non fa altro che rilasciare dichiarazioni politiche prive di significato sul tema della Palestina e dei palestinesi.
L’ipocrisia dei leader arabi è palese e chiara agli occhi di tutti. Mohammed bin Salman ha appena concordato con Donald Trump di «investire» mille miliardi di dollari in accordi commerciali con gli Stati Uniti. Mille miliardi di dollari. Cioè mille miliardi di dollari.
Donald Trump si è vantato con orgoglio dei risultati ottenuti nel suo più recente tour in Medio Oriente. È riuscito a convincere i leader delle varie nazioni arabe a consegnare quattromila miliardi di dollari in accordi commerciali con gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti, ampiamente noti come il custode e il protettore dello Stato di Israele da decenni, possono ottenere migliaia di miliardi dalle tasche delle nazioni arabe mentre sostengono Israele finanziariamente, militarmente e politicamente. Il sostegno dato a Israele dagli Stati Uniti non ha eguali altrove nel mondo, eppure i leader arabi ingannano le proprie popolazioni facendo accettare i loro rapporti con gli Stati Uniti come qualcosa di vantaggioso e di cui andare fieri. La posizione ipocrita delle nazioni arabe che hanno stipulato questi accordi storici con gli Stati Uniti sotto Donald Trump è ora quella di non impegnare alcuna somma consistente per il benessere dei loro fratelli e sorelle in Palestina, perché non è più una loro responsabilità. I palestinesi vivono tra le macerie mentre le ricche nazioni arabe sviluppano le proprie economie per diventare ancora più ricche.
La realtà è che gli Stati Uniti sono la forza leader nell’industria delle armi e traggono profitti enormi dalle guerre combattute con le armi che producono. Così, mentre gli arabi comprano armi dagli Stati Uniti per qualunque guerra per procura siano impegnati con altre potenze regionali come l’Iran, gli Stati Uniti forniscono a Israele armi per uccidere i palestinesi. Naturalmente, l’intera equazione è alimentata dalla comprensione e dalla dottrina del «prima io»: il mio benessere prima del benessere degli altri. Ciò si traduce nei mantra che vediamo imitare il mantra «America First» di Donald Trump. Questo, a sua volta, è spinto attraverso il sistema politico democratico globale, lo stesso sistema che Aba Al-Sadiq Abdullah Hashem ha rivelato essere il sistema dell’Anticristo. Considerando i fatti, possiamo confermare senza ombra di dubbio che gli Stati Uniti sono davvero il dajjal maggiore di cui si parlava in varie profezie. Possiamo anche confermare che è davvero la stessa bestia dell’Anticristo descritta nelle scritture.
Alla luce dei recenti sermoni di Aba Al-Sadiq, siamo ora a un punto cruciale nel tempo. Egli ha dichiarato apertamente al mondo che gli Stati Uniti sono il dajjal Anticristo. Si è anche rivolto ai musulmani e agli ebrei in un sermone diretto, nel quale ha invitato entrambe le parti a porre fine alla violenza e a unire le mani per costruire il terzo tempio di Salomone a Gerusalemme.
L’importanza di questo sermone sarà compresa in futuro, quando verrà vista con il senno di poi. Aba Al-Sadiq Abdullah Hashem ha offerto una soluzione al conflitto in un episodio de La Scuola dei Misteri Divini trasmesso sul suo canale YouTube il 28 luglio 2023.
In questo episodio ha esposto il metodo perfetto per risolvere il conflitto tra le due parti e ha lanciato questa soluzione pacifica come una sfida pubblica a entrambe. È stato ignorato.
Ha ribadito la sua posizione e il suo punto di vista nel sermone dell’8 maggio intitolato Il Mahdi vuole la pace tra Israele e Palestina, invitando entrambe le parti al tavolo per negoziare con lui come mediatore una pace duratura. Ha dichiarato l’intenzione di costruire il terzo tempio di Salomone a Gerusalemme, solo che per la prima volta nella storia non ha escluso gli arabi da questa ambizione. Si è alzato e ha dichiarato questo interesse condiviso per le fedi abramitiche come simbolo di pace tra tutte e tre le fedi e per permettere una pace permanente nella regione. Nessun altro, negli ultimi 1000 anni, ha fatto una dichiarazione così audace, una dichiarazione che le generazioni future potrebbero vedere come il momento in cui il mondo ha riconosciuto l’autorità di Dio sulla Terra. Il momento in cui il lungo conflitto israelo-palestinese è stato risolto pacificamente attraverso l’Amore Divino.
Questa dichiarazione è stata ripresa dalla stampa e ha lanciato Abdullah Hashem Aba Al-Sadiq in una nuova sfera di influenza, costringendo il mondo a prestare attenzione al decreto divino infuso in lui attraverso lo Spirito Santo di Dio. La gente ascolterà il suo appello e si unirà per costruire pacificamente il terzo tempio? Netanyahu libererà i due milioni di palestinesi dalla loro prigione a cielo aperto di rocce e macerie?
Prego che lo facciano. Per il loro stesso bene.