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Ahmadismo: la soluzione divina per porre fine alla povertà

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Una visione audace per un mondo giusto: l'Ahmadismo, introdotto da Abdullah Hashem Aba Al-Sadiq, offre una soluzione divina alla povertà attraverso l'equità, la condivisione della ricchezza e la compassione per tutta l'umanità.

Di Soha Alsukour

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Nel corso della storia umana, l'umanità ha conosciuto varie forme di governo: dittatoriale, democratico, monarchie ereditarie e molti altri sistemi. Ciascuno ha promesso pace, equità e stabilità. Eppure nessuno ha davvero realizzato una giustizia completa per tutti.

In ogni sistema vi sono sempre state profonde lacune e innegabili difetti in tutti gli aspetti della vita: politico, economico, sociale e umanitario. Sul piano politico, il potere finisce spesso nelle mani di pochi invece di servire tutti. Sul piano economico, la ricchezza si concentra nelle classi alte mentre molti faticano a soddisfare i bisogni essenziali. Sul piano sociale, discriminazione e disuguaglianza persistono, che si tratti di razza, genere o classe. I valori umanitari sono spesso esaltati nei discorsi ma ignorati nella realtà.

Le democrazie moderne possono consentire il voto e la libertà di parola, ma i cittadini si trovano di frequente di fronte a povertà, corruzione e leggi ingiuste. Le monarchie, antiche e moderne, proteggono spesso i privilegi delle famiglie reali piuttosto che i diritti del popolo. I regimi dittatoriali dichiarano di portare ordine, ma mettono a tacere il dissenso e limitano le libertà. Ancora oggi nessun paese è riuscito a garantire la dignità, l'uguaglianza e un tenore di vita dignitoso che ogni essere umano merita.

Fino ad oggi l'umanità non ha visto un solo esempio vivente di una nazione davvero giusta, una che garantisca dignità, uguaglianza e una vita dignitosa a ogni essere umano.

La crisi economica mondiale e il fallimento dei sistemi creati dall'uomo

Se osserviamo da vicino l'aspetto economico della vita umana, vediamo che l'umanità ha sperimentato anche molti sistemi diversi (capitalismo, socialismo e comunismo), ma tutti hanno fallito nel risolvere il problema della povertà, la piaga mortale che minaccia la sopravvivenza dell'uomo e destabilizza le società.

In teoria, ogni sistema prometteva prosperità ed equità. Si diceva che il capitalismo premiasse il duro lavoro e l'innovazione, ma ha spesso condotto a una disuguaglianza estrema, in cui un piccolo numero di persone controlla la maggior parte della ricchezza mentre milioni di individui lottano per sopravvivere. Il socialismo mirava a creare uguaglianza distribuendo la ricchezza in modo più uniforme, ma in pratica non è riuscito a stimolare la produttività e ha spesso portato a corruzione e scarsità. Il comunismo cercava l'uguaglianza totale, ma ovunque sia stato messo alla prova ha spesso distrutto la libertà personale e prodotto stagnazione economica.

Di conseguenza, caos, ingiustizia e disuguaglianza sono diventati i tratti distintivi del nostro mondo moderno.

La povertà non è una semplice questione sociale; è una delle più grandi sfide che nessun governo ha davvero superato. Durante le campagne elettorali, i politici parlano con passione di lotta alla povertà, ma la realtà e l'esperienza hanno dimostrato ripetutamente che tutte le promesse finiscono nel fallimento, quando prendono il sopravvento le pressioni economiche, la corruzione e l'interesse personale.

Le statistiche mondiali confermano che i tassi di povertà e disoccupazione continuano ad aumentare, anche nei paesi considerati ricchi. Milioni di persone vivono senza accesso ad acqua potabile, ad alloggi sicuri o a cure sanitarie di base. In alcune regioni le famiglie sono sull'orlo della fame, incapaci di permettersi anche un solo pasto al giorno, e i bambini muoiono di fame o di malattie causate da acqua inquinata.

Nonostante secoli di progressi nella scienza e nella tecnologia, l'umanità non ha risolto questo problema fondamentale: garantire che ogni persona possa vivere con dignità e sicurezza.

Capitalismo, socialismo e comunismo: tre esperimenti incompleti

Il sistema capitalista si fonda sulla proprietà privata, in cui individui e imprese possiedono beni, attività e risorse allo scopo di trarne profitto. Se da un lato questo sistema incoraggia la produttività, dall'altro crea enormi disuguaglianze. Col tempo ricchezza e potere si concentrano nelle mani di pochi, mentre migliaia di persone muoiono senza casa e affamate. In tutto il mondo vediamo città con grattacieli di lusso accanto a baraccopoli dove le famiglie non hanno né cibo né riparo. Il capitalismo esalta lo sforzo personale come giustificazione della proprietà, ma ne ignora spesso il lato oscuro: lo sfruttamento dei lavoratori, l'aumento del costo della vita, i monopoli delle imprese e le crisi di mercato che nascono da un'avidità priva di regole.

In molti paesi il socialismo ha contribuito a garantire alle persone l'accesso ai bisogni fondamentali come sanità, istruzione e alloggio. Tuttavia il socialismo può anche rallentare la produttività a causa di tasse elevate e di un eccessivo controllo statale. Quando individui o imprese hanno scarsa ricompensa nel lavorare di più o nell'assumersi rischi, l'innovazione tende a declinare, soffocando la crescita economica.

Quanto al comunismo, esso mira all'uguaglianza assoluta eliminando le divisioni di classe e pone tutta la proprietà e la produzione sotto il controllo della comunità o dello Stato. Sebbene l'idea che tutti condividano tutto in modo uguale sia attraente in teoria, in pratica fallisce. Degenera quasi sempre in un regime autoritario, in cui un solo governante o partito usa la forza per mantenere il controllo e impone le leggi con la coercizione. Inoltre distrugge l'innovazione e la motivazione, poiché gli individui perdono ogni incentivo a lavorare se non ricavano nulla dai propri sforzi.

Alla fine, nessuno di questi sistemi è stato in grado di produrre un mondo davvero equo ed equilibrato. Ciascuno risolve alcuni problemi ma ne crea altri. Il capitalismo afferma di alimentare il progresso, ma approfondisce la disuguaglianza. Il socialismo afferma di proteggere i poveri, ma indebolisce l'innovazione. Il comunismo promette uguaglianza, ma distrugge la libertà. La storia conferma che questi sistemi conducono spesso a paura, corruzione e collasso economico piuttosto che a giustizia o prosperità.

L'umanità è ancora alla ricerca di un sistema che sappia unire equità e libertà, uno che valorizzi la dignità umana al di sopra del profitto o del potere.

Ammettere il fallimento e cercare la soluzione

Dopo aver riflettuto sull'esperienza di tutte queste forme di governo create dall'uomo, risulta evidente che nessuna è riuscita a sradicare la povertà. Il divario tra ricchi e poveri continua ad ampliarsi. I leader mondiali hanno tenuto conferenze internazionali, annunciato obiettivi ambiziosi e firmato risoluzioni globali per «porre fine alla povertà», eppure la povertà rimane una dolorosa realtà in ogni angolo del mondo.

Nei paesi sviluppati le persone possono non morire di fame, ma faticano sotto il peso di debiti ingenti, disoccupazione e aumento del costo della vita. Nei paesi in via di sviluppo intere comunità vivono senza acqua potabile, elettricità o adeguate cure sanitarie. I bambini vanno a letto affamati, i genitori lavorano senza sosta per salari che bastano a stento per il cibo, e gli anziani rimangono spesso senza nulla. Il mondo produce ricchezza e cibo a sufficienza per tutti, eppure milioni di persone soffrono ancora a causa dell'avidità, della disuguaglianza e della cattiva distribuzione.

Ogni sistema creato dall'uomo, per quanto ben concepito, non riesce a realizzare la vera giustizia. Possono differire nella forma o nell'ideologia, ma il loro esito è sorprendentemente simile: un mondo diviso da ricchezza e privilegi, dove i potenti vivono nell'eccesso mentre i deboli vengono dimenticati.

La povertà persiste, i divari sociali si allargano e l'umanità deve infine ammettere il fallimento di questi sistemi creati dall'uomo. Resta urgente la domanda: dov'è la vera soluzione?

Il Sistema Ahmadi: un modello divino di giustizia e prosperità

Attraverso la Religione Ahmadi della Pace e della Luce, Abdullah Hashem Aba al-Sadiq presenta una visione straordinaria per l'umanità: un nuovo modello economico e sociale, il Sistema Ahmadi, che costituisce una soluzione divina e concreta al problema della povertà nel mondo.

Il Sistema Ahmadi mira a portare pace, prosperità ed equilibrio in ogni società. Si fonda su una verità semplice ma profonda: che ogni potere e ogni sovranità appartengono a Dio soltanto, e che la ricchezza non è qualcosa che gli esseri umani possiedono davvero, ma solo un deposito affidato alle loro mani. Le persone sono semplici custodi delle risorse che Dio ha concesso, e sono responsabili di usarle con giustizia e compassione.

All'interno di questo sistema è stabilito che nella ricchezza dei ricchi vi è un diritto per i poveri. Non si tratta di carità, ma di un dovere radicato nella legge divina. Così, ai ricchi vengono imposte delle tasse finché la povertà non scompare. Questo principio assicura una equa distribuzione della ricchezza, per cui ogni individuo riceve solo ciò di cui ha bisogno e il surplus viene restituito alla Casa della Ricchezza (Bayt al-Mal) per sostenere gli altri, così da garantire che i bisogni fondamentali di ogni individuo (cibo, alloggio, assistenza sanitaria e istruzione) siano soddisfatti.

Questa tassazione continua solo finché esiste la povertà. Una volta che ogni persona è sostenuta, la raccolta della ricchezza cessa. In altre parole, lo scopo di questi contributi non è una tassazione senza fine, ma la completa eliminazione della povertà. Quando nessuno è più nel bisogno, nessuno viene tassato.

In questo modo la povertà viene eliminata in modo naturale e pacifico, e la giustizia non è più un sogno scritto nei discorsi o nelle leggi: diventa una realtà vivente, visibile in ogni casa.

Proprietà equa e solidarietà continua

A differenza del comunismo, il Sistema Ahmadi non annulla l'idea di proprietà personale. Tuttavia la proprietà è guidata dai principi della giustizia divina. Ciò che dà davvero a una persona il diritto di possedere qualcosa è il suo impegno, non l'eredità né lo status sociale.

Ad esempio, chi risana e coltiva una terra abbandonata, rendendola fruttuosa e produttiva, ne diventa il legittimo proprietario. La sua proprietà si fonda sul contributo e sul servizio alla società. Finché continua a prendersi cura della terra e a destinare l'eventuale surplus alla Casa della Ricchezza per aiutare gli altri, il suo diritto sulla terra rimane.

Alla morte del proprietario, la terra non resta semplicemente come eredità privata per le generazioni future. Torna invece alla comunità, affinché un'altra persona disposta a prendersene cura possa assumerne la responsabilità. Pertanto la ricchezza rimane in circolazione continua, impedendo l'accumulo di monopoli, di poteri ereditari e di ricchezze ingiuste. Si garantisce così che nessuna persona o famiglia possa controllare le risorse della società mentre altri ne sono privi.

Il sistema Ahmadi costruisce inoltre un forte senso di cooperazione e di servizio reciproco tra le persone. Ogni individuo contribuisce secondo le proprie capacità e riceve secondo i propri bisogni. L'agricoltore nutre il medico, il medico cura l'operaio, l'ingegnere sostiene l'agricoltore, e così via. Ciascuno sostiene l'altro e da esso dipende, formando un ciclo equilibrato di dare e ricevere. Attraverso un tale servizio reciproco, la società funziona in armonia, senza sfruttamento né avidità.

Una volta sradicata la povertà in questo sistema, tutte le persone diventano uguali in diritti e responsabilità, e prevale uno spirito di solidarietà. Tutti godono di sicurezza, dignità e senso di appartenenza. L'intera comunità diventa come un solo corpo, in cui ogni parte sostiene l'altra, e l'armonia sostituisce lo sfruttamento.

In questo modo il Sistema Ahmadi pone le fondamenta di un mondo pacifico e prospero: un mondo costruito non sulle leggi del profitto, ma sulla compassione, sull'equità e sull'ordine divino.

Una società senza povertà né criminalità

Sotto il Sistema Ahmadi nessuno dorme affamato o senza vestiti, perché ogni persona che ha più di quanto le serve contribuisce con una parte della propria ricchezza o delle proprie risorse a sostegno di chi ha meno. In questo modo i bisogni fondamentali di tutti (cibo, alloggio, vestiario, assistenza sanitaria e istruzione) sono garantiti.

La motivazione passerebbe dall'avidità al servizio, mentre le persone gareggerebbero nel contribuire, nel lavorare e nel creare per il bene degli altri. Le persone non competerebbero per possedere di più, ma per dare di più: per costruire, innovare e lavorare duramente per il benessere delle proprie comunità. Un agricoltore coltiverebbe non per profitto ma per nutrire la comunità; un ingegnere progetterebbe soluzioni per rendere la vita più facile a tutti; un medico curerebbe senza preoccuparsi del pagamento. Col tempo lo stesso bisogno del denaro potrebbe scomparire, perché tutto sarebbe condiviso equamente e usato a beneficio di tutti.

Questo sistema eliminerebbe completamente la povertà e la criminalità, che sono profondamente interconnesse. Quando i bisogni di ogni persona sono soddisfatti e ciascuno si sente valorizzato, non c'è alcun motivo di rubare, sfruttare o fare del male agli altri.

L'energia umana sarebbe invece indirizzata a costruire, migliorare e coltivare la terra, poiché, come dice la legge divina: «Chi vivifica una terra, essa diventa sua». L'imprenditorialità prospererebbe, dal momento che chiunque abbia un'idea creativa o un progetto utile potrebbe presentarlo alla Casa della Ricchezza. Se fosse di beneficio alla società, la Casa della Ricchezza fornirebbe i fondi e il sostegno necessari per realizzarlo e, in caso di successo, la persona terrebbe ciò di cui ha bisogno ridistribuendo il surplus a beneficio degli altri.

Così le società fiorirebbero, e con esse la giustizia, la dignità e la compassione umana. Le persone vivrebbero non nella rivalità ma nella cooperazione, non nella paura ma nella sicurezza. Giustizia, dignità e gentilezza non sarebbero più ideali rari: diventerebbero il tessuto della vita quotidiana. Un mondo simile rifletterebbe il vero scopo dell'umanità: vivere insieme in armonia, guidata dalla saggezza divina.

Attraverso questo approccio divino emergerebbe una civiltà di cura reciproca, libera da egoismo, sfruttamento e monopolio, dove prevalgono giustizia, dignità e pace.

Verso una nuova umanità

Il Sistema Ahmadi non è soltanto un'altra idea economica creata dall'uomo. Lo scopo di questo sistema è realizzare giustizia, dignità, prosperità e pace sulla terra, sotto una guida divina che cerca il bene per tutta l'umanità.

È un ordine divino, rivelato per il bene di tutte le persone. È guidato da un leader designato da Dio, Abdullah Hashem Aba Al-Sadiq, un uomo libero dalla politica mondana e dall'ambizione personale. La sua unica missione è servire l'umanità e salvarla dalla sofferenza, dalla guerra, dalla fame, dalla povertà, dall'oppressione e dalla disperazione.

Se l'umanità si unisse oggi e accettasse questa via divina, abbandonando l'ossessione per il possesso, il dominio e l'interesse personale, il mondo sarebbe trasformato. Adottando i principi della cooperazione, dello scambio equo e della condivisione delle risorse, povertà e ingiustizia scomparirebbero dall'esistenza. L'umanità ritroverebbe il suo equilibrio perduto, e la terra tornerebbe a risplendere di pace e di ordine divino.

Siamo chiamati a diventare come un grande alveare: uniti, organizzati e pieni di scopo. In un alveare ogni ape lavora non per sé, ma per il bene dell'insieme. L'umanità deve imparare da questo esempio: l'unità, non individui dispersi e persi nel proprio interesse, è la chiave della sopravvivenza.

Il Sistema Ahmadi offre un cammino chiaro e compassionevole per il futuro: la via dell'umanità verso la giustizia divina e la vera pace. Sotto la guida di Abdullah Hashem Aba Al-Sadiq, venuto solo per servire i figli di Adamo, senza altro scopo che la salvezza e l'elevazione del genere umano, possiamo finalmente realizzare ciò che le generazioni hanno cercato: un mondo giusto, pacifico e veramente umano, in cui ogni anima prosperi e nessuno sia lasciato indietro.