Slancio globale per la campagna «Free AROPL Members»
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Più di una dozzina di aderenti a questa fede minoritaria sono detenuti da oltre dieci mesi unicamente per aver esercitato il loro diritto fondamentale di praticare le proprie credenze. Lanciata il 19 dicembre 2025, la campagna #FreeAROPLMembers intende amplificare queste voci, esortando le autorità egiziane a rispettare i diritti umani universali
Di Hosuman Dolley

In un mondo in cui la libertà di religione o di credo resta una pietra angolare degli standard internazionali sui diritti umani, la prolungata detenzione arbitraria dei membri della Religione Ahmadi della Pace e della Luce (AROPL) in Egitto ha suscitato preoccupazione a livello globale. Più di una dozzina di aderenti a questa fede minoritaria sono detenuti da oltre dieci mesi unicamente per aver esercitato il loro diritto fondamentale di praticare le proprie credenze.
Lanciata il 19 dicembre 2025, la campagna #FreeAROPLMembers intende amplificare queste voci, esortando le autorità egiziane a rispettare gli obblighi universali in materia di diritti umani, rilasciando i detenuti e ponendo fine alle pratiche discriminatorie contro i gruppi religiosi non approvati dallo Stato.
Le detenzioni risalgono al marzo 2025, quando le forze di sicurezza egiziane hanno compiuto «sparizioni forzate» e arrestato le persone con l'accusa di «adesione a un gruppo costituito in violazione della Costituzione e della legge». Tra i colpiti vi sono Hussein Mohammed Al-Tenawi, Omar Mahmoud Abdel Maguid e Hazem Saied Abdel Moatamed, che, secondo i resoconti delle loro famiglie, hanno subito torture o altri maltrattamenti durante gli interrogatori: tra cui violente percosse, elettrocuzione dei genitali, privazione di cibo e di sonno, celle fredde, mancanza di cure mediche e, per un certo periodo, rifiuto dell'assistenza legale e delle visite. I 14 dell'AROPL sono in prigione da oltre dieci mesi.
Rimangono in condizioni disumane nella prigione del 10 di Ramadan, il che evidenzia problemi più ampi di abusi in custodia e di soppressione del pluralismo religioso nel Paese. I difensori dei diritti umani sottolineano che tali azioni violano gli impegni assunti dall'Egitto ai sensi del Patto internazionale sui diritti civili e politici, che vieta l'arresto arbitrario e garantisce la libertà dalla discriminazione basata sulla religione.
In risposta, il team per i diritti umani dell'AROPL ha avviato una campagna di sensibilizzazione di un mese volta ad accrescere la visibilità internazionale. La campagna sfrutta i social media per taggare il pubblico ministero egiziano e incoraggia appelli diretti alle ambasciate egiziane in tutto il mondo. I partecipanti si impegnano su più piattaforme, tra cui X (in precedenza Twitter), Instagram, TikTok e Facebook, favorendo uno sforzo coordinato per mettere in luce il caso.
Le attività principali comprendono:
- Pubblicazione coordinata sui social media: i sostenitori condividono un video dedicato alla campagna insieme ai messaggi dell'AROPL in fasce orarie specifiche per ciascuna regione. Interagiscono commentando i contenuti gli uni degli altri e usando l'hashtag #FreeAROPLMembers per costruire slancio online.
- Video-testimonianze di solidarietà: le persone registrano e pubblicano brevi video che esprimono sostegno, taggando il pubblico ministero egiziano e collegandosi agli allarmi Urgent Action di Amnesty International per ampliare la richiesta di giustizia.
- Lettere alle ambasciate egiziane: in giorni stabiliti, i partecipanti inviano lettere unitarie alle ambasciate di tutto il mondo, chiedendo l'immediato e incondizionato rilascio dei detenuti.
- Contatto con gli influencer: gli attivisti contattano tramite i social media difensori dei diritti umani e personalità pubbliche dei loro Paesi, invitandoli a mettere le proprie piattaforme al servizio della causa.

A poco più di una settimana dall'avvio dell'iniziativa, i primi indicatori segnalano una crescente adesione al di là della comunità AROPL. In particolare, l'influencer tedesca Nadine Zipiles ha espresso il proprio sostegno, affermando:
«La libertà di religione non è un lusso, è un diritto umano. Quando una religione viene perseguitata perché predica pace, amore e uguaglianza, allora il problema non è questa religione, ma il sistema.»
Inoltre, l'attore egiziano Amr Waked, con oltre sei milioni di follower su X, ha amplificato il messaggio ripubblicando i contenuti della campagna, esponendo potenzialmente la questione a un vasto pubblico dentro e fuori l'Egitto.


La portata internazionale della campagna ne sottolinea il richiamo, con partecipanti provenienti da Paesi diversi come Turchia, Giordania, Francia, Svizzera, Stati Uniti, Regno Unito, Iraq e Nigeria. Questa partecipazione globale riflette un impegno condiviso nel difendere le libertà religiose e nel contrastare l'impunità per le violazioni dei diritti umani.
Gli attivisti coinvolti nell'iniziativa esprimono ottimismo sul fatto che una pressione costante, attraverso visibilità e sensibilizzazione, costringerà le autorità egiziane ad agire. Come ha osservato in un'intervista un rappresentante dell'AROPL per i diritti umani:
«La strategia si fonda sulla creazione di una consapevolezza incessante, affinché la situazione dei detenuti non possa essere ignorata.»
Mentre la campagna prosegue fino a gennaio 2026, essa ricorda il potere dell'azione collettiva nel chiamare gli Stati a rispondere del rispetto delle norme sui diritti umani.
Per chi desidera partecipare, sono disponibili attraverso i canali dell'AROPL risorse che includono modelli per lettere e per post sui social media. La ricerca di giustizia per queste persone non risponde soltanto alla loro sofferenza immediata, ma fa avanzare anche la più ampia lotta contro l'intolleranza religiosa nel mondo.
Visitate le piattaforme ufficiali della campagna per i diritti umani #FreeAROPLMembers su Twitter/X, Facebook, Instagram e TikTok @FreeAROPL