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Membri dell’AROPL detenuti in condizioni durissime in Turchia

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I membri dell’AROPL sono trattenuti in condizioni disperate in un campo turco — sovraffollamento, mancanza di igiene e negazione dei diritti fondamentali. Occorre un intervento urgente.

Di Alexandra Etheredge

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Campo di Ağrı, Turchia – 1° aprile 2025 – La persecuzione dei membri della Religione Ahmadi della Pace e della Luce in Turchia continua: tre persone — Sajjad Jafari, Ali Lakzaeian e Mansour Dehghan — sono attualmente detenute, in condizioni strazianti, con l’accusa di «diffusione di una nuova religione» e di «affissione di manifesti promozionali». Dopo il primo fermo a Isparta, i tre sono stati trasferiti tra diversi campi prima di essere collocati nel campo di Ağrı, vicino al confine iraniano. Le condizioni che subiscono rappresentano una grave violazione dei loro diritti umani e illustrano ulteriormente la persecuzione mirata di cui sono vittime a causa della loro fede.

Questi uomini erano tra i 104 membri della Religione Ahmadi della Pace e della Luce detenuti arbitrariamente nel 2023 dopo aver tentato di chiedere asilo in Turchia. Il 24 maggio 2023 il gruppo si era recato al confine turco-bulgaro per chiedere protezione internazionale, fuggendo dalla persecuzione religiosa nei propri paesi d’origine. Tuttavia, invece di consentire loro l’accesso alla procedura di asilo, le autorità turche li hanno arrestati e trasferiti in centri di detenzione. Sono rimasti per cinque mesi in condizioni durissime prima di essere rilasciati a seguito di una significativa pressione internazionale, compreso l’intervento delle Nazioni Unite e di varie organizzazioni per i diritti umani. Nonostante ciò, le autorità turche hanno continuato a prendere di mira i membri della comunità, come dimostrano il recente arresto e la detenzione di Mansour, Sajjad e Ali.

Questi credenti sono ora accusati di diffondere le proprie convinzioni religiose, un diritto fondamentale che dovrebbe essere tutelato sia dal diritto internazionale sia dagli stessi impegni giuridici della Turchia. Le autorità si sono spinte oltre nel perseguitare ingiustamente questi membri, fabbricando un caso contro Ali Lakzaeian che ha portato alla revoca dei suoi documenti di residenza.

Secondo la testimonianza di chi si trova all’interno del campo, i tre uomini sono sottoposti a maltrattamenti incessanti. Sono stati ripetutamente collocati in strutture con detenuti musulmani sunniti ostili, molti dei quali li hanno apertamente molestati, definendoli apostati e mettendo in discussione le loro pratiche religiose. A un certo punto sono stati rinchiusi in una stanza con membri di Daesh e dell’ISIS, il che ha creato uno stato costante di paura e insicurezza, rendendo impossibile per loro dormire o sentirsi al sicuro.

Le autorità del campo non hanno fatto nulla per proteggerli dalle molestie. Al contrario, hanno aggravato le loro sofferenze spostandoli deliberatamente da una struttura all’altra ogni dieci-venti giorni, causando grave sofferenza mentale ed emotiva. I detenuti riferiscono che gli amministratori del campo hanno ignorato del tutto la loro presenza, senza rispondere alle loro preoccupazioni e senza nemmeno riconoscere formalmente il motivo per cui sono trattenuti. Nei cinquanta-sessanta giorni trascorsi dal trasferimento non hanno ricevuto alcuna spiegazione né alcun sostegno.

Credenti dell’AROPL distribuiscono volantini in Turchia
Un uomo affigge un volantino di Aba Al-Sadiq in Turchia
Un uomo mostra dei volantini di Aba Al-Sadiq

Questi abusi sistematici sono la diretta prosecuzione delle molestie subite al momento del primo fermo a Isparta, dove le autorità li hanno accusati di attività illegali, benché fossero impegnati soltanto in un pacifico lavoro missionario, come la distribuzione di materiale e la promozione della propria fede. I membri della Religione Ahmadi della Pace e della Luce hanno il diritto fondamentale di esprimere liberamente le proprie convinzioni religiose, sancito dall’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani. Inoltre, il loro maltrattamento viola diversi altri articoli della Dichiarazione, tra cui l’articolo 5, che vieta la tortura e i trattamenti crudeli, inumani o degradanti, e l’articolo 9, che protegge le persone dalla detenzione arbitraria. Tuttavia, il governo turco continua a prenderli di mira, ignorando il diritto internazionale e i propri obblighi in materia di diritti umani.

La situazione sta ora raggiungendo un punto critico. Poiché il campo di Ağrı si trova a soli trenta minuti dal confine iraniano, i detenuti temono che le autorità turche possano espellerli con la forza verso l’Iran in qualsiasi momento. Una simile azione li metterebbe in pericolo estremo, poiché il regime iraniano ha dichiarato eretici i membri della loro fede e ne ha condannati altri a lunghe pene detentive o peggio.

La Religione Ahmadi della Pace e della Luce chiede con urgenza alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e ai competenti organismi dell’ONU di intervenire. È necessaria un’azione immediata per impedire la loro espulsione forzata, garantire la loro sicurezza e chiamare le autorità turche a rispondere del loro palese disprezzo per la libertà religiosa. Queste persone devono essere rilasciate da una detenzione ingiusta, e la Turchia deve essere sollecitata a rispettare i propri impegni in materia di diritti umani e libertà religiosa.