Insegnare il Qa'im ai bambini in Belgio
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Ulises Vergara, laureato in psicologia, insegnante e coach, racconta la sua esperienza nell'insegnare ai giovani i valori dell'AROPL.
Di James Pollard






In questa intervista esclusiva, Ulises Vergara, laureato in psicologia, insegnante e coach, racconta il suo percorso spirituale personale e la sua esperienza nell'insegnare ai giovani i valori della Religione Ahmadi della Pace e della Luce. Attualmente residente in Belgio, Ulises insegna e diffonde valori spirituali da oltre 25 anni, adattando i propri metodi alle esigenze dei bambini e dei giovani adulti. Di seguito una conversazione sulle sue esperienze e sulle sue riflessioni.
D: Qual è il suo percorso religioso e come ha scoperto la Religione Ahmadi della Pace e della Luce?
Ulises Vergara:
Mi chiamo Ulises Vergara e ho 50 anni. Il mio cammino comincia in Cile, dove sono nato durante un'orribile guerra civile. I miei genitori erano comunisti e rivoluzionari e, nel 1981, dovetti fuggire dal mio Paese. Fino ad allora la mia vita era stata priva di religione e la presenza di Dio non mi aveva mai sfiorato la mente. Questo cambiò quando avevo circa 15 o 16 anni, durante la caduta del Muro di Berlino nel 1989. Il crollo del sistema educativo comunista e non religioso in cui ero cresciuto mi spinse a cercare una verità più profonda. Iniziai a esplorare religioni dell'Estremo Oriente come lo shintoismo e il buddismo, oltre alle tre grandi religioni abramitiche. Tuttavia, all'inizio l'Islam non mi interessava molto, perché non comprendevo alcuni aspetti dei suoi testi.
A 18 anni parlai ai cieli dicendo: «Tu non esisti. Se esisti, parlami». Qualche mese dopo, durante una vacanza, una mattina mi svegliai e la mia lingua cominciò a parlare da sola. Disse: «Guarda questo cielo: che cosa ha creato il sole, il mare, le montagne? Questo paese sembra un paradiso». Poi proseguì: «Quando tornerai dalla vacanza, ti convertirai all'Islam». Pur sorpreso, non ebbi paura e provai una pace serena. Seguii quella guida e mi convertii all'Islam. Da quel momento iniziai una ricerca profonda, studiando ed esplorando sempre di più.
Da allora mi sono immerso nei testi religiosi e, l'anno scorso, mi sono imbattuto in alcuni video su TikTok di fratelli francofoni che parlavano del Mahdi. Ho scaricato Lo Scopo del Saggio e, dopo sole poche settimane, ho recitato la mia testimonianza di fede e ho abbracciato pienamente la Chiamata.
D: Che cosa l'ha spinta a cercare di insegnare ai più piccoli i meriti di questa Chiamata?
Ho una laurea in psicologia, con specializzazione in scienze della criminalità e della devianza. Prima ancora di conoscere questa Chiamata, predicavo già: per strada, nelle associazioni e nelle istituzioni belghe. Alla fine mi resi conto che la consapevolezza spirituale può aiutare i bambini nella loro vita quotidiana. I loro genitori sono d'accordo e vedono uno sviluppo positivo.
D: Ritiene che alcune età siano più ricettive ai valori religiosi?
Esiste un linguaggio per ogni età. Il profeta Muhammad istruiva bambini come Ali, che aveva solo 9 anni, così come persone di sessanta e settant'anni. Adattava sempre il proprio linguaggio al suo pubblico. Ognuno è in grado di ricevere un messaggio adatto alla propria capacità di comprensione.
D: Come utilizza la conoscenza del Qa'im e come la adatta all'orecchio dei più giovani?
La adatto grazie alla mia formazione in psicologia, che mi aiuta a comprendere le esigenze dei giovani. Insegnare è un processo naturale e mi ispiro alla pedagogia del Qa'im, utilizzando temi come la Supremazia di Dio e spiegandoli attraverso racconti, come la storia di Mosè. Faccio paralleli semplici che i bambini possono capire. Per esempio, li coinvolgo in attività come colorare o giocare, che li aiutano a identificarsi con i personaggi di queste storie.
D: Usa delle parabole per collegarsi alla loro vita quotidiana?
Sì, è quasi essenziale. Tuttavia le parabole classiche, come le favole di La Fontaine, potrebbero sembrare superate ai bambini di oggi. Mi affido a riferimenti moderni, come i manga. Parlo loro di personaggi come Naruto o One Piece, che trasmettono insegnamenti morali adatti al loro universo.
D: Pensa che faccia differenza se i bambini provengono da un ambiente laico o religioso?
Sì, assolutamente. Tuttavia ogni bambino possiede una natura (fitra), un soffio interiore, una sorta di GPS spirituale che lo guida verso Dio, che se ne renda conto o no.
D: Può parlarci della sua esperienza nell'insegnamento e nel coaching di bambini e adulti?
Insegno da 25 anni nelle scuole in Belgio. All'inizio lavoravo con adulti e adolescenti, ma mi accorsi presto che molti di loro erano già inflessibili nelle proprie abitudini, plasmati da vecchie tradizioni e da un'interpretazione rigida dell'Islam. Il destino mi ha condotto a insegnare a bambini dai 6 ai 14 anni, e traggo molta ispirazione dalla pedagogia del Qa'im. Uso i suoi insegnamenti, sia verbali sia non verbali, e li adatto ai livelli di comprensione dei bambini. Riconosco inoltre il potere delle immagini, poiché la mente dei bambini è spesso piena di immagini non benedette.
Attraverso il mio lavoro con i bambini mi capita spesso di parlare con i loro genitori. Queste conversazioni possono talvolta essere intense e contraddittorie, ma permettono un dialogo significativo. Nonostante alcuni mi considerino in qualche modo «diverso», i genitori affidano i loro figli alle mie lezioni da anni.
Dopo l'insegnamento lavoro anche come coach. Molti dei miei clienti non sono musulmani e, in quelle sedute, passo dall'essere l'insegnante religioso a un coach filosofo. Spesso affrontiamo dibattiti profondi sull'esistenza e sul senso della vita. Questi clienti sono in genere istruiti e benestanti, e attingo a diverse tradizioni filosofiche, tra cui Socrate, Aristotele e il buddismo, per guidarli verso
la ricerca della verità.