Il Giorno della Fede: la vita, la lotta e l’eredità spirituale di Lady Bibi Zohra Al-Siddiqa
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Da ragazza di villaggio a matriarca spirituale: le prove, la fede e la devozione di Lady Layla hanno forgiato un’eredità oggi venerata.
Di Ailia Muhammad

Il 3 febbraio 2026 ci siamo riuniti come famiglia di credenti sotto la benedetta invocazione: «Nel nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso». Era la celebrazione di un compleanno, ma soprattutto un giorno di gratitudine, di memoria e di onore alla nostra fede. Fu proclamato giornata nazionale del ricordo: «Il Giorno della Fede», in onore di una donna la cui vita incarna nella sua forma più pura la devozione incrollabile: Lady Bibi Zohra, nota anche come «Lady Layla».
Per noi, come famiglia di credenti, la nascita di Lady Layla è molto più dell’arrivo di una bambina nel mondo: la vediamo come l’inizio di un’eredità spirituale. La sua vita è stata una vita divinamente destinata a nutrire, sostenere e rafforzare una comunità che un giorno si sarebbe schierata saldamente dietro il vicegerente di Dio sulla terra oggi: Abdullah Hashem Aba Al-Sadiq. Nelle parole del nostro Imam: «Il suo compleanno è il compleanno della fede stessa».
Chi è Lady Layla?
Ciò che ai nostri occhi distingue Lady Layla è l’applicazione pratica della sua fede.
Lady Layla è un esempio straordinario per tutti i credenti: una vera sostenitrice del Qaim della Famiglia di Mohammed, Abdullah Hashem Aba Al-Sadiq. È la matriarca di una grande tribù di anime devote che l’hanno seguita e si sono unite alla comunità di Aba Al-Sadiq.
Hanno camminato al suo fianco con sostegno e fede, grazie alla sua mano guida e alla sua saggezza. Il suo percorso è straordinario e ricco di insegnamenti che ispirano. Nelle parole eloquenti di Aba Al-Sadiq, Lady Layla «si è aggrappata alla veste di Mohammed e della Famiglia di Mohammed», e non si potrebbe dire di meglio. Unendosi alla benedetta comunità di Aba Al-Sadiq, contro ogni previsione, è davvero salita sull’«Arca della Salvezza», una metafora usata in certe tradizioni sciite per indicare l’incrollabile fedeltà all’Imam designato da Dio.
Quando altri vacillavano sotto la pressione, lei rimase calma. Quando, metaforicamente, rimbombarono i tuoni e caddero i fulmini, quando circolavano i dubbi e si diffondeva la paura, non esitò.
Radici di fede: la giovinezza e le prove di Lady Layla
La storia di Lady Layla comincia lontano dalle sale in cui un giorno sarebbe stata onorata. Cominciò nel 1954, nel tranquillo villaggio di Muftian Syeda, adagiato nelle fertili pianure del Punjab, in Pakistan, la terra dei cinque fiumi. Nacque come la maggiore di cinque fratelli, quattro sorelle e un fratello, in una devota famiglia sciita di sayyid.
Fin da piccola, Lady Layla comprese che la sua identità comportava sia un onore sia una responsabilità.
I genitori di Lady Layla divorziarono quando lei era ancora giovane, dividendo la famiglia. A soli undici anni si ritrovò a fare da madre, di fatto se non di nome, prendendosi cura della sorellina neonata e proteggendo i fratelli dal dolore dell’assenza. Quando la madre si risposò, e il padre in seguito morì da solo, le lezioni della resistenza cominciarono a imprimersi profondamente nel suo carattere.
Sposò l’uomo che avrebbe poi descritto come il suo universo: il suo sostegno, il suo compagno e la sua più grande benedizione terrena.
Poco dopo il matrimonio si trasferì nel Regno Unito.
Era giunto il momento in cui avrebbe visto una grande transizione. Le culture erano diverse, le norme sociali sembravano poco familiari, persino il cibo era strano. Ma non varcò quella soglia da sola. La presenza del marito trasformò strade straniere in un terreno comune e stagioni sconosciute in una casa costruita insieme.
Nel corso degli anni furono benedetti con sette figli: tre maschi e quattro femmine. Allevò i suoi figli nell’amore per gli Ahlul Bayt, insegnando loro la reverenza per i Dodici Imam, la lealtà alla Famiglia di Mohammed e la pazienza nelle avversità.
Nel settembre 1991, mentre visitava dei parenti in Pakistan con due delle sue figlie, la tragedia colpì senza preavviso. Il marito morì improvvisamente di infarto. Lei aveva trentaquattro anni. Appena venti giorni dopo la morte del marito, morì anche suo padre. Due pilastri della sua vita se ne andarono nel giro di poche settimane. Nonostante queste prove, e nella sua salda fede, divenne, per usare le parole del figlio Waqar, una montagna: esteriormente ferma anche quando dentro tremava.
Tornata nel Regno Unito da vedova, si dedicò interamente a crescere i figli, facendo in modo che crescessero non solo istruiti, ma anche radicati spiritualmente. Parlava spesso delle difficoltà affrontate dalla famiglia del Profeta, ricordando ai figli che la pazienza ha più significato quando è più difficile.
All’epoca credeva che questa stagione di vedovanza e di perdita fosse la prova più grande che avrebbe mai affrontato. Non poteva ancora sapere che l’attendevano prove spirituali ancora maggiori.
Ma in quegli anni furono poste le fondamenta. La fede non era più soltanto un’eredità: era sopravvivenza. E attraverso quel crogiolo di perdita, la silenziosa resilienza di Lady Layla cominciò a plasmare l’eredità che sarebbe stata poi onorata come esempio vivente di devozione incrollabile.
Prove su prove: una madre messa di nuovo alla prova
Come se la vedovanza e la perdita non avessero già lasciato il loro segno sulla vita di Lady Layla, arrivò un’altra tempesta, improvvisa e senza preavviso.
Una sera come tante, dopo cena, il suo primogenito, Waqar, fu colto da qualcosa che nessuno sapeva spiegare. Nel giro di pochi istanti tutto il suo corpo si paralizzò. Non riusciva a muoversi. Il panico invase la casa. Presto fu trasferito in un importante ospedale del Galles settentrionale, dove i medici faticavano a capire come un giovane in salute potesse perdere così bruscamente ogni mobilità.
I mesi seguenti furono segnati dall’incertezza.
Anche nei corridoi dell’ospedale, Lady Layla irradiava calma. I medici non seppero offrire alcuna spiegazione soddisfacente per l’improvvisa condizione di Waqar.
Waqar ricorda vividamente l’ultimo giorno prima che sua madre tornasse a casa per prendersi cura dei suoi figli. Lei si chinò verso di lui e disse: «Figlio mio, ti affido alla cura di Lady Fatima Al-Zahra». Il riferimento a Fatima, l’amata figlia del Profeta, divenne il suo àncora durante quattro lunghi mesi di riabilitazione.
Nove mesi dopo l’inizio della paralisi, Waqar tornò a casa. Furono fatti degli adattamenti per le sue esigenze. La famiglia si strinse attorno a lui, incarnando proprio i valori che Lady Layla aveva passato decenni a instillare: l’amore per il profeta Muhammad (la pace sia con lui e con la sua Famiglia) e la devozione alla sua casata. Non una volta lo vide arrendersi alla disperazione. Così come si era fatto avanti come uomo di casa dopo la morte del padre, ora affrontava questa prova con silenziosa determinazione.
La perdita del figlio Zawar
Nel 2007, il suo secondo figlio, Zawar, allora di soli trentadue anni, ricevette la diagnosi di un tumore del sangue, un linfoma. La diagnosi colpì come un fulmine. La famiglia percorse ogni possibile via di cura. Suo figlio Najjam accompagnò Zawar negli Stati Uniti alla ricerca di cure specialistiche, senza badare a spese. La speranza saliva e scendeva a ogni consulto medico.
Ma la malattia avanzò inesorabilmente. Poco dopo, Zawar morì.
Fu un momento in cui la fede di Lady Layla si vide nella pratica. La sua reazione al tragico evento fu bellissima: «Dio, Tu mi hai dato questo mio figlio fin dall’inizio, e ora è Tuo».
Queste parole pronunciate da questa grande donna e madre sono un esempio per ogni credente in Dio.
La Chiamata del 2015: una svolta
Nel 2015, quello che era cominciato come un giorno qualunque sarebbe diventato uno dei momenti più decisivi della vita di Lady Layla.
Si trovava in Pakistan quando il suo primogenito, Waqar, la chiamò dal Regno Unito. Le parlò dell’arrivo dell’Imam del tempo, l’Imam Mahdi.
E come reagì Lady Layla?
Non ci fu alcuna esitazione. Nessun dibattito interiore. Nessuno scetticismo in lotta per prevalere. Lo accettò all’istante.
In seguito avrebbe descritto quell’esperienza non come una fede cieca, ma come un riconoscimento. Fu come se qualcosa dentro di lei si allineasse completamente con ciò che stava ascoltando. La notizia la riempì di una gioia travolgente che non sapeva spiegare. Era una certezza che aggirava il ragionamento ordinario e si depositava direttamente nel suo cuore.
Senza indugio, decise di tornare nel Regno Unito. Ogni ora che passava sembrava dilatata dall’attesa. Desiderava comprendere che cosa suo figlio avesse scoperto e vedere con i propri occhi ciò che lo aveva convinto tanto.
Al suo arrivo, Waqar le presentò il Santo Testamento del profeta Muhammad. Mentre lo leggeva, la convinzione la prese.
In seguito spiegò che la sua convinzione non era solo fervore emotivo. Per lei, lo schema di nomina divina descritto nel Testamento rispecchiava ciò che aveva imparato durante tutta la vita: che Dio designa direttamente i Suoi rappresentanti. Da Adamo a Gesù, da Gesù a Mohammed, da Mohammed al Mahdi, l’autorità divina, nella sua comprensione, non era mai stata lasciata al voto popolare né alla scelta umana. Era sempre stata designata da Dio stesso.
Questo riconoscimento, credeva, poneva la questione al di là di ogni dubbio.
Per Lady Layla il 2015 non fu semplicemente l’anno di un cambiamento teologico. Fu l’anno in cui la sua fede passò da tradizione ereditata a fedeltà. E ancora una volta, come in ogni capitolo precedente della sua vita, scelse la certezza al posto della comodità.
Hijra: scegliere la comunità al posto della comodità
In un capitolo successivo della sua vita, Lady Layla avrebbe detto di essere stata benedetta con molti doni. Soprattutto, considerava la sua famiglia il più grande di essi: figli e nipoti i cui cuori battono d’amore per gli Ahlul Bayt.
Quando giunse la chiamata a migrare, a compiere la hijra, la decisione divenne un’impresa sacra.
Insieme, la famiglia fece i bagagli, vendette i propri beni e mise in ordine i propri affari. La loro intenzione era di recarsi là dove si trovava il Qaim della Famiglia di Mohammed.
Poi, in quello che sembrava il momento più carico di speranza, intervenne la malattia.
A Lady Layla fu diagnosticata una malattia renale al quinto stadio. Divenne dipendente dalla dialisi. Gli orari dell’ospedale sostituirono i preparativi di viaggio. Il tributo fisico fu immenso. Per molti, una simile diagnosi avrebbe segnato la chiusura delle porte. Ma non per Lady Layla. Per lei divenne una prova di fede. Si rifiutò di lasciare che la malattia diventasse il motivo per cui non avrebbe incontrato l’Imam del suo tempo. Cominciò a prepararsi di nuovo.
Alla fine, Lady Layla si ritrovò in Germania. La hijra, per Lady Layla, non significava sfuggire alle difficoltà. Significava scegliere la fedeltà al posto dell’agio, l’Imam al posto della comodità, la certezza al posto della paura. E anche con i reni che cedevano, andò avanti. Sopportò la morte del figlio. Combatté il diabete. Affrontò il cancro. Sopravvisse a degli infarti. Il suo corpo si indebolì; i suoi organi faticavano. Affrontò l’incredulità e l’opposizione di parenti e conoscenti che non condividevano le sue convinzioni. Eppure nessuna di queste prove riuscì ad allontanarla da ciò che credeva essere la verità.
La sua storia è la prova vivente che la fede non è teorica: viene messa alla prova nelle stanze d’ospedale, nei momenti di dolore, nelle preghiere sussurrate quando la forza sembra venir meno. È il carburante che offre a tutti coloro che le stanno intorno per credere di più, impegnarsi di più e restare più saldi. Una luce nelle tenebre che ci dice di credere in Dio.
Servire nonostante la sofferenza
Nonostante la dialisi, le complicazioni cardiache e il cancro, insistette per servire la dawah. Quando furono istituiti un canale satellitare e uno studio, si offrì volontaria per condurre un programma in urdu intitolato «Kashti e Nijaat», ovvero «L’Arca della Salvezza», una trasmissione dedicata agli insegnamenti di Aba Al-Sadiq, che è tuttora seguita da molti e ha un pubblico di credenti di lingua urdu in tutto il mondo. Adattò il calendario della dialisi per far spazio alle riprese. La sua dedizione non lascia davvero scuse a nessuno quando si tratta di servire questa benedetta Chiamata.
Non dimenticherò mai l’impegno che questa grande donna dimostrò: ci ha resi umili, e ringrazio Dio per l’onore di aver potuto sedere nel suo programma e discutere con lei della benedetta religione dell’Imam Mahdi.
La sua perseveranza incarna l’insegnamento attribuito all’Imam Ahmed Al-Hassan: «Lavorate finché non siete senza fiato».
Il riconoscimento da parte della guida religiosa
La statura di Lady Layla è stata ulteriormente elevata dalle dichiarazioni dell’Imam Ahmed Al-Hassan, il primo dei Dodici Mahdi, che ha detto: «Ella è pura, e tutta la sua famiglia è pura».
Durante la cerimonia del 3 febbraio, Abdullah Hashem Aba Al-Sadiq ha fatto un annuncio che ci ha riempito il cuore di gioia e di orgoglio. Ha dichiarato formalmente Lady Layla una santa, una waliya (amica di Dio). Le ha conferito il titolo di Al-Siddiqa (la Veritiera), collocando simbolicamente il suo nome accanto a quello di donne venerate nella storia sacra islamica:
- Maryam (Maria, madre di Gesù)
- Asiya
- Zaynab bint Ali
- Fatimah
Questa è una vera dichiarazione dell’elevazione spirituale di Lady Layla.
La semplicità e la forza della certezza
La gente si è chiesta: come ha potuto una donna all’apparenza semplice raggiungere un simile rango? La risposta data è altrettanto semplice: attraverso una fede priva di esitazione.
È una persona che non ha richiesto prove teologiche complesse una volta che ha creduto di aver individuato la verità divina. Quando le fu detto che un uomo portava il Testamento del Messaggero di Allah, ciò le bastò. Non permise alla paura, al dubbio, alla malattia o all’isolamento sociale di offuscare ciò che credeva essere chiarezza. Per Lady Layla la verità è più chiara del sole di mezzogiorno, proprio come affermano le narrazioni.
In un mondo in cui molti esitano per scomodità o disagio, o rimandano la fedeltà finché la certezza non appaia socialmente sicura, il suo esempio è stato presentato come l’opposto: prima la convinzione, poi la comodità. Lei è il collante della sua famiglia e della sua tribù: la presenza unificante che tiene insieme gli altri nei momenti di difficoltà. È una nonna, una madre e un sostegno per coloro che amano Aba Al-Sadiq.
Un’eredità di lealtà
Il Giorno della Fede non era inteso come un evento isolato.
Il suo compleanno, il 3 febbraio, è per noi una festa nazionale. È il ricordo non soltanto di una persona, ma di un principio: che la fede messa alla prova è necessaria. Attraverso le azioni di Lady Layla, ella è diventata con successo sinonimo di lealtà, ed è così che dovrebbe essere ogni credente: qualcuno il cui nome diventi un promemoria di come dobbiamo migliorare.
Che la si consideri una santa, una matriarca, un simbolo o una fonte di ispirazione, Lady Bibi Zohra Al-Siddiqa occupa ormai un posto permanente nella narrazione della sua comunità. E mentre l’incontro si chiudeva con preghiere su Mohammed e sulla Famiglia di Mohammed, un messaggio risuonò su tutti: la fede, quando è radicata abbastanza a fondo, sopravvive alla malattia, supera le tempeste e lascia un’eredità che nemmeno la morte può cancellare.
La pace sia su Lady Layla.